Impatto geopolitico e prime implicazioni di mercato
Le notizie relative agli attacchi contro l’Iran e alla sua risposta immediata introducono un rischio significativo di gap rialzista sul mercato del petrolio, con un movimento parallelo al rialzo dell’oro.
Entrambi gli asset reagiscono in modo quasi automatico a scenari di escalation geopolitica in Medio Oriente.
Per le regioni importatrici nette di energia, in particolare l’eurozona, questo contesto implica un chiaro deterioramento dei termini di scambio e, di conseguenza, un vento contrario per le rispettive valute.
In tale quadro, l’EUR/USD è suscettibile di aprire con un bias ribassista, sebbene l’ampiezza del movimento al ribasso potrebbe essere limitata dalla tendenza strutturalmente debole che il dollaro statunitense ha mostrato nelle ultime settimane.
In ogni caso, l’evoluzione del cambio dipenderà in larga misura dallo sviluppo della situazione in Medio Oriente, dato il suo impatto diretto su petrolio e oro e, indirettamente, sul dollaro (avvantaggiato come bene rifugio) e sulle valute delle regioni importatrici di energia (penalizzate).
Questo equilibrio di forze rende lo scenario di breve termine per l’EUR/USD particolarmente complesso, pur lasciando prevedere una reazione iniziale negativa. Più avanti nella settimana, il rapporto sull’occupazione statunitense potrebbe fungere da catalizzatore per il prossimo movimento direzionale rilevante nel mercato valutario.
L’Iran chiude lo Stretto di Hormuz: rischio estremo per il petrolio
Dopo gli attacchi di Israele e degli Stati Uniti nel fine settimana, Teheran ha annunciato ufficialmente la chiusura dello Stretto di Hormuz come una delle principali misure di ritorsione.
Si tratta di un punto critico: attraverso di esso transita circa il 20% del petrolio consumato quotidianamente nel mondo, oltre ad altri prodotti energetici chiave come il gas naturale liquefatto (GNL).
L’interruzione del traffico su questa rotta ha il potenziale di provocare un’impennata violenta e sostenuta del prezzo del greggio, che potrebbe mantenersi elevato fino alla riduzione delle tensioni.
In uno scenario di aggravamento del conflitto, non si può escludere un movimento del petrolio oltre i 100 dollari al barile.
Le conseguenze sarebbero immediate per i grandi importatori, India, Cina, Giappone e anche per l’Europa, configurando un chiaro fattore negativo per l’euro.
È opportuno sottolineare che questo rappresenta lo scenario più avverso. Se la situazione dovesse stabilizzarsi rapidamente, l’attenzione dei mercati potrebbe tornare in tempi relativamente brevi ai dati macroeconomici.
Settimana chiave: riferimenti macro da monitorare
ISM manifatturiero USA – Lunedì 2 marzo (15:00)
L’indice ISM manifatturiero di febbraio apre la settimana, seguito dall’ISM dei servizi mercoledì. In quanto uno dei primi indicatori dell’attività imprenditoriale negli Stati Uniti, fornisce indicazioni rilevanti su crescita, pressioni nelle catene di approvvigionamento e, in ultima analisi, sulla politica della Federal Reserve. Tuttavia, essendo pubblicato a inizio settimana, è probabile che il mercato lo releghi in secondo piano rispetto al rischio geopolitico.
IPC dell’eurozona – Martedì 3 marzo (10:00 GMT)
Il dato preliminare sull’inflazione tedesca ha sorpreso al ribasso (+0,2% mensile contro il +0,5% atteso), suggerendo che anche l’IPC dell’eurozona potrebbe risultare inferiore alle attese. Tuttavia, questo scenario sembra già scontato e avrebbe un impatto limitato sulle aspettative di politica monetaria della European Central Bank. Solo una sorpresa significativa potrebbe modificare marginalmente il pricing del mercato, specialmente in un contesto di rialzo del greggio.
Rapporto sull’occupazione USA – Venerdì 6 marzo (13:30 GMT)
Il dato sull’occupazione statunitense rappresenterà l’evento macro chiave della settimana. Le non-farm payrolls, il tasso di disoccupazione e i salari medi offrono la fotografia più completa del mercato del lavoro e hanno implicazioni dirette per le prossime decisioni della Federal Reserve in materia di tassi di interesse.
Prospettiva tecnica e macro dell’EUR/USD
Nel complesso, ci troviamo di fronte a una settimana in cui i fattori geopolitici potrebbero oscurare i fondamentali macroeconomici, alimentando un contesto già fragile dopo la correzione registrata a Wall Street la scorsa settimana.
Ciò favorisce uno scenario di debolezza tattica dell’EUR/USD nel breve termine.
Tuttavia, finché la struttura di massimi e minimi crescenti di lungo periodo resterà intatta, il bias rialzista di fondo rimarrà valido.
Il livello tecnico chiave si colloca intorno a 1,1650, area in cui convergono la media mobile a 200 giorni e una rilevante trendline rialzista (secondo TradingView).
Questo supporto dovrà essere rispettato affinché l’interesse in acquisto rimanga attivo e il movimento correttivo non si trasformi in qualcosa di più profondo.
Michele Monti
Team editoriale
Traders’ Magazine Italia

