C’è un paradosso particolarmente potente su internet: più cerchi di nascondere qualcosa, più aumentano le possibilità che tu finisca per trasformarlo in una notizia.
Questo è il cosiddetto effetto Streisand.
Il fenomeno prende il nome da un episodio che coinvolse Barbra Streisand nel 2003.
Il fotografo Kenneth Adelman stava realizzando un progetto per documentare, attraverso fotografie aeree, l’erosione della costa californiana. Una delle migliaia di immagini mostrava, accidentalmente, anche la casa di Streisand.
La fotografia non suscitava praticamente alcun interesse.
Almeno fino a quando Streisand non decise di cercare di eliminarla.
Il tentativo di cancellare una fotografia la rese famosa
Streisand fece causa ad Adelman e chiese un risarcimento economico, sostenendo, tra le altre cose, che la fotografia violasse la sua privacy.
Il paradosso fu immediato.
Prima dell’inizio della controversia legale, la fotografia era stata scaricata soltanto poche volte da utenti estranei al progetto.
La causa, però, trasformò un’immagine irrilevante in una questione di interesse pubblico.
I mezzi di comunicazione iniziarono a parlarne. Migliaia di persone vollero trovarla. La fotografia cominciò a circolare su internet.
Il tentativo di farla sparire aveva fatto nascere in tutti la curiosità di vederla.
Il caso finì così per diventare l’esempio perfetto di una dinamica che esisteva già, ma che non aveva ancora un nome.
Il potere della curiosità
L’effetto Streisand non può essere spiegato soltanto attraverso internet.
Ha una radice molto più umana.
Quando qualcuno ci dice che non possiamo vedere qualcosa, la nostra percezione cambia.
L’informazione acquista immediatamente una nuova dimensione.
Prima era una fotografia qualsiasi.
Dopo diventa la fotografia che qualcuno sta cercando di nascondere.
E la differenza è enorme.
Il divieto introduce una domanda:
Che cosa c’è di così importante da volerlo nascondere?
La curiosità fa il resto.
Internet ha trasformato il fenomeno in qualcosa di esponenziale
Prima di internet, fare arrivare un’informazione censurata a migliaia di persone poteva essere complicato.
Oggi, cercare di eliminare un contenuto può produrre l’effetto opposto.
Un post può essere copiato. Uno screenshot può essere condiviso. Un video può essere scaricato e ripubblicato su un’altra piattaforma. Una pagina può essere archiviata.
Il contenuto originale può scomparire e, nonostante questo, la storia della sua scomparsa può continuare a circolare.
Ed è qui che emerge uno degli aspetti più interessanti del fenomeno: spesso le persone smettono di essere interessate al contenuto originale e iniziano a interessarsi al tentativo di censurarlo.
La storia non è più “questo esiste”.
La storia diventa:
“Qualcuno sta cercando di impedirti di vederlo.”
Il paradosso dell’attenzione
L’effetto Streisand funziona anche perché attirare l’attenzione su qualcosa può modificarne radicalmente l’importanza.
Una critica letta da dieci persone può scomparire rapidamente.
Una minaccia di eliminarla può portarla davanti a diecimila lettori.
Un video che circolava appena può diventare virale dopo che qualcuno annuncia di volerlo rimuovere.
Un’informazione apparentemente insignificante può trasformarsi in un evento semplicemente perché qualcuno ha deciso di combatterne la diffusione.
È il paradosso dell’attenzione: per nascondere qualcosa, prima devi indicare a tutti dove trovarla.





