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Neanche gli algoritmi …

Malgrado il calo di settembre, l’S&P500 e il Nasdaq mostrano un solido rendimento a due cifre nel 2021.

Ciò malgrado, la discesa in corso sulle borse americane, e a seguire europee, ha influenzato non poco gli investitori.

Uno dei più noti indicatori americani di sentiment, il sondaggio settimanale dell’American Association of Individual Investors, mostra un risultato sorprendente. La percentuale di investitori che pensano per i prossimi sei mesi un mercato rialzista è sceso di 16,4 punti, piombando al 22,4%, e registrando così uno dei cali più veloci della storia.

Un valore consimile fu registrato il 29 luglio 2020, il periodo successivo al crollo del coronavirus.

Il sentiment ribassista è aumentato nel contempo di 12,1 punti, arrivando al 39,3%.

Il Fear & Greed index di CNN, che spesso citiamo in queste colonne, concorda con tali risultati, collocando l’indicatore nell’area fra “paura” e “paura estrema”.

Al momento, c’è da dirlo, guardando i grafici, stiamo assistendo ad un pullback. Che è in linea con un “effetto settembre”, pienamente corrispondente a tutte le statistiche. Settembre potrebbe essere il primo mese negativo dell’anno.

Dal 1950 a oggi il Dow Jones Industrial Average ha registrato un calo medio dello 0.8%.

Le indagini sul perché in settembre il mercato tenda a sottoperformare non hanno mai dato risultati convincenti né tanto meno definitivi. Ma qualunque sia la ragione, se una ragione esiste, è straordinariamente costante.  

Il fenomeno non è solo americano, ma mondiale. A settembre, i mercati calano.

Il ben noto “vendi a maggio e scappa”, evidenzia in realtà una tendenza positiva del mercato che si verifica fra ottobre ed aprile, i mesi statisticamente più forti per il mercato azionario. E l’effetto settembre sembra voler favorire un ingresso a mercato più favorevole a ridosso del mese successivo.

La tendenza positiva del mercato fra ottobre e aprile e il conseguente “vendi a maggio” sembra trovare solidi riscontri storici.

Studi effettuati su tutti i mercati lo confermano e l’effetto risulta evidente sul mercato del Regno Unito fin dal 1694. Più di 300 anni di storia che confermano questa tendenza.  

La sovraperformance media del “vendi a maggio” sui mercati globali è stata del 9.7%, secondo uno studio effettuato inizialmente sui valori rilevati fra gli anni 1998-2012 e poi successivamente ampliato fino ai giorni nostri.

Ora, torniamo a settembre 2021.

Che ci sia un ritracciamento in corso è evidente. Il rovesciamento di umore degli investitori, con la rapidità descritta sopra, è un po’ meno normale.

Un analista di chiara fama internazionale, a cui tributo il più grande elogio per la sua provata indipendenza di pensiero, ha detto con chiarezza: saremo in mercato laterale o bearish per un bel pezzo. Un anno o due. E sostiene: non è un pullback, ma una inversione.

Sto parlando di Glenn Neely, non proprio l’ultimo degli analisti e, anzi, uno che in passato ci ha preso proprio e più di una volta.

La somma degli umori degli investitori, con il parere di Neely, con gli umori che io sento dalla platea dei nostri abbonati mi fa dire: stiamo un po’ a vedere che cosa accade nelle prossime due settimane.

Ne abbiamo discusso in un webinar dove abbiamo parlato di valute, ma anche di S&P500, di strategie e lateralità estiva del forex, da cui è prevista l’uscita nei prossimi giorni, per un ritorno ad una profittabilità più lineare.

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P.S.: è un temporale o una tempesta? E chi lo sa… Se posso dirti un piccolo segreto, quando a febbraio del 2021 pubblicammo sul sito italiano di Traders’ e diffondemmo in email il massimo che prevedevamo per l’S&P500 nei primi sei mesi del 2021, scrivemmo 4413.

Siamo andati più su, superando quota 4500, ma la discesa attuale ha sfondato agevolmente e rapidamente al ribasso 4413.

Poi non abbiamo pubblicato alcun aggiornamento di previsione, semplicemente perché il modello algoritmico non ci dava valori affidabili. Accade questo con gli algoritmi: prevedono “aree” di prezzo con diversa probabilità e si cerca di individuare l’area con maggiori probabilità, anche sovrapposte e un prezzo all’interno di quell’area diventa il target.

Al momento attuale, le aree di probabilità sono troppo distribuite: e così una previsione affidabile, al momento, non è sufficientemente suffragata dal modello statistico. È una stranezza? Sì, non ci è mai capitato.

Con tutto quello che ho detto sopra, se sommo anche questo, un po’ mi preoccupo. Ma forse, non ce ne è ragione. Vedremo quello che accade nei prossimi giorni.

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Maurizio Monti

 

Editore Istituto Svizzero della Borsa

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