08.40 di sabato 28, lo scenario peggiora.
Il quarto attacco, quello più distruttivo.
Nel nostro articolo gratuito pubblicato su Traders’ Magazine il 22 marzo scorso
https://www.traders-mag.it/min
e anche nell’articolo riservato agli abbonati pubblicato qualche ora prima
https://www.traders-mag.it/sca
avevamo analizzato il ruolo della strategia in opzioni di JP Morgan: 37.000 put collocate sull’SPX allo strike 6475 con scadenza 31 marzo.
Lo strike 6475 dell’SPX corrisponde a circa 6525 del future e-mini dell’S&P500.
Tale area critica è stata testata (con relativo respingimento verso l’alto) per tre volte: il 20, il 23 e il 26 marzo.
Il 27 marzo, alla quarta aggressione, il livello di supporto ha ceduto.
L’inversione di posizione, dove la componente Market Maker è stata sicuramente molto potente, ha dato una forte spinta al ribasso al mercato.
Dopo essersi fermato per un paio d’ore a 6450 (livello intermedio di supporto dove erano collocate una ottima quantità di put zeroday), il future dell’S&P500 ha avuto poche esitazioni successive per arrivare fino a 6400, toccando in volatilità 6389 e chiudendo a 6398.
Il movimento complessivo da massimo a minimo della giornata del 27 marzo è stato di 179 punti.
Supporto rotto.
Un supporto importante è così stato rotto.
Senza poter escludere un recupero delle posizioni a 6525 del future, per chiudere miracolosamente sopra quel livello alle ore 22 del 31 marzo, quel supporto rotto è importante.
I price/earnings di Nvidia e Microsoft più che favorevoli sono delle incredibili occasioni di acquisto.
Eppure, entrambi i titoli hanno perso più del 2% della giornata del 27 marzo: la crisi di fiducia ha prevalso.
Google, Meta, Amazon, Tesla, Apple, Broadcom, Oracle, Palantir … e tutto il comparto tecnologico hanno visto cali da vendite ineluttabili, meglio che dire disperate.
Intuit, ma è solo una confidenza…
Da sempre, faccio il tifo per Intuit: è una casa di software, a parte essere stato loro cliente per anni, e avere constatato un servizio fantastico e una qualità di prodotto eccezionale, dell’azienda ho sempre apprezzato il management e la gestione.
Così, sono sempre stato un sostenitore del titolo, almeno dal 2010 … quelle cose a cui, (erroneamente) ci si affeziona più per ragioni sentimentali che razionali.
Venerdì Intuit ha perso il 3.72%.
Non è così importante per il mio portafoglio long term: è che siamo nell’area dei minimi del 2022.
E’ semplicemente triste.
La rotazione: c’era chi la osannava.
E per consolarmi, vado a vedere i titoli dello stesso comparto, e osservo ADP -1.59%, Adobe -2.51%, Uber -1.94%.
E’ una strage della tecnologia: e l’S&P500 in queste condizioni può solo affondare.
Chissà se i sostenitori della “rotazione” si convinceranno che era solo un sintomo che i massimi erano fatti … e che senza i tecnologici, nel 2026, non andiamo da nessuna parte.
Poi, che una volta la “rotazione” avesse una diversa conseguenza non ci sono dubbi: è solo un problema di aggiornare il cervello alla nuova realtà.
La situazione geo-politica.
Alle 08.40 del 28 marzo abbiamo letto la notizia che gli Houthi Yemeniti entravano in guerra al fianco dell’Iran.
Rivendicavano, con l’occasione, qualche missile sparato contro il sud di Israele.
Gli Houthi sono collocati all’ingresso dello stretto di Bab Al Mandeb: il nome, sono sicuro, non ti direbbe nulla, se non ti aggiungessi che è l’ingresso sud di accesso al Mar Rosso (quello che ha il canale di Suez dal lato nord, per intenderci).
Lo stretto è largo 32 chilometri: sufficientemente piccolo per mettere in condizioni gli Houthi di poter disturbare di fatto il passaggio delle petroliere in entrata ed uscita dal lato sud del Mar Rosso.
Per disturbare le petroliere non ci vogliono missili da milioni di dollari l’uno: bastano i giocattolini, i droni, lanciati in grandi quantità.
Di fatto, questa è la nuova guerriglia: e contro la guerriglia, spesso, forse sempre, i grandi imperi hanno perso.
C’è un oleodotto che attraversa in linea orizzontale l’Arabia Saudita, dal Golfo Persico al Mar Rosso, e che potrebbe portare qualche milione di barili di petrolio ogni giorno (non molti quindi) proprio sul Mar Rosso.
Ma se la via d’uscita a sud viene bloccata, rimane solo quella a nord dal Canale di Suez, che ha una serie di limiti nel transito delle petroliere: solo alcune petroliere sono adeguate e il transito di petrolio dal Canale di Suez è per questa ragione molto calato nel corso degli anni.
In queste condizioni, petrolio e gas ne uscirà molto poco dai paesi arabi.
I tanti forse.
Nello sfondo, c’è Trump.
Dice che la guerra è vinta. Che nessuno può eguagliare la potenza militare degli Stati Uniti.
Vengono in mente altre situazioni del passato, purtroppo, sarà un nostro vizio, anche il Vietnam, ma solo perché la mente corre indietro, forse quella di Trump corre solo avanti, forse ha ragione lui, forse è vero, forse, gli USA vincono e l’Iran perde.
Forse, come dice Rubio, ancora 2-4 settimane e l’Iran capitola.
Forse, è così.
Perché se non è così, sembra che il vicolo potrebbe essere cieco e la via di uscita molto difficile.
A forza di forse, il mercato scende.
Alle volte, “forse” è quello che fa scendere di più i mercati.
L’invasione via terra.
Abbiamo chiuso la settimana, venerdì, con molti investitori che si chiedevano se, nel weekend, avremmo assistito all’invasione via terra.
Confesso, assegnavo non più dell’1% di probabilità a tale evento, in questo weekend. Ma tutto è possibile ovviamente.
Abbiamo parlato dell’Isola di Khark, che potrebbe essere un obiettivo strategico molto importante: ma il suo posizionamento è veramente proibitivo.
Il fatto che le truppe americane includano un migliaio di paracadutisti potrebbe indicare che viene tenuta di riserva questa possibilità.
Al momento, mentre scrivo, nulla fa pensare ad una operazione di invasione terrestre in fase di avviamento.
Accordi.
Come scrivevo in un articolo di inizio marzo, nella Teoria dei Giochi questo è un caso dove entrambi i contendenti hanno da guadagnare da un accordo.
Perché si realizzi, ognuno dei due contendenti deve mettersi nei panni dell’altro e trovare il massimo concedibile.
Anche qui, non mi sembra ci siano le condizioni, nel breve termine.
Se Mar Rosso e Golfo Persico diventano difficili da navigare o la navigazione è subordinata all’accettazione da parte dell’Iran, le cose non si mettono bene per il prezzo del petrolio e per le conseguenze sull’economia: più questo si prolunga e più l’economia mondiale ne uscirà male.
Il mercato si chiede: c’è un piano o no?
Perché il piano di Trump non si vede, e la sensazione è che il piano, se c’è, e ci sarà pure, io penso, non sta funzionando come si prevedeva.
Articolo di domenica notte.
Come al solito, nella tarda serata di domenica pubblicheremo l’articolo di Analisi di Mercato riservato agli abbonati: non perderlo, vedremo quali saranno i prossimi punti di inversione e i possibili minimi prossimi dell’S&P500.
WEBINAR
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E’ quando il mercato ha paura e il sangue scorre nelle strade che è il momento migliore per costruire.
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P.S.: Siamo appena ritornati da YouFinance, l’evento tenutosi a Rimini il 27 marzo.
E’ stato molto bello incontrare di nuovo in presenza il nostro Pubblico.
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