Tutto e il contrario di tutto, il rally continua

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Cambiali in scadenza.

Nella conferenza del 13 dicembre scorso, Powell dichiarò che l’attenzione della FED si era spostata da quanto aumentare ulteriormente i tassi di interesse alla discussione su quando e in che misura ridurli.

Il rally, già in corso sulle borse dopo il minimo del 27 ottobre, l’accelerazione tipicamente stagionale di fine anno e in particolare del mese di novembre, trovarono così un motivo in più per ulteriormente rafforzarsi.

Complici anche previsioni quanto meno azzardate e fantasiose di sei tagli dei tassi nel 2024, di cui il primo a marzo.

Siamo nell’era dell’intelligenza artificiale e le magnifiche che sostengono gli indici americani performano alla grande, prima per tutti Nvidia, la cui crescita stellare ha dato ulteriore motivo di impulso al mercato azionario

Nella conferenza di Powell del 31 gennaio, la FED è apparsa più cauta. O forse lo era già stata a dicembre, ma clima natalizio e forzatura interpretativa di comodo che fosse, fatto sta che la possibilità di una riduzione dei tassi a marzo è stata esplicitamente esclusa.

I dati sull’inflazione pubblicati il 13 febbraio hanno sostanzialmente confermato che il lavoro della FED aveva prodotto risultati ma che il cammino era ancora lungo. Come peraltro la FED sembrava avere previsto nella citata riunione di fine gennaio.

Di fronte alla previsione, molto azzardata, di un calo dell’inflazione mensile calcolata anno su anno dello 0.5%, il calo è stato dello 0.3%, dal 3.4% al 3.1%. Un dato non del tutto negativo, ma che manifestava un incremento dello 0.1% dell’inflazione mese su mese, anche per il dato core, che esclude food ed energy.

Il dato pubblicato ieri sul PCE (dato inflattivo per i consumi individuali, molto osservato dalla FED) manifesta lo stesso problema, con la differenza che, questa volta, la previsione era molto più sensata, dopo l’esperienza del 13 febbraio.

Il dato, non positivo in sé, ma in linea con le attese, in un clima di fine mese, e all’interno di un mercato più che mai euforico, ha generato un ulteriore slancio alle borse, con il future di marzo dell’S&P500 che nell’ultima mezzora di contrattazione si è spinto fino a 5114 per poi essere brutalmente respinto e farlo chiudere a tutti i costi di poco sotto la linea dei 5100, dove l’oceano di opzioni zeroday facevano da barriera.

Significativo che, dopo l’orario del settlement, il future è tornato di nuovo sopra 5100.

Sembra ormai che con qualunque dato e qualunque condizione ci sia una buona ragione per festeggiare, all’interno di un clima dove domina solo la paura di essere tagliati fuori dal rialzo, il cosiddetto FOMO (fear of missing out), la paura di rimanere fuori della festa.

Difficilmente la nostra memoria riesce a ricordare un taglio dei tassi con massimi di borsa come questi. Nella conferenza del 20 marzo, la FED potrebbe addirittura lanciare un messaggio ancora più duro.

Quanto questo possa influenzare il mercato è difficile dirlo, visto che il motore dell’euforia non sembra trovare alcuna ragione per spegnersi: ma è altrettanto chiaro che il mercato è fuori da tutti i parametri statistici, stagionali e fondamentali.

Nel 2000, erano alcune azioni a dominare il Nasdaq, Microsoft, Cisco, perfino la buffa Yahoo, Intel … c’erano le Magnifiche anche a quel tempo, e poi si sa come finì.

Però durò abbastanza a lungo, anche in quel caso, e quindi dire quando finisce è sempre molto difficile, nei tempi in cui la pancia conta più del cervello, e a spingere i click dei mouse può essere l’una o l’altro con effetto uguale sul mercato.

Che il rally continui fino ad aprile è nel nostro scenario, e che possa forse continuare anche oltre di un mese o due.

Che lo faccia senza mai fare un ritracciamento serio, pur possibile, ha una probabilità sempre più piccola ogni giorno che passa. Ma la probabilità è solo probabilità.

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P.S.: Tutte le iper-tensioni del mercato, poi, vengono ripagate, qualunque ne sia la direzione. Sono cambiali a scadenza.

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Maurizio Monti

  Editore Istituto Svizzero della Borsa