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La crisi dei semiconduttori: la bomba deve ancora esplodere

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Durante la settimana trascorsa, abbiamo parlato della possibile invasione di Taiwan da parte della Cina. In definitiva, ho espresso l’opinione che questo non dovrebbe avvenire nel breve periodo, perché i problemi interni della Cina, in questo momento, non troverebbero certamente giovamento dalla invasione.

La dipendenza della Cina, come del resto del mondo, da Taiwan per il settore dei semiconduttori fa parte di tale scenario.

L’industria dei semiconduttori di Taiwan avrebbe un colpo subitaneo potenzialmente mortale da una invasione cinese, a causa della possibilità di distruzione delle infrastrutture conseguente all’operazione e alla inevitabile reazione militare. E questo darebbe origine a conseguenze incalcolabili a livello mondiale, con gravi ripercussioni anche sulla Cina medesima.

Ovviamente la follia delle dittature non è prevedibile, ma la Cina ha dimostrato di essere una dittatura che è capace di fare ragionamenti da mondo capitalista. E questo ci lascia ben sperare che l’invasione di Taiwan non sarà nell’immediato futuro.

Tale speranza è ulteriormente rafforzata dall’attuale scenario di carenza di offerta del mercato dei semiconduttori. Su questo vale la pena di fare un po’ di approfondimento di analisi.

Da alcune ricerche svolte dall’Istituto Svizzero della Borsa, ho ricavato la convinzione che la crisi di domanda/offerta del settore è lontana dall’essere risolta, per una serie di fenomeni concomitanti.

È una vera battaglia in salita quella che i produttori stanno combattendo per venire incontro alla domanda crescente a livello mondiale, mentre l’economia globale accelera la digitalizzazione. Lo squilibrio fra domanda e offerta, favorito da un livello di scorte molto basso, è molto difficile da colmare in tempi brevi.

Tale squilibrio provocherà molte difficoltà a tutti i settori che necessitano della tecnologia dei semiconduttori: basti pensare che una auto elettrica necessita di una quantità di semiconduttori pari a circa cinque volte quella di un’auto a combustione.

Il settore dell’intelligenza artificiale e del cloud computing è un altro disperato consumatore di semiconduttori: la pandemia ha accelerato la necessità di sviluppo di tali settori e la carenza di componenti è la sfida che i manager di tali aziende sono chiamati ad affrontare ogni giorno. La loro capacità di gestione della crisi influenzerà profondamente i risultati di tutte le società coinvolte in tale problema.

L’industria automobilistica affronta l’esplosione di costi della inattività delle catene di montaggio e il conseguente aumento dei prezzi delle auto usate

Non è la prima volta che si manifesta una crisi di domanda/offerta dei semiconduttori: la fragmentazione dei produttori ha sempre favorito una ciclicità con alti e bassi nella catena delle forniture.

Tale fragmentazione durante la pandemia ha causato uno shock senza precedenti. Molte aziende hanno chiuso per sempre, proprio mentre nel mondo esplodeva la domanda di digitalizzazione. Quelle che sono sopravvissute, o rinate dalle loro stesse ceneri, ora affrontano un ritardo catastrofico che ha reso la pendenza della domanda esponenziale rispetto alla loro oggettiva capacità di soddisfarla.

Tanti fenomeni concomitanti fanno da aggravante del problema: di lì la sottovalutazione degli analisti, che davano come risolvibile il problema entro la fine di quest’anno. Valutazione assolutamente illusoria, oggi mutata in previsioni di scenario ben più lunghe, dove le conseguenze dovranno essere fronteggiate, probabilmente, per il tutto il 2022.

La complessità di fabbricazione dei semiconduttori fa sì che la capacità aggiuntiva che il mercato richiede ha dei tempi lunghi di possibile soddisfazione.

Nella storia, per meglio comprendere il ciclo attuale, dobbiamo andare indietro al 2018, anno in cui si accumulò una anomala quantità di scorte a causa di un previsto aumento della domanda che non si verificò. La situazione si aggravò nel 2019, anno in cui la guerra commerciale Usa-Cina divenne più dura, generando preoccupazioni di crescita sull’economia globale.

Ovviamente produttori ed acquirenti diminuirono drasticamente le scorte, che arrivarono rapidamente al minimo, proprio mentre la pandemia cominciava a produrre i suoi effetti perversi. Il settore automobilistico annullò gli ordinativi, mentre esplodeva la domanda dovuta alla digitalizzazione (cloud computing, laptop, wifi, console per i giochi).

Appena la domanda del settore auto è ritornata, i produttori, almeno quelli sopravvissuti, erano già al massimo della loro capacità, sia di ricevere ordini che di produrre. La realtà, quindi, affonda nel passato ed è la conseguenza di due anni almeno di negatività nella catena delle forniture di semiconduttori.

Per questa ragione non ce la sentiamo di essere ottimisti sulla oggettiva possibilità di un recupero rapido della situazione. Due anni, con una pandemia in mezzo, non si recuperano in pochi mesi.

Guardando al presente, la domanda attuale di semiconduttori è più che mai sostenuta perché una quota crescente dell’economia mondiale avviene in modo digitale. Il lavoro a distanza ha fatto esplodere la domanda dei chip più complessi, quelli dedicati al cloud computing e all’intelligenza artificiale.

Inoltre, è enormemente cresciuta la sensibilità all’elettrificazione dei veicoli e alla guida automatica: una vera miniera di semiconduttori per ogni prodotto.

L’industria dei semiconduttori sta inseguendo la crescita della domanda come può. Alcune grandi aziende stanno cercando di creare le condizioni per controllare la produzione localmente: se questo processo si svilupperà, le aziende produttrici dovranno dimostrare una eccezionale flessibilità per adattarsi alle esigenze dei clienti. E questo, nel breve, non accelera sicuramente la capacità di recupero.

C’è poi il settore dei chip analogici: che sono installati su macchinari e strumenti e sono essenziali al loro funzionamento e sono componenti essenziali per consentire la loro produzione. La carenza di questi chip di “fascia bassa”, il cui costo unitario può essere anche di solo pochi dollari, rischia di far subire un arresto a catene di montaggio complesse oppure a mettere in crisi la ricambistica.

Nelle prospettive di investimento, le case produttrici di macchinari e apparecchiature che consentono la produzione di chip avranno un periodo di grande sviluppo: ancor di più se dovesse prevalere la tendenza alla localizzazione di alcune produzioni.

Il cambiamento è destinato a dominare il mercato della digitalizzazione: nuovi modelli produttivi dovranno essere studiati ed applicati per fare in modo di superare la crisi attuale di carenza dei chip, fenomeno che può condizionare la ripresa mondiale.

Nel trading, la nostra prospettiva è di più breve termine: ma l’osservazione di un fenomeno di tale portata ci aiuta ad avere una visione d’insieme più trasparente dell’economia mondiale.

Per tutto il weekend e fino a lunedì scorso, sul canale dei nostri webinar in multi-edizione, abbiamo parlato di mercato valutario, di eurodollaro e di correlazione con le borse americane.

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P.S.: La Cultura è fatta di questi tasselli. Nel webinar parliamo di forex, che non molto ha a che vedere con la crisi dei semiconduttori, anche se lo shock possibile sull’economia avrà ripercussioni ovvie sul mercato valutario. Ma sapere significa essere coscienti, la coscienza è conoscenza, la conoscenza crea la Cultura.

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Maurizio Monti

 

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