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Lettera ad un attento ascoltatore

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Democrazie che soccombono?

Altra mattina, nella trasmissione di Vision-Tv dove ero ospite, un ascoltatore ha chiesto: ma il dollaro è destinato a perdere il posto di rilievo che ha nel mondo come valuta di riferimento?

Una domanda da un milione di dollari. Il Prof. Ciavarella, main speaker della trasmissione, commentava che non è nell’orizzonte temporale prevedibile questa eventualità, tenuto conto che in dollari sono quotate tutte le commodities e che la richiesta di dollari non è destinata a decrescere.

Sono assolutamente d’accordo con il Prof. Ciavarella.

Ma nel lungo termine, nella mia valutazione personale, penso che qualche cosa accadrà al ruolo chiave del dollaro negli anni a venire. Diciamo da qui a cinque-sei anni.

Provo a spiegare meglio il mio punto di vista, mettendo in luce, in questo articolo, la prima di tre variabili chiave. Discuteremo delle altre due in altri articoli: ti anticipo che sono le commodities e il ruolo delle banche centrali.

La prima variabile, ed è quella fondamentale, è di carattere storico. L’economia e la finanza non vanno in modo indipendente dai valori che esprime una nazione. L’Italia, e gli italiani soprattutto, conoscono molto bene questo concetto, per averlo vissuto sulla propria pelle.

Una classe politica insignificante distrugge la capacità del Paese di poter esprimere il proprio reale valore, economico e finanziario.

Parliamo molto di elezioni americane e di che cosa accadrà nella notte fra il 3 e il 4 novembre.

Chiunque sia il vincitore di queste elezioni, io sostengo che a perdere sono gli Stati Uniti e il mondo intero.

E 4 anni avanti così, perfino gli Stati Uniti ne risentiranno in termini di tenuta dei propri valori, già seriamente compromessi dai 4 anni precedenti.

Che lo vogliano o no i seguaci accaniti di Trump, siamo riusciti perfino a comprendere meglio come l’Italia abbia potuto votare per Di Maio o per Salvini o la Francia per Macron: dopo Trump negli Stati Uniti, tutto è possibile. Anzi ci consoliamo, forse a noi è andata quasi meglio.

Una democrazia fonda i propri valori sull’affidabilità, sulla certezza del diritto, sulla continuità, sul credo granitico alle libertà fondamentali.

Se pensi che il Freedom Index del 2020, stilato dai Reporter senza Frontiere, associazione indipendente di indiscussa serietà, mette gli Stati Uniti al 45esimo posto per la libertà di stampa, ecco, significa che qualcosa di grave ha compromesso la credibilità degli USA. Per la cronaca, l’Italia è al 41esimo posto…

Se i valori fondanti della democrazia occidentale non verranno messi al primo posto, saranno le democrazie stesse a soccombere sotto il tallone delle dittature, Cina in testa. Perché nella storia vincono le idee, prima che le armi e il denaro.

Il fascismo in Europa, negli anni quaranta, è stato sconfitto perché le democrazie erano fondate su una idea vincente e migliore. Su una motivazione di fondo vincente, che ha rifiutato l’idea di dover vedere i propri figli o nipoti fare i conti con un avanzo di galera come Hitler.

Oggi, noi dobbiamo rifiutare di avere lo stesso timore con gli avanzi di galera del mondo contemporaneo. Il governo cinese prima di tutti gli altri, il comunismo pseudo-capitalista in tutte le sue forme, il vetero-comunismo travestito da socialismo: se dimentico qualche avanzo di galera, scrivimi, lo aggiungo per le prossime volte.

Allora, caro ascoltatore. Sarà il dollaro a vincere? Sì, se saranno gli Stati Uniti a recuperare i valori fondamentali e gli assiomi della democrazia liberale basata sulla Cultura occidentale. No, se gli Stati Uniti non saranno capaci di questo.

E mi provoca un grande sincero dispiacere vedere i due contendenti alla presidenza degli Stati Uniti. Perché, come dicevo sopra, comunque vada, sarà un disastro.
E il dollaro? No non lo vedo bene.

O siamo forti, o siamo democrazie forti, e siamo vincenti.

O soccomberemo: perché l’economia capitalista, il capitalismo vero, quello che distribuisce ricchezza e rispetta le libertà, non quello tinto di rosso con una orribile falce e martello sopra o uno dei buffi ridicoli squallidi simboli del bolscevismo strisciante, ha bisogno della democrazia, di una democrazia forte, indiscutibile.

Altrimenti, una dittatura forte, che necessariamente è più veloce, più efficace nelle decisioni, perché non ha il sistema di bilanciamento delle democrazie, sarà sempre più efficiente e perfino (erroneamente) più attrattiva di una democrazia debole. E su questo fenomeno è il mondo intero a correre un rischio, un rischio grande, colossale.

Caro ascoltatore: il dollaro perderà il suo ruolo nel mondo? Io spero di no, anzi speriamo tutti di no. Ma, attenzione: la strada che si sta tracciando va in quella direzione se non troveremo la forza di cambiarla.

Giovedì 15 ottobre scorso alle 21.15, abbiamo fatto il punto della situazione sul mercato valutario, insieme con Robin Forex, al secolo Fabrizio Mastroforti, autore di Raccomandazioni di Borsa. Abbiamo parlato del dollaro domani e non fra cinque anni: che, alla fine, è quello che ci interessa di più per il nostro trading.

Trading tornato ad essere piuttosto difficoltoso: andamento randomico, incertezza di fondo su tanti fronti, falsi break-out e fondamentale lateralità: cerchiamo di vederci chiaro, clicca per iscriverti e vedi la registrazione, condividi con noi le migliori opportunità attuali per il forex.

P.S.: Lo scenario è importante. Nel webinar abbiamo affrontato i temi caldi di questi giorni: eurodollaro e borse deboli, la sterlina nel rollercoaster di una Brexit mal partorita o forse mai nata, lo yen in altalena. C’è stato abbastanza da discutere per una serata di grande Cultura finanziaria. Clicca per iscriverti e vedi la registrazione.

 

Maurizio Monti

 

Editore TRADERS’ Magazine Italia

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