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ROMA FF15 Festa del cinema 2020 (2° parte)

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LE MIE RECENSIONI sugli 11 film che ho visto a Roma, FF15

Continuano le mie recensioni. In ordine di proiezione, quello che ho seguito alla Festa del Cinema.

Il film vincitore del premio del pubblico è stato ‘été 85’ del francese François Ozon, grande assente alla manifestazione, come, altro personaggio attesissimo, Francesco Totti. Il mio film numero uno? Due: ‘Mi chiamo Francesco Totti’, di cuore e di provenienza, e ‘Supernova’, con un duo magistrale.

Le mie recensioni: NADIA, BUTTERFLY
Nadia è una giovane poco più che ventenne, pronta a lasciare la carriera da nuotatrice, sport nel quale si è distinta per l’eccellenza nello stile della farfalla, con cui gareggia anche a Tokyo 2020, insieme alle sue tre compagne, vincendo la medaglia di bronzo per il Canada. Le altre tre ragazze sono esperte, almeno nell’importante gara finale, di altrettanti stili, dalla rana a quello libero. L’unione delle quattro è caratterizzata dall’esperienza della più grande, sposata, e dall’ingenuità, per lo meno come esperienza di vita, della più piccola fra loro che non arriva nemmeno ai venti, ma soprattutto, dal punto di vista della campionessa, dalla sua amicizia più che decennale con la riccia e spavalda del team. La sera della vittoria, anzi la notte, dopo una riunione fra amiche, Nadia e la sua migliore amica si staccano dalle altre due e vanno a ballare in una discoteca, dove bevono forse un po’ troppo e conoscono dei loro coetanei, provenienti dall’Italia (non proprio una figura eccezionale dei nostri compaesani, tutto sommato brava gente ma un po’ frivola) e dal Libano (il ragazzo che si infatua della protagonista). Il resto è immaginabile. Il giorno dopo la bravata, mentre l’amica è su di giri e pronta alla puntata radio dove le rappresentanti del Canada alle olimpiadi per la categoria nuoto sono invitate proprio per la celebratissima vittoria, Nadia vomita più volte e, in verità, è ancora lontanissima dal superare il dispiacere e la paura di abbandonare lo sport della sua vita fino a quel momento. È chiaro che chi dedica la propria esistenza a un’attività agonistica e lo fa necessariamente da quando è ancora ragazzino/a fa poi molta fatica a mettere piede nel resto della vita reale che richiede decisioni autonome su una varietà di questioni e che fino ad allora è stata lasciata un po’ ai margini dello sport esercitato: insomma, se prima c’era il nuoto con il dovere di vincere, ora c’è tutto (il resto) con un pienone di responsabilità e incertezze. Nadia lascia il nuoto per tornare a studiare, vuole fare medicina, e iniziare una vita ‘normale’ da ragazza della sua età: tutto ciò che lei, come dice nel film, ha finalmente deciso da sola, senza che altri lo abbiano fatto per lei. È spaventata e rattristata, ma non torna sui suoi passi. Il film è forse più interessante a ripensarci e, senz’altro, fa centro dall’inizio a circa metà tempo, anche perché lo sportivo a quei livelli e la sua disciplina ferrea generano fascino, però si appiattisce quando nulla varia nella storia rispetto al messaggio al pubblico sulla difficoltà di Nadia di mollare già chiaro a fine primo tempo. ‘Nadia, Butterfly’ arriva dalla selezione ufficiale del festival di Cannes 2020, sospeso per via della pandemia, e la protagonista è la campionessa di nuoto canadese Katerine Savard, che ha fatto parte anche della staffetta vincitrice della medaglia di bronzo nella 4x200m stile libero alle Olimpiadi di Rio de Janeiro quattro anni orsono. Voto: 6/7.

SELEZIONE ‘ALICE NELLA CITTà’
Titolo originale Nadia, Butterfly
Regia/Sceneggiatura Pascal Plante
Lingua originale inglese, francese; Paese di produzione Canada
Anno 2020; Durata 107’; Genere drammatico
Interpreti Katerine Savard, Ariane Mainville
Produttore Dominique Dusseault
Casa di produzione Nemesis Films Distribuzione Maison 4:3
Fotografia Stéphanie Weber-Biron; Montaggio Amélie Labrèche
Trailer (italiano/inglese): https://www.youtube.com/watch?v=jWJQ_kQQLPo

F1a) NADIA, BUTTERFLY


La locandina del film “Nadia, Butterfly” diretto da Pascal Plante.
Fonte: https://pad.mymovies.it/filmclub/2020/06/038/locandina.jpg

F1b) Katerine Savard


La nuotatrice Katerine Savard nei panni della protagonista del film.
Fonte: www.cinematografo.it/wp-content/uploads/2020/10/NadiaButterfly-144.jpg

Le mie recensioni: PALMSPRINGS
Film surreale, che usa ‘cose già viste’: il rivivere lo stesso giorno ripetutamente, l’avere un potere di cui si arriva a essere consci con fatica ma di cui gli altri non sanno, ciò che spinge il personaggio protagonista dell’incantesimo o simile a sentirsi emarginato e trattato come fosse un matto, e il matrimonio americano con tutte le sue peculiarità messe in ridicolo grazie all’apparenza soffiata via dalla sostanza, perché la coppia di neo sposi è in verità costituita da un marito già fedifrago. Il ‘pacchetto’ offerto è, tuttavia e a buon merito, un po’ più innovativo e, altro aspetto positivo, gli attori sono piuttosto bravi, inoltre il montaggio e la regia direi che funzionano bene. Però però però… Forse non sono una grande amante del genere (appunto un po’ magico) e forse devo ragionare sul messaggio del film che mi pare avere colto e di cui dico a breve, ma, onestamente, non mi ha presa, ossia non mi ha convinta. I messaggi che ho identificato? Sempre utili da cogliere e rivalutare. Mi riferisco all’importanza di vivere focalizzandosi sul quotidiano, sul presente, di non sentirsi soli se soli non si è ma accettare quanto arriva dall’universo come tipo di condivisione e lasciarsi andare ad essa senza troppi preconcetti, di avere fiducia nelle opportunità di oggi invece di fuggire verso un ipotetico mondo altro appartenente a un futuro non certo o irrealizzabile. E di accettarsi per chi e come si è, cercando un apprezzamento vero verso chi e come siamo. Alcune battute sono molto divertenti, altri momenti sono caratterizzati da un gesto ripetuto (per scelta dato il tipo di storia) che può diventare ridondante, ma, ripeto, forse non è il mio genere di film. Di sicuro distrae e, a volte, il cinema ha proprio questa funzione, che importa tanto quanto il far riflettere. Voto: 7, perché sicuramente è di livello tecnico e come investimento di nota, quindi mi sento di premiarlo specie per chi ama il genere, ma, come mio gusto personale, sarebbe un 6,5.

SELEZIONE UFFICIALE
Titolo originale Palm Springs
Regia Max Barbakow
Lingua originale inglese; Paese di produzione Stati Uniti d’America, Hong Kong
Anno 2019; Durata 90’; Genere commedia, fantastico, sentimentale
Interpreti Andy Samberg, Kristin Milioti, Meredith Hagner
Sceneggiatura Andy Siara
Produttore Andy Samberg, Akiva Schaffer, Becky Sloviter, Jorma Taccone, Chris Parker, Dylan Sellers
Produttore esecutivo Alex Dong, Gabby Revilla Lugo
Casa di produzione Limelight Productions, The Lonely Island
Distribuzione in italiano I Wonder Pictures
Fotografia Quyen Tran
Montaggio Tom Ceglia; Effetti speciali Andrew Dickler, Matt Firedman
Scenografia Jason kisvardday; Musiche Matthiew Compton
Trailer (inglese): www.youtube.com/watch?v=-ighjBHUYoo
Trailer (italiano): www.youtube.com/watch?v=1vAVAZFyM24

F2a) PALM SPRINGS


La locandina del film “Palm Springs” diretto da Max Barbakow.
Fonte: https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/91Jg1ls8H6L._AC_SY879_.jpg

F2b) Scena del film con il protagonista maschile Andy Samberg


Il protagonista maschile del film del quale è anche co-produttore in una scena.
Fonte: https://movieplayer.net-cdn.it/images/2020/10/16/palms-springs-vivi-come-se-non-ci-fosse-un-domani_10.jpg

Le mie recensioni: SUL PIU’ BELLO
I primi dieci minuti mi hanno dato un’idea e l’avrei quasi bocciato. Ma poi di questo film mi sono innamorata e ora lo promuovo, perché la storia è scritta benissimo, perché gli attori sono bravi e molto ma molto ben diretti, soprattutto dopo il primo quarto d’ora, perché il tema è difficile ma trattato così delicatamente da applaudire solo per quello. E perché non c’è un momento in cui l’attenzione si perda, il che è un traguardo che, a mio parere, non molti film riescono a far proprio. Tutto ciò, nonostante che si tratti per la regista, Alice Filippi, di un’opera prima, complimenti! Se, diciamo, inizia un po’ sopra le righe – cosa che a qualcuno può piacere, può divertire, mentre a me no, poiché non è il genere di acting che prediligo o che mi faccia ridere – poi si trasforma e diventa veramente ironico – con quel tipo di risata amara caratterizzata da una sostanza drammatica e da una forma, all’opposto, assai leggera – e in alcuni punti assai toccante. In questo modo, dunque con leggiadria intelligente e misurata, viene raccontata la vita di una ragazza affetta da tempo da una sindrome degenerativa e di difficile cura in un momento della malattia critico. La ragazza accetta la sua difficile situazione in qualche modo e cerca di vivere ‘normalmente’, accompagnata, amata e sostenuta, dai suoi due stravaganti amici, una lesbica dai lunghi capelli fra il rosso e il rosa e il gay con cui la stessa vuole fare un figlio, pur vivendo ognuno le proprie future relazioni con chicchessia. La nostra protagonista è da poco orfana ed è erede della casa dei suoi. Vi trasloca e invita la coppia di amici a una vita condivisa, in verità non sapendo dei loro piani genitoriali. Quando il brutto anatroccolo mai trasformatosi in cigno, come la stessa giovane protagonista si definisce a inizio film, si infatua terribilmente del bello della zona – bellissimo, ricco e di un’importante famiglia altezzosa –decide che farà di tutto per conquistarlo, come da raccomandazioni del dottore, che le suggerisce di sfruttare al massimo i suoi ultimi mesi di vita. Un pò fiabesco questo dolcissimo film tanto ben realizzato, adatto proprio a tutti, ma così credibile, dignitoso e simpatico che il mio voto è 8.

SELEZIONE ‘ALICE NELLA CITTA’ ’
Titolo originale Sul più bello
Regia Alice Filippi
Lingua originale italiano; Paese di produzione Italia
Anno 2020; Durata 114’; Genere commedia, sentimentale, drammatico
Interpreti Ludovica Francesconi, Giuseppe Maggio, Eleonora Gaggero
Sceneggiatura Roberto Proia, Michela Straniero;
Scenografia Francesca Bocca
Produttore Roberto Proia
Produttore esecutivo Gianluca Leurini
Casa di produzione Eagles Pictures
Distribuzione in italiano Eagles Pictures
Fotografia Emanuele Pasquet; Montaggio Luciana Pandolfelli
Musiche Marco Cascone; Canzone/colonna sonora ‘Sul più bello’ del Rapper Alfa
Trailer (italiano): https://www.youtube.com/watch?v=Wp7fZaTm2xo

F3a) SUL PIU’ BELLO


La locandina del film “Sul più bello” diretto da Alice Filippi.
Fonte: https://pad.mymovies.it/filmclub/2020/03/079/locandina.jpg

F3b) Un momento del film con la protagonista al centro della scena


Ludovica Francesconi in una scena del film con gli attori Jozef Gjura, Gaja Masciale.
Fonte: https://m.media-amazon.com/images/M/MV5BMzY0ZGNiZjYtZjEzMy00M2VkLWFkZWUtNTFhZDdmY2UyOWMwXkEyXkFqcGdeQXVyMTk3MzUwNA@@._V1_SY1000_SX1500_AL_.jpg

Le mie recensioni: FORTUNA
La storia cui il film si ispira è ahimè vera. Fortuna Loffredo di appena 6 anni fu buttata giù dal palazzo dove viveva da un vicino di casa che aveva abusato di lei e di altri bambini coetanei. Stando al film, Fortuna fu spinta giù dal terrazzo condominiale, un anno dopo la morte in modo simile di un altro bambino il cui caso era stato archiviato come ‘incidente domestico’. Ciò che poi era venuto fuori dalle indagini, a quel punto riavviate anche per il bambino, era stato e lo è tuttora obbrobrioso: un uomo del palazzo aveva violentato i piccoli abitanti degli appartamenti attigui a quello in cui stava, dopo averlo fatto con i figli della sua convivente primissime vittime di questo orco. Un gigante, così lo vedono i bimbi nel film, un gigante cattivo. Anzi si potrebbe dire un lupo: il film si chiude con ‘Questo è il lupo’ e l’allusione è chiara a quel punto. Ma, tornando all’inizio del film, è anche come incomincia: viene ripetuto un sottofondo televisivo, proveniente dalla cucina al mattino da uno schermo vecchio talvolta inquadrato, di un programma per bambini nel quale ad ogni immagine o foto di animale è abbinata una voce esplicativa dello stesso che spiega ‘questo è il cane’, ‘questa è la pecora’ e così via. Lungi dallo spettatore immaginare qualcosa di diverso, fino alla fine del film, da quanto vede e ascolta a proposito degli animali identificati dalla voce televisiva. L’obiettivo e la tecnica del film mirano a fare entrare il pubblico negli occhi e nella mente di un bambino, che non ha gli stessi strumenti di un adulto nel comprendere e valutare la gravità di atti come quelli del violentatore, né la capacità di accorgersi della soglia di pericolo che forse sta già correndo, e che ha difficoltà spesso nell’ aprirsi in proposito con chi gli sta accanto, come genitori o psicoterapeuti. Tuttavia, a mio parere, non funziona. Il tentativo è degno di nota e originale, difficile da realizzare, ma appunto il risultato finale non è ineccepibile. Forse avrei svelato qualcosa prima, forse avrei fatto arrivare lo spettatore al finale, a quel punto chiaro, con dei passaggi intermedi piuttosto che con lunghi e ripetuti primi piani della piccola protagonista, che nello sguardo ahimè non cambia molto fra uno e l’altro. A tal proposito, dirò quanto penso: ci sono attori bambini davvero bravissimi, ma la maggior parte delle volte sono ‘solo’ molto ben gestiti sul set da eccellenti acting coach esperti di attori bambini e, mentre l’Inghilterra, la Francia e soprattutto gli Stati Uniti sembrano caratterizzati da questo tipo di professionisti, da noi parrebbe non essere così. È proprio una materia a parte. Perciò è brava la piccola Cristina Magnotti – e fortunata come il nome del film per avere i genitori favorevoli alla sua carriera artistica cosa a me mancata con tanto di conseguenze nefaste – ma non abbastanza da ‘riempire’ quei lunghi momenti video sospesi sul suo volto illuminato con occhi brillanti e innocenti. Si aggiunga che i bambini hanno troppa poca vita alle spalle per dar grande profondità alle loro espressioni, ai pensieri che scorrono nei loro occhi, a ciò che la telecamera, insomma, coglie (o meno) e che i piani di ascolto sono sempre i più difficili. Anche per gli attori adulti. Bravo Nicolangelo Gelormini, anche visto che trattasi della sua prima esperienza da regista, per aver dimostrato coraggio, impegno, originalità e aver saputo dirigere una serie di piccoli attori, ripeto cosa non facile, fra i quali davvero un forte applauso va alla scugnizza Denise Aisler, Anna nel film, una vera leader, intensa, una futura grande attrice. La storia cui ‘Fortuna’ si ispira è dunque vera: davanti a un fatto tanto grave il cinema che informa, educa e fa aprire gli occhi va premiato. Anche solo per questo motivo, bravi Gerlormini e Virgili! E allora il mio voto è 7 pieno.

SELEZIONE UFFICIALE
Titolo originale Fortuna
Regia/Montaggio Nicolangelo Gelormini
Lingua originale italiano; Paese di produzione Italia
Anno 2020; Durata 108’; Genere drammatico
Interpreti Valeria Golino, Pina Turco, Cristina Magnotti, Anna Patierno
Sceneggiatura Nicolangelo Gelormini, Massimiliano Virgilio
Produttore Davide Azzolini
Casa di produzione Dazzle Communication, Indigo Film, Rai Cinema, con il contributo del MiBACT
Distribuzione I Wonder Pictures
Fotografia Agostino Vertucci; Montaggio Paul Crowder
Musiche Golden Rain
CLIP UFFICIALE (italiano): https://www.comingsoon.it/film/fortuna/59472/video/?vid=34732

F4a) FORTUNA


La locandina del film “Fortuna” diretto da Nicolangelo Gelormini.
Fonte: https://pad.mymovies.it/filmclub/2020/10/037/locandina.jpg

F4b) Scena del film diretto da Gelormini


Un momento del film con Valeria Golino e Pina Turco.
Fonte: https://myredcarpet.eu/wp-content/uploads/2020/10/fortuna-film-di-nicolangelo-gelormini-incanta-roma-recensione-1280×640.jpg

Le mie recensioni: LA LEGGE DEL TERREMOTO
Alessandro Preziosi dirige un documentario sul terremoto che avvenne in Irpinia quando aveva appena 8 anni e la sua vita, come lui stesso a mezzo voice over dice nel film, cambiò in pochi secondi, costringendolo ad abbandonare e modificare le sue abitudini, cosa affatto facile. Morte e distruzione, una città fantasma in pochi minuti, urla dal sottosuolo e qualche corpo ancora vivo estratto dalla terra, inclusa una bambina, come se questa fosse stata generata dalla terra stessa. Ecco buona parte di ciò che ‘La legge del terremoto’ racconta, condivide con il pubblico. L’ex-bambina, una adulta ormai, è interpretata da una attrice che affianca Preziosi, mentre ripercorre in macchina e a piedi la zona terremotata raccontata nel film, ossia il Belice, colpito nel 1968, e il Friuli, Assisi, L’Aquila, Amatrice duramente e letteralmente scossi anni dopo. Documenti d’archivio meravigliosi (Archivio Luce, Teche Rai, Vigili del Fuoco) e testimonianze ben scelte (da Erri De Luca a Giulio Sapelli che ho conosciuto tempo addietro, da Pierluigi Bersani a Angelo Borrelli, a Merlo, Sgarbi, Cucinella, Francescato) caratterizzano questo prodotto che racchiude una memoria importante. Solo alla fine del film viene svelata una verità scenica: la donna, accanto a Preziosi, è in realtà un fantasma, poiché l’ex-bambina è morta dopo alcuni anni dal suo salvataggio; la signora che gli è fisicamente vicina vive nell’immaginario del nostro protagonista, che cerca di immergersi, oltre che nei suoi ricordi di piccolo sopravvissuto, anche nelle sensazioni indotte dai luoghi che sta esplorando, aiutandosi proprio con la visione di quella bambina salvata dalle macerie grazie al pronto intervento dell’Ordine di Malta (diversi gli intervistati) e di altri fra istituzioni (come la Croce Rossa) e volontari ammirevoli e coraggiosi. Ho apprezzato davvero la scelta del tema, tutto il prodotto filmico e la regia di Preziosi, che appare qui e là, con grande rispetto e umiltà come se fosse sullo sfondo delle vecchie immagini di repertorio, e che con la sua voce accompagna quelle testimonianze fotografiche e video e intervista i personaggi scelti per raccontare quei momenti. Ho incontrato l’attore, bello e impegnato, alla prima del suo documentario e mi ha dimostrato grande gentilezza e sincera disponibilità. I miei commenti a lui – dato che nel film si punta anche a sensibilizzare lo spettatore sui ‘terremoti’ personali, che siano affettivi o professionali, insomma sulle crisi e i colpi che ciascuno può ricevere senza che la terra balli il rock per tutti – si sono concentrati in un breve accenno, sia al Covid19 come il ‘terremoto’ di tutti in questo momento storico, sia al personaggio della donna immaginaria ‘usato’ per raccontare una storia importante, tragica, universale, ma anche per chiedersi, pur non conoscendola nessuno di noi, come sarebbe stata e cosa avrebbe fatto quella bambina, simbolo di altre persone e generazioni, se davvero fosse diventata adulta. Voto: 8.

NESSUNA SELEZIONE
Titolo originale La legge del terremoto
Regia/interprete Alessandro Preziosi
Lingua originale italiano; Paese di produzione Italia
Anno 2020; Durata 80’; Genere documentario
Sceneggiatura Carmelo Pennisi, Tommaso Mattei, Alessandro Preziosi
Produttore Khora, Istituto Luce Cinecittà, Rai Cinema, con il contributo del MiBACT, in collaborazione con Rai Teche, con il contributo Sicilia Film Commission
Distribuzione in italiano Istituto Luce Cinecittà Italia
Fotografia Maura Morales Bergmann; Montaggio Sara Zavarise
MusicheGiacomo Vezzani
VIDEO INTERVISTA PREZIOSI: https://www.youtube.com/watch?v=SSsRrPJfmMs

F5a) LA LEGGE DEL TERREMOTO


La locandina del film “La leggenda del terremoto” diretto da Alessandro Preziosi.
Fonte: https://production-livingdocs-bluewin-ch.imgix.net/2020/10/19/27fedd9a-16cd-4c8d-89ac-11abe869295a.jpeg?w=1024&auto=format

F5b) Alessandro Preziosi


Un intenso primo piano di Alessandro Preziosi.
Fonte: https://images.vanityfair.it/wp-content/uploads/2020/10/20144007/LA-LEGGE-DEL-TERREMOTO-A.PREZIOSI-71-4_03_c.jpg

Le mie recensioni: AMMONITE
‘Ammonite’ è l’ultimo film interpretato dalla grande Kate Winslet, giunto dalla selezione durissima del Telluride film festival (poi cancellato per immaginabili motivi). Accanto all’attrice, la candidata all’Oscar Saoirse Ronan. Entrambe bravissime. Ma il film non ‘arriva’, non funziona come dovrebbe o come ci si aspetterebbe, e a rovinare tutto ecco un’inutile e lunga scena di sesso più adatta a un simil porno che a un poetico prodotto cinematografico ottimamente interpretato. Il film biografico è incentrato sulla vita della paleontologa britannica Miss Anning, la cui professione consisteva nella raccolta di fossili e la cui fama era ed è dovuta ai ritrovamenti che essa fece di alcuni fossili marini dell’epoca giurassica, come lo scheletro intero di un ittiosauro. Il suo lavoro contribuì ai fondamentali cambiamenti del pensiero scientifico riguardo alla storia della terra avvenuti all’inizio del diciannovesimo secolo (https://it.wikipedia.org/wiki/Mary_Anning ). Luce, location, scenografia e props, trucco, parrucco e costumi, tutto è di alto livello e realizzato con grande cura. La regia? Discutibile. Il film inizia e prosegue quasi fino alla fine nel nome della poesia, trattando con enorme delicatezza il tema allora, prima metà del 1800, assai critico dell’omosessualità in Gran Bretagna, nel piccolo paese di Lyme Regis nella contea del Dorset, e mostrando la storia nascente fra due donne, impegnate, l’una, con un freddo marito egoriferito che la tratta come una bambola, le cui sembianze sono quelle della Ronan, e l’altra, interpretata dalla Winslet, con una madre malata e ingombrante, dei cui dieci figli, quasi tutti morti, sono rimasti lei e un fratello o una sorella, e con una responsabilità verso quell’unico genitore talvolta pesantemente auto-castrante. ‘Ammonite’ si sofferma con grande rispetto sui dettagli, sugli accenni, su un occhio velato o una guancia che si fa più rosea d’improvviso, su un lavoro accurato delle pietre che la protagonista trova, scavando a mani nude nella terra fangosa fronte mare vicino alla sua casa-ufficio, sulle unghie nere della donna, sugli sguardi fra compaesani quando uno ‘straniero’ appare all’orizzonte, come il medico che si infatua di Miss Anning (inutilmente!). Però, ed è un enorme però, una scena totalmente fuori luogo, volgare e inutile, nonché di rottura rispetto al resto e degna di un altro tipo di cinema, quella scena che ho già definito pornografica, distrugge lo sforzo che ho appena descritto e che senz’altro va ammirato. Insomma, se l’approccio fra le due donne sfocia ben oltre metà film, perché quel sentimento, sempre più profondo, è difficile da riconoscere per entrambe, e questo nello spettatore, qualsiasi sia la sua tendenza sessuale personale, può far scaturire una certa empatia per le protagoniste, poi la scena di pessimo gusto rovina tutto! No, non c’è qui nessun bigottismo, ma un’accusa alla scelta registica e/o dovuta alla sceneggiatura. In più, certo, sono contraria anche come attrice. Quanto la scena mostra era perfettamente intuibile da altri momenti più eleganti ed allineati del film. Le due attrici, ho esordito così e lo ripeto, sono eccellenti, ma Kate mi delude perché credo avesse il potere di far diversamente. Il mio voto: 6,5.

SELEZIONE UFFICIALE
Titolo originale Ammonite
Regia/Sceneggiatura Francis Lee
Lingua originale inglese; Paese di produzione Stati Uniti d’America, Regno Unito, Australia
Anno 2020; Durata 120’; Genere drammatico, biografico, sentimentale
Scenografia Sarah Finlay
Produttore Iain Canning, Emile Sherman Fodhla Cronin O’Reilly
Produttori esecutivi Simon Gillis, Mary Burke, Rose Garnett, Zygi Kamasa
Casa di produzione See-Saw Films
Fotografia Stéphane Fontaine; Montaggio Paul Crowder
Musiche Dustin O’Halloran, Volker Bertelmann
Costumi Michael O’Connor Trucco Ivana Primorac
Effetti speciali Jacopo Landi, Montaggio Chris Wyatt
Trailer (inglese): https://www.youtube.com/watch?v=Yd_nsFJAXV4

F6a) AMMONITE


La locandina del film “Ammonite” diretto da Francis Lee.
Fonte: https://www.ondacinema.it/images/locandine/ammonite-poster.jpg

F6b) Mary Anning


La vera Mary Anning interpretata da Kate Winslet.
Fonte: whttps://www.dorsets.co.uk/sites/default/files/mary-anning.jpg

Nella prossima uscita, la terza parte. Due parole sui corti in concorso nella sezione ‘Alice nella città’ della Festa del cinema di Roma e una interessante intervista con il regista di uno di essi, Adelmo Togliani, e con la produttrice Laura Beretta: molti i loro progetti presenti e futuri.

Alessandra Basile

Attrice e Autrice. Inoltre collabora con la Comunicazione corporate di un’azienda. E’ Life Coach ICF e dal 2018 Mediatore giudiziario. Presiede l’Associazione filodrammatica Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, “Dolores”, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ama scrivere di film, spettacoli e personaggi.
Email: alessandraeffort@icloud.com
Sito web: www.alessandrabasileattrice.com
Blog: https://alessandrabasileattrice.com/blog/

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