Questi magistrati… ovunque essi siano.
Appena un residuo.
Nel nostro articolo pubblicato il 18 febbraio sulla rubrica Ultima Ora di Traders’ Magazine,
https://www.traders-mag.it/dec
avevamo anticipato l’importanza della decisione della Corte Suprema degli Stati Uniti in merito alla legittimità del potere presidenziale di imporre dazi.
La Corte si è pronunciata contro le decisioni del Presidente, malgrado l’evidente maggioranza repubblicana che la domina.
Un’occasione unica per affermare un residuo di democrazia… grazie all’indipendenza della magistratura, pilastro essenziale delle democrazie, i giudici hanno stabilito che il ricorso alle norme sull’emergenza nazionale per imporre dazi non è coerente con l’ordinamento.
Reazioni di Trump
Le reazioni del Presidente ricordano un po’ quello che accade anche in altri Paesi, fra cui l’Italia, ma anche molti altri Paesi europei.
Quando la magistratura, organismo che deve essere indipendente, non decide in modo allineato con il potere politico, va ormai di moda attaccare i giudici.
Così, il Presidente non ha espresso solo una delusione, ma ha attaccato i giudici che hanno deciso contro di lui: giudici che secondo lui rappresentano una vergogna per la nazione.
E per dimostrare che lui è il Presidente (ricordi il Marchese del Grillo? Io sono io e voi non siete un c….), ha deciso l’applicazione di un 10% di dazi in più al mondo intero.
In quel mondo, dove “interessi stranieri” hanno manipolato la decisione dei giudici: più che il Presidente degli Stati Uniti, sembra che stia parlando la Zacharova, la responsabile della comunicazione di Putin.
E ora?
Ora non si sa se i dazi finora incassati debbano essere rimborsati.
Alcune voci sataniche di stampa si affrettavano a dire che non verranno rimborsati, con motivazioni discutibili e francamente eccessive, fra cui “dove trovano i soldi?”. Su… parliamo degli Stati Uniti…
Non si sa se verranno ancora applicati: Trump ha parlato di aumento del 10% dei dazi già in essere, quindi, sembra, secondo lui, che si applicheranno perfino maggiorati.
Se la maggiorazione avrà luogo, dopo che gli USA hanno negoziato i dazi con quasi tutti i paesi, raggiungendo un accordo, la credibilità degli Stati Uniti, già molto precaria, andrà sotto terra.
La Svizzera, ma è solo un esempio, è riuscita, dopo alcuni viaggi negli USA per andare a discutere, a negoziare la riduzione dei dazi decisi unilateralmente da Trump dal 39% al 15%, al pari dell’Unione Europea.
Ora, se Trump confermerà, Svizzera ed Unione Europea si troveranno a dover applicare dazi al 25%.
La perdita di credibilità degli Stati Uniti significa il dollaro che scende.
Le borse americane.
Raramente ho visto l’S&P500 vagare disperatamente alla ricerca di una direzione come è avvenuto nella giornata di venerdì 20 febbraio.
E’ vero, siamo in una fase laterale.
Ma l’S&P500 del 20 febbraio era un ubriaco che guidava una Ferrari su un lago ghiacciato: sbandava, cambiava direzione di continuo, ricercava un modo, senza riuscirvi, di ritrovare l’autostrada.
E meno male che era una distesa senza alberi e senza ostacoli, così l’S&P500 non si è fracassato.
Alla fine i tre indici principali americani hanno deciso per il rialzo, dopo che in apertura erano sembrati compattamente ribassisti.
Le borse resistono ancora, magari con il nastro adesivo, ma resistono.
L’S&P500 future chiude nell’area 6925, doppiando il massimo del mercoledì, ma chiudendo in modo deciso nella zona dei massimi.
Forse un altro giro, se non a 7000, a 6980 riusciamo a vederlo.
Se poi torna giù deve violare la trend line ascendente dei minimi, diciamo intorno a 6820.
Però prima o poi dovrà decidere se il range va rotto al rialzo o al ribasso e la figura grafica propende per quest’ultimo.
Nel weekend.
Resta sintonizzato con noi, nei prossimi articoli esamineremo le proiezioni sulle prossime settimane.
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