Imparare dal giocatore di poker

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Non l’azzardo, la probabilità

C’è stata un’epoca della mia vita in cui, molto tempo fa, con un gruppo di giovani svitati come all’epoca penso di essere stato anche io, ci incontravamo periodicamente per giocare a poker.

Mi è tornato in mente molto nitidamente il modello di pensiero che ci eravamo formati da giocatori di poker, quando, giorni fa ho completato la lettura di un classico del trading mondiale, che però non avevo ancora letto.

Sto parlando di Market Wizards, Interviews with Top Traders, di Jack Schwager. Le interviste ai top trader vincenti, sia pure di molti anni fa. Meglio tardi che mai, ora l’ho letto.

C’è una costante nelle interviste, vale a dire le risposte ad una domanda strategica su quale fosse la cosa più importante alla base del loro successo nel trading. L’elemento che faceva la differenza, la componente essenziale.

Le risposte sono state assolutamente uniformi nella sostanza: la size, la dimensione di ogni singolo trade, e la dimensione complessiva dei trade attivi nello stesso momento. Mantenere il rischio a livelli contenuti. Ridurre al minimo le perdite. Preservare il capitale. Non rischiare mai il capitale su trade imperfetti e non ottimali. Beh, quest’ultimo è difficile, è vero.

Le esperienze più negative raccontate, fra le quali quelle di due ricconi membri di Forbes 400, narrano di soldi persi entrando con posizioni troppo grandi rispetto al capitale. I due ricconi in questione sono Bruce Kovner e Paul Tudor Jones II, gestori di Hedge Funds di grande successo. Entrambi hanno ben compreso, evidentemente, l’importanza della dimensione di ogni singolo trade.

E così, ho scoperto come molti trader di successo sono anche giocatori di poker, che vedono uno straordinario parallelismo fra trading e poker.

Non si tratta di un parallelo fra gioco d’azzardo e trading. Nel poker, quando capita una mano non buona, il giocatore di successo getta le carte. La dimensione della puntata nel poker dipende dalla probabilità percepita che quella mano sia buona. L’ego del giocatore vincente è completamente distaccato, è la mano che la casualità assegna a determinare la dimensione della scommessa. Addirittura l’ammissibilità della scommessa.

Ai trader, piace “avere ragione”. E questo è l’errore più terribile che si possa fare. È come giocare una mano di poker con una scommessa molto alta non avendo le carte giuste.
O non avendo la pazienza di aspettare che arrivino le carte giuste.

Leggendo e facendo tali considerazioni, ho vissuto di nuovo la mia breve esperienza di giocatore di poker… ricordo che anni dopo quell’esperienza, ci incontravamo per giocare a Risiko, perché eravamo diventati probabilmente più saggi. Ma l’affinità del modello mentale del poker con il trading ora mi appare straordinariamente chiara.

Il 30 luglio scorso in una edizione straordinaria di Traders’ Webinar, abbiamo parlato di Trading (e non di poker).

Abbiamo fissato l’attenzione su alcuni titoli interessanti per investire nell’era del Covid-19. Abbiamo parlato di rialzo delle Borse e di punti di inversione, spiegando in analisi i concetti che negli ultimi mesi spesso abbiamo espresso nel nostri scritti. E poi una soluzione concreta di diversificazione per un portafoglio di trading ad alta probabilità di successo.

Una serata d’estate da dedicare insieme alla Cultura finanziaria: clicca per condividerla con noi. Iscriviti e vedi la registrazione.

 

P.S.: E mi ripeto a costo di essere noioso. Non è un parallelo del gioco d’azzardo con il trading. Tutt’altro. È la conferma che è comunque e sempre una gestione assennata delle probabilità, del denaro e del rischio a fare la differenza fra rovina e successo. Un portafoglio di trading ben bilanciato è la strada giusta da percorrere. Clicca per iscriverti e vedi la registrazione.

Maurizio Monti

 

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