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Coincidenze Curiose 

Gli Stati Uniti sono un grande Paese, come è noto. Dove, in genere le cose si fanno in grande. Si pensa in grande, i progetti hanno dimensioni per noi impensabili. Perfino quando si truffa o si fallisce (vedi Madoff o Enron) le voragini sono gigantesche, da far scomparire le nostre Parmalat o Cirio.

Così, quando lo staff dell’Istituto Svizzero della Borsa ha cercato di mettere ordine alle notizie inerenti alle previsioni sulle elezioni imminenti, ha trovato un grande, immenso caos, dove trovare attendibilità è stato molto difficile.

Più che fare sondaggi, a noi è sembrato che il 90% della stampa americana giochi al rialzo sul candidato preferito. Con tutto il rispetto, ovviamente, di chi opera e lavora là. Ma abbiamo avuto una riprova esatta del perché la classifica della libertà di stampa vede gli Stati Uniti collocati così in basso (otto posizioni sotto l’Italia, al 49esimo posto).

Fra le tante che consultiamo abitualmente, ci sembra che la fonte più affidabile sia rimasta Rasmussen Reports. Che effettua, dal 2003, esclusivamente sondaggi telefonici con voce automatica computerizzata e campione che ci è sembrato effettivamente scelto con criteri statistici un po’ più affidabili che non il Pubblico dell’organo di stampa, necessariamente molto spesso orientato per l’uno o l’altro candidato.

E, come andiamo affermando da alcune settimane, Trump non è affatto così in svantaggio come gli organi di stampa ce lo presentano.

Cominciamo da un dato interessante: l’indice di approvazione, in un sondaggio effettuato il 16 ottobre è del 48%. Esattamente uguale a quello che ottenne Obama il 16 ottobre del 2012, prima di essere rieletto.

Dove Trump è andato in svantaggio evidente è l’indice di “forte” (strongly) approvazione. Dove solo il 38% degli americani si sente di dire che “approva completamente” l’operato di Trump, contro il 46% che ne dà un giudizio di “forte” disapprovazione  (indice pari a meno 8). Il 18 settembre è stata l’ultima data nella quale Trump aveva ottenuto una forte approvazione del 44% contro una forte disapprovazione del 40% (indice pari a +4). Da quella data le cose sono andate in peggiorando per lui continuamente fino a toccare un picco negativo il 7 ottobre (49 a 34, indice -15), per risalire poi negli ultimi giorni ai valori citati sopra (46 a 38, indice -8).

Esaminando i dati dell’intervista sulle intenzioni di voto, rileviamo che nella settimana appena passata, Biden batte Trump 50 a 45. Ma attenzione: il 2% dice che “preferirebbe un altro candidato”. E il 3% dice di essere “indeciso”. Sostanzialmente, il 5% non si pronuncia.
 

È la ragione per cui, nell’articolo precedente (pubblicato anche sull’Ultima ora di Traders’ Magazine Italia, titolo “Il Senatore si era messo short” – link https://www.traders-mag.it/senatore-messo-short/) , citavo il mio corso di Dinamica Mentale, dove il ruolo degli “indecisi”, anche nella storia, è spiegato molto chiaramente (se vuoi approfondire un tema che cambia sicuramente la tua vita e il modo di interpretare ciò che ti circonda in meglio grazie alla Dinamica Mentale, scrivici rispondendo a questa email, durante tutta la settimana della Trading Online Expo di Borsa Italiana il mio corso di Dinamica Mentale è in offerta speciale).

Un altro dato è interessante: nella settimana precedente, Trump perdeva con un distacco di ben il 12%. Sembra quindi che la tecnica di Trump di urlare, fare chiasso e lanciare mascherine abbia avuto un gradimento sostanziale di pubblico. C’è una parte degli elettori americani che ama Trump che urla e che lancia mascherine. Da questo capisci anche perché in molte zone degli Stati Uniti gli psicologi hanno liste di attesa di molti mesi.

A metà settembre, i due candidati, sempre secondo Rasmussen Reports, erano alla pari (al contrario di quello che molte altre fonti ci hanno raccontato). La sequenza della proposta di nomina del nuovo Giudice Federale nella persona di Amy Coney Barrett, il ridicolo dibattito televisivo Trump-Biden e poi la malattia di Trump hanno fatto toccare a Trump il minimo del gradimento.

Da quel minimo, il rimbalzo sembra essere in corso: e questo ci fa dire che Trump è in svantaggio, ma è tutt’altro che fuori gioco (non è che abbiamo grandi motivi per gioirne, ma ci piace raccontare le cose con l’onestà intellettuale di chi le studia con pazienza e passione).

E ci fa dire anche che se Trump continuerà ad urlare e tirerà fuori una delle sue trovate per attrarre l’attenzione su di sé, potrebbe ulteriormente colmare lo svantaggio e arrivare alle elezioni in posizione di parità o quasi con l’avversario, magari attraendo gli “indecisi”.

Se così fosse, il risultato elettorale potrebbe essere inquinato da incertezza e ricorsi. Ed è per questo che io giudico improbabile che sapremo nella notte del 3 Novembre chi è il nuovo Presidente degli Stati Uniti.

Faremmo bene a ricordare, in questo caso, che l’eventuale clima di incertezza sul risultato, se dovesse protrarsi, non farebbe bene alle borse.

I nostri algoritmi prevedono un punto di inversione (minimo o massimo) il 9-10 novembre, con un possibile prolungamento nei giorni successivi e lungo tutta la settimana post-elezioni. Gli algoritmi non sanno delle elezioni, ovviamente, né la matematica tiene in alcun conto degli eventi di questo genere.

Quindi: c’è una forte probabilità di una reazione dei mercati (positiva o negativa, vedremo) dopo le elezioni americane che perdurerà anche nella settimana successiva, dando origine ad un evento di massimo relativo o di minimo relativo.

Non è finita la stagione dei nuovi massimi storici nelle borse, anche se siamo sempre convinti che entro 14 mesi vedremo minimi più bassi di quelli di marzo 2020. Ma sicuramente abbiamo un ultimo trimestre 2020 che non mancherà di stupirci per volatilità ed incertezza.

Martedì 20 ottobre scorso alle 18, è salito sul palcoscenico di Traders’ Webinar Stefano Cezza: dopo un segnale operativo che ha permesso un profitto di 70 punti Dax nella scorsa settimana, abbiamo sentito da lui la sua visione dei mercati e le sue previsioni operative. Clicca per iscriverti e vedi la registrazione per condividere con noi un’ora di grande Cultura finanziaria.

P.S.: Venerdì scorso, 16 ottobre, il Dax ha recuperato posizioni dopo il forte ribasso del giorno precedente. I mercati americani sembrano, da parecchie settimane, prendersi gioco dei mercati europei, cambiando direzione nell’ultima parte della sessione, quando in Europa i mercati sono chiusi, o, come nel caso del future Dax, hanno volumi molto bassi: e così è avvenuto anche venerdì sera. Un giorno capiremo se tutto questo è una coincidenza oppure no. Abbiamo sentito il parere di Stefano anche su questo aspetto che coinvolge da vicino l’operatività sul Dax. Clicca per iscriverti e vedi la registrazione.

 

Maurizio Monti

 

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