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Il minimo di S&P500 è il minimo di JP Morgan

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La soglia dell’abisso?

Con la giornata di venerdì 20 marzo, scadenza tecnica, l’S&P500 future è arrivato a sondare il minimo del 21 novembre, con precisione quasi assoluta.

L’indice è andato a rompere il prezzo del 21 novembre, arrivando ad un punto che scottava molto: le 37.000 put  scadenza 31 marzo del sistema di trading di JP Morgan posizionate a 6475 dell’SPX che hanno fatto da barriera. 

Appena toccato quel livello, il prezzo è schizzato verso l’alto come respinto da una molla potente, chiudendo poi la settimana 65 punti più in alto. 

La discesa è apparsa molto controllata, con aumento moderato della volatilità e quasi senza panico.

Peraltro siamo alla soglia del mercato bearish, se dovessero essere rotti i livelli di supporto attuali.

Nel nostro articolo riservato agli abbonati pubblicato sul sito di Traders’ Magazine domenica scorsa 15 marzo,

https://www.traders-mag.it/sp500-difficile-prova-resilienza/

avevamo scritto:

“Che venga ritestato il minimo a 6584, affondandolo di almeno una decina di punti, è quasi matematico.

Ma la tentazione di un affondo fino ai minimi di novembre, con un affondo di qualche punto per raccogliere liquidità, non è da escludere: tutt’altro, resta l’obiettivo più probabile.

6510 sarebbe il livello determinato da questa ipotesi.”

Il minimo ha toccato 6524, sotto di un solo punto rispetto al minimo del 21 novembre, senza sostanziale raccolta di liquidità: sarà da vedere se questo avverrà nell’apertura di domenica notte alle 23 ora europea.

 

Il doppio minimo

Non è un caso che JP Morgan abbia piazzato in quel punto la sua barriera di opzioni di copertura del suo portafoglio.

Il doppio minimo ha spesso una reazione significativa da parte di molti investitori: il fatto che la tentazione di “raccogliere liquidità” rompendo di qualche punto in più il doppio minimo sia stata scemata sul nascere la dice lunga sulla grande capacità reattiva del livello 6475 di SPX. 

L’intervento dei market maker in quel punto è stato evidentemente pesante: sono stati loro a vendere le put a Jp Morgan e sicuramente non volevano vederle andare in the money: di lì la reazione immediata. 

I supporti sono lì per tenere o essere rotti. 

In questo caso, almeno fino a fine mese, e forse fino a Pasqua, quel livello ha maggiori probabilità di tenere che non di essere rotto.

 

Lo scenario geopolitico e il prezzo del petrolio.

Il prezzo del petrolio e le sue conseguenze sulla crescita economica e l’inflazione ha fortemente condizionato i mercati finanziari dall’inizio del conflitto con l’Iran. 

Un confronto con il passato ci fa tornare indietro al 1989-1990.

L’Iraq invade il Kuwait nell’agosto del 1990: dopo la caduta del muro di Berlino del 1989, il breve sogno di un mondo senza conflitti si infranse bruscamente mentre cominciava il periodo tipico delle ferie e del riposo. 

Il petrolio va da 15 dollari del giugno 1990 al massimo di 41.15 (quotazione di ottobre 1990), con un incremento di prezzo del 173%. 

Prendendo a riferimento, nei tempi odierni, il prezzo del petrolio di dicembre 2025 a 55 il picco è stato (finora) a 119.48, con un incremento del 117%.

Un ipotetico ulteriore incremento, nelle prossime settimane, pari a quello del 1990 farebbe balzare il prezzo a 150 dollari. 

Nel 1990 le borse reagirono male, un po’ come stanno reagendo ora.

A luglio 1990 l’S&P500 superava quota 350 e a ottobre chiudeva intorno a 300, con un ribasso di circa il 15%. 

Sono in molti a dire che rivedremo presto quota 6.000 sull’S&P500: i sostenitori di tale tesi (puramente emotiva) troverebbero conferma dal fatto che un ribasso del 15% dal massimo di 7043 è appunto nella zona dei 6000 punti. 

Non dico che non possa accadere: il mese di aprile avrà molto da dirci riguardo a questo ed è prematuro tentare una previsione, al momento un po’ troppo ardita.

 

Il December Low Indicator.

Nell’articolo di ieri, pubblicato sul sito dell’Istituto Svizzero della Borsa

https://istitutosvizzerodellaborsa.ch/6-marzo-si-e-attivato-indicatore-che-non-prevede-nulla-di-buono/

abbiamo parlato del December Low Indicator, pubblicando i dati statistici dell’indicatore, sviluppati dalla Carson Investment.

Nell’articolo di domani, riservato agli abbonati, con i nostri strumenti di proiezione stagionale, andremo ad estrarre gli anni in cui il December Low Indicator si è comportato come nel primo trimestre del 2026: da lì capiremo le sorprendenti probabilità statistiche, calcolate con metodo scientifico, di che cosa può attenderci nei prossimi mesi secondo la logica di questo indicatore.

Se ancora non sei abbonato a Traders’ Magazine e alle Classroom per condividere con noi i contenuti della Cultura che batte i mercati, hai ora una ottima opportunità: inserendo nel codice promozionale “Youfin26” puoi accedere all’abbonamento con il 32% di sconto – 99.90 euro invece di 147:

 

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