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Che cosa ci insegnano le elezioni americane

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Lezione amara, terribile, cinica

Una premessa
Ho espresso in più di una occasione che lademocrazia americana sta offrendo un triste spettacolo di sè. Non è che la nostra sia meglio. Ma mi aspetterei un più dignitoso modo di fare in tempi così critici, come quelli della pandemia che stiamo vivendo.

Quanto meno per rispetto ai morti e alle persone che stanno soffrendo a causa del virus.

Siamo abituati al cinismo della finanza, ai mercati che salgono mentre l’economia scende e milioni di persone sono in ansia.

Osavamo sperare in un migliore comportamento della politica, attribuendo, forse erroneamente, ad essa un compito più nobile e di più elevato contenuto morale ed etico.

Così non è. Il cinismo dell’era che stiamo vivendo uccide ogni velleità di credere alla forza dell’etica, a cui dobbiamo comunque aggrapparci, proprio perché noi e non loro crediamo nella democrazia.

L’errore degli oppositori di Trump
Fissiamo l’attenzione su un fenomeno, ormai eclatante negli Stati Uniti, tanto da poterlo prendere a riferimento e lezione per noi.

Trump è riuscito in una impresa titanica: è antipatico a tutti i media, che non lo sopportano e vedono in lui una minaccia per la democrazia e la libertà di stampa. Ma è antipatico perché lui stesso ha sfruttato quella antipatia a suo favore.

Anche i Social Media sono contro di lui.

Il risultato è che la stampa americana fa apparire Trump ormai come perdente alle elezioni.

Non solo: nell’insistere ad essergli contro, hanno fatto il gioco di Trump, cui fa comodo di apparire la vittima sacrificale di un vecchio establishment duro a morire e dominatore dei media, che lo dipinge come il mostro da abbattere. Con un meccanismo che è chiarissimo a chi conosce la Dinamica Mentale, quella vittima diventa facilmente l’idolo da adorare.

L’archetipo del super-uomo da seguire, di colui che resiste a tutto e a tutti, il Vincente, il Condottiero, il nuovo Messia.

La divinità mandata sulla terra a rendere l’America great again. E lui, abilissimo manipolatore delle menti altrui, ha utilizzato anche il Coronavirus per apparire il Super-man: una parte degli americani, una buona parte, adora i Super-man, adora gli Elon Musk, adora i Bill Gates o i Jeff Besoz, adora tutti coloro che rappresentano il sogno americano.

Lui, sconfigge il Coronavirus, lancia mascherine, proclama la libertà dalla mascherina, dall’oppressione di Fauci,

La stampa e i social per sconfiggere Trump dovevano fare l’esatto opposto che renderlo vittima. Ovviamente, mancava anche la materia prima alternativa a Trump, un candidato all’altezza, e questo certamente non ha reso loro facile il compito.

Il New York Times, con la sua ultima frottola sui conti cinesi di Trump, è stato l’esempio brillante di una stampa di opposizione alla frutta, incapace di articolare argomenti seri: i conti sono intestati alla società che gestisce gli hotel, che ha cercato, inutilmente, di trovare spazi di business in Cina. Nulla di più normale che là ci fosse un conto di quella società e nulla di più normale che Trump non lo abbia dichiarato come proprio.

La nostra previsione a distanza di una settimana dalle elezioni americane
Secondo il nostro parere, Trump ha in questo momento molte più probabilità di Biden di vincere le elezioni. Da Trump ammalato di Covid, vicino alla disfatta, abbiamo assistito ad una ripresa incredibile del personaggio.

I sondaggi della stampa statunitense, come detto ostile a Trump, continuano a dare vincente Biden.

Seguendo le elaborazioni sviluppate dall’Istituto Svizzero della Borsa, mettendo insieme molte relazioni che abbiamo negli Stati Uniti e altrettante fonti, da noi giudicate attendibili ed indipendenti, a noi risulta una realtà molto diversa, che fa deporre la bilancia probabilistica a favore del Presidente in carica.

Anzitutto, Rasmussen Reports, nella settimana passata, ha mostrato un indice di approvazione dell’operato di Trump oscillante fra il 51 e il 52%. Per la prima volta, è stata superata la soglia del 50% e Trump l’ha superata. L’incremento nelle ultime tre settimane è stato eccezionale. Rammento che Rasmussen fu fra i pochi a predire nel 2016 la vittoria di Trump.

Trafalgar Group, per quanto siamo a conoscenza, è l’unica agenzia di sondaggi che utilizza un metodo coerente con la legge elettorale americana, in quanto conduce analisi stato per stato, andando a scovare quegli elettori, tipicamente silenti, che sono invece maggiormente propensi a votare Trump.

Avevo già fatto la considerazione che gli elettori di Trump sono come gli elettori italiani che votavano Democrazia Cristiana negli anni settanta e ottanta. Non ne trovavi uno che dichiarasse di votare per la mitica DC e alla fine la Democrazia Cristiana era sempre il primo partito.

Ebbene, nei sondaggi che includono elettori Afro-Americani e Ispanici, Trump è vincente. Lo stesso in alcuni stati critici e strategici, che, tipicamente, oscillano fra l’una e l’altra fazione politica. Fra questi, la Florida sarebbe già a favore di Trump.
 

L’agenzia Gallop, molto più popolare, ha pubblicato che il 56% degli americani dice di stare meglio economicamente con l’amministrazione Trump.
E siamo nel mezzo di una pandemia …

Il Professor Helmut Norpoth è l’inventore del “Primary Model”, un metodo di previsione che esamina i comportamenti degli elettori alle elezioni primarie. Tale metodo applicato in backtest dal 1912 al risultato elettorale fornisce 25 previsioni corrette su 27. Dalle elezioni del 2008, vengono pubblicati i risultati della previsione e le tre ultime elezioni hanno fornito risultati corretti.

Il Primary Model sostiene che Trump ha il 91% di probabilità di essere rieletto.

Su Skynews, troviamo la notizia del 22 ottobre che il Professor Bela Stantic, specialista nell’analisi dei dati dei social network, ha esaminato al computer milioni di post pubblicati sui social media. È arrivato alla seguente conclusione: 161 seggi erano già aggiudicati a Trump, 19 ulteriori provengono da stati sicuramente a suo favore. In Florida, Iowa, North Carolina e Ohio è ora in vantaggio, e questo gli fa aggiudicare altri 68 seggi.

Il professor Stantic ritiene che Trump vincerà anche la Georgia: questo porta a suo vantaggio 264 seggi in tutto. Pennsylvania, Arizona e Minnesota sono incerti. Se ne vincesse anche uno solo di questi tre, porterebbe a suo vantaggio un totale di 270-280 seggi aggiudicandosi così una vittoria certa.

Conclusione
Trump ha incarnato l’America calvinista che premia i più fortunati, in quanto capaci. L’America della legge e dell’ordine, che non vuole disordini sulle strade. Che considera la Polizia (e qualsiasi abuso della stessa) la rappresentazione della legittima autorità, l’unica possibile e l’unica titolata ad esercitare un potere. La classe media sempre più compressa, sempre più a rischio, sempre più in via di estinzione si aggrappa agli ultimi disperati ideali per sopravvivere e darsi il diritto di contare qualcosa.

È l’America che non vuole il lockdown, che disprezza le mascherine, che non vuole restrizioni, perché considera tutto questo un rimedio peggiore del problema. I morti, i malati sono i meno capaci, quelli che non possono permettersi cure costose, cliniche private, medicina di qualità. Se sei capace, anche se prendi il virus, sopravvivi e te la cavi, comunque: il terribile messaggio di Trump è la cinica legittimazione del sacrificio di centinaia di migliaia di vite umane per rendere l’America great again.

Martedì mattina 27 ottobre scorso, alle ore 10.30, al Martedì della Borsa, insieme con Giorgio Pallini, abbiamo discusso dell’impatto sui mercati delle elezioni americane e di quanto ci aspetta nelle prossime settimane. I nostri algoritmi prevedono il prossimo punto di inversione nella settimana successiva alle elezioni: abbiamo interpretato insieme il significato di questa previsione. Clicca per iscriverti e vedi la registrazione.

P.S.: C’è tanto da imparare da questa tornata elettorale americana. Ci puoi leggere la chiave interpretativa autentica del perché taluni partiti hanno avuto i migliori risultati alle ultime elezioni italiane. Riesci perfino a capire come Macron sia diventato Presidente della Francia. E, alla fine, malgrado tutto, a comprendere che in questa stanchissima ondivaga decrepita Europa, forse, abbiamo ancora una briciola di residuale buon senso a cui aggrapparci. Non molto, proprio una briciola. Non sprechiamola, può essere addirittura la nostra salvezza in un’epoca che ricorderemo per tutta la vita. Clicca per iscriverti e vedi la registrazione.

Maurizio Monti

 

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