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La bomba arriva nel 2027-2029

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Il prossimo Cigno Nero.

C’è la guerra, parola d’ordine rimani liquido, ma …

Morgan Stanley ha annunciato che il suo North Haven Private Income Fund ha ricevuto richieste di disinvestimento pari all’11% delle quote.

Secondo le regole del fondo, Morgan Stanley ha acconsentito a disinvestire solo il 5% delle quote, pari, quindi, a meno della metà delle richieste.

Almeno tre fondi retail sono stati assaliti da massicce richieste di rimborso delle quote:

Blackstone, il cui Presidente Jon Gray avrebbe dichiarato che “le preoccupazioni sul mercato del credito, che hanno portato a richieste record di rimborso, sono “una tonnellata di rumore”.

Infatti, avrebbe aggiunto, i clienti istituzionali “continuano ad allocare significative quantità nel credito privato”.

Cliffwater, Corporate Lending Fund, ha ricevuto richieste che eccedono del 7% gli asset liquidabili.

Blue Owl Capital, ha dichiarato ufficialmente che sul fondo Blue Owl Capital Corporation “non permetterà ulteriori prelievi regolari trimestrali”.

 

Ricordi il 2007?

Nel 2007 avvenne questo: intorno al 20 febbraio, come nel 2025 e 2026, il mercato ha ceduto.

E’ rimasto sui minimi fino alla metà di marzo, per poi vedere due grandi ondate rialziste, con massimi estivi, in luglio, e autunnali in ottobre.

Fra luglio e ottobre, l’S&P500 crollò in un minimo agostano che pareggiò il minimo di marzo.

Ma ebbe ancora la forza di riemergere con il clamoroso picco del 12 ottobre 2007, quando l’S&P500 future raggiunse 1589.

Da quel massimo, fino al 6-9 marzo del 2009 ci fu solo ribasso, e soltanto nel 2013 l’S&P500 future tornò sui livelli di ottobre 2007.

Il 2007 fu un anno in cui c’erano sinistri scricchiolii sul mercato, percepiti da una minoranza degli investitori, dovuti alla follia esplosiva dei mutui subprime: se il ribasso di febbraio-marzo del 2007 fu forse una normale correzione, quello di agosto fu la prima vera ondata di paura da subprime.

In effetti nel gennaio del 2008, la rottura al ribasso dei minimi di marzo e agosto del 2007, segnarono il vero inizio della crisi finanziaria, destinata poi a suscitare il massimo del suo clamore con il fallimento della Lehman Brothers nel settembre del 2008.

Il mercato ci mise parecchio a convincersi che l’economia aveva ingurgitato un virus pericoloso, amplificato da una follia finanziaria che, anziché sterilizzare quel virus, lo aveva utilizzato per mettere sul mercato prodotti finanziari con rendimenti apparenti interessanti ma sottostante privo di valore.

Ora, assistiamo a qualche cosa di sinistramente simile: un mercato del credito privato in difficoltà.

Non il debito pubblico USA di cui tutti parlano come insostenibile.

Ma un credito privato troppo espanso, in altre forme rispetto ai subprime del 2007, ma simile in termini di potenzialità negative: prodotti finanziari con sottostanti che si rivelano inconsistenti e privi di valore effettivo.

Credito privato in difficoltà, come onda d’urto naturale del drenaggio progressivo di liquidità dovuto alla restituzione di quanto distribuito in epoca pandemica.

 

La storia che fa rima.

Si dice che la storia non si ripete uguale a se stessa, ma fa rima.

Lo scenario che ci aspetta sul 2027-2029 potrebbe riservarci questo tipo di sorprese.

Non è allarmismo, è uno scenario realistico dettato da esperienza.

Nessuno ne parla?

Esatto, guarda un po’, ecco perché:

1) Molti operatori (anche noi avremmo lo stesso interesse se fossimo only-business-oriented anziché only-people-oriented come siamo) hanno tutto l’interesse a diffondere ottimismo: l’ottimismo fa spendere, fa investire, diminuisce la soglia del rischio percepito;

in definitiva l’ottimismo fa fatturare di più.

2) Il 2008-2009 ha spazzato via molti presunti analisti e manager finanziari dell’epoca, la cui esperienza oggi sarebbe preziosa, se il mercato non fosse, come è e come forse è giusto che sia, uno schiacciasassi che frantuma le velleità individuali di successo quando non accompagnate da adeguata umiltà, preparazione professionale, freddezza.

3) C’è una favola diffusa: che “alla fine” il mercato recupera, ce la fa, bisogna guardare il lungo termine. Il problema è “alla fine”, come diceva il buon Maynard Keynes, già molti decenni or sono.

 

Il Cigno Nero.

Il Cigno Nero è difficile da prevedere, ma sappiamo che accadrà.

Dire che nel 2027-2029 potremmo incorrere in un Cigno Nero è come dire nulla.

La crisi del 2008-2009, i cui sintomi cominciarono ad essere visibili nel 2007, si sviluppò, in realtà, su un arco temporale molto lungo.

Fu dal settembre del 2008 fino ad inizio marzo del 2009, sette mesi, che la crisi ebbe il suo momento apicale.

E quello fu il momento in cui essere sul mercato era obiettivamente molto rischioso.

Nel crash agostano del 2007, nel ribasso di gennaio e marzo 2008, sopravvivere era possibile.

Nell’ottobre-novembre del 2008, fino ad inizio marzo del 2009, sopravvivere era molto difficile.

Avevo visto il 1987, il 2000.

Erano diverse.

Alla fine del 2008, nel pieno del panico (il panico fa così, per questo parlo di freddezza), voci autorevoli parlavano di fine della civiltà industriale, le aziende avrebbero chiuso, nulla sarebbe rimasto in vita; una di queste voci, che fece molti soldi all’epoca vendendo tesi strampalate, ci sta riprovando oggi… capisce che è il suo momento, potremmo considerarlo come un indicatore.

C’era chi si era preparato ad una vita che ricominciasse dal nulla, da zero. Il panico è questo, è distruttivo.

Nel 1987 si diceva: le borse non riapriranno più.

Nel 2008 si diceva: è la fine della civiltà occidentale.

Noti la differenza?

 

Quelli che non hanno visto il 2008.

Alcuni non hanno visto il 2008.

E parlano, straparlano, di un 2030 a vele spiegate, dove l’Intelligenza Artificiale e il suo sviluppo porteranno il mondo ad un nuovo ideale produttivo, le borse a splendere.

Saremmo, secondo costoro, all’inizio del periodo d’oro, della miniera dei soldi facili e dei rendimenti stellari.

Ora, va di moda, vestirsi “da centri di ricerca” (magari perché sono un paio di spelacchiati ed affannati trader che devono disperatamente trovare nuovi clienti a cui vendere qualcosa).

 

Gli Yuppies del 1987.

Nel mio libro “Il grande crollo del 1987” ho descritto quelli che all’epoca erano gli Yuppies (e oggi sono i tromboni)

(a proposito, se non lo hai letto, invia una email a info@istitutosvizzerodellaborsa.ch richiedendo il PDF del libro).

Gli Yuppies erano reduci da cinque anni quasi ininterrotti di rialzi di borsa.

Ho vissuto quei rialzi, personalmente ho monetizzato cifre favolose, all’epoca, perché era facile.

Era facile perfino per la testa vuota degli Yuppies.

Era l’inizio del 1987 e gli Yuppies diffondevano un verbo di guadagni stellari di lì agli anni successivi; pensando quindi che cinque anni di ininterrotto rialzo potessero diventare facilmente otto, e perché non dieci o quindici, o l’eternità.

Il 19 ottobre del 1987, con numerosi preavvisi nelle settimane prevedenti, il mercato fece sapere agli Yuppies che non era esattamente così, e che il sole splende sovrano per lungo tempo, ma, di tanto in tanto, una tormenta di freddo, pioggia, grandine e neve può arrivare.

Gli Yuppies scomparvero d’incanto, come materiale idrosolubile esposto ad una pioggia intensa.

Gli Yuppies erano personaggi antipatici, vanagloriosi, convinti della superiorità della razza Yuppy.

Come tutti coloro che sono convinti della superiorità della razza, scomparvero.

 

L’eredità degli Yuppies.

Persone convinte della superiorità della razza a cui pensano di appartenere ce ne sono e ce ne saranno sempre.

Solo che bisogna pur sopravvivere.

Così, gli yuppies si trovarono rapidamente altre occupazioni, lontane dalla borsa.

Ma una nuova generazione, destinata a promuovere l’idea di una razza superiore, nacque di lì a qualche anno.

Erano i tromboni, che si dimostrarono molto più lungo-sopravviventi degli Yuppies.

I tromboni sono molto meno antipatici degli yuppies.

Hanno capito che il loro Mein Kampf va iniettato lentamente, un po’ alla volta, con dosi di marketing crescenti.

Però, le idee di fondo sono simili: il mercato va al rialzo, chi prevede recessioni economiche o crolli di borsa sbaglia per definizione, i ribassi sono “salutari”, sono “fisiologici”, sempre, infatti guarda qui: dal 2009 il mercato non è andato più o meno sempre al rialzo?

E ti sparano un grafico così compresso che il 2020 è “solo un mese di ribasso” (del 33%), il 2022 appare come una piccola onda ribassista di entità nulla, dove il 5 agosto del 2024 è la fase terminale di un ribasso del 7% (che vuoi che sia), dove il 7 aprile del 2025 non è un meno 22% in due mesi, ma l’inizio di un rialzo cosmico destinato a superare 7000, ma che dico 7000 (lo ha già fatto), 8000, 9000 dell’S&P500…

E tu vuoi starne fuori?

La loro domanda…

 

Conclusioni.

Non so se avremo modo di vederci a YouFinance 2026: sarò lì per l’intera giornata e farò due interventi alla Sala del Parco alle 09.00 e alle 16.

A YouFinance parleremo di qualche cosa che a Yuppies e tromboni non ha mai interessato di diffondere: Cultura Finanziaria vera e per di più di altissimo livello.

La Cultura è lo scenario che ti fornisce la sicurezza interiore e la conoscenza per realmente comprendere i mercati.

Non ne puoi fare a meno, non dar retta ai tromboni, non basta “seguire loro”, non basta “replicare le orme di chi sa”.

Questa generazione di tromboni verrà ripulita e scomparirà in modo drammatico dal grande evento negativo che si verificherà sul mercato, in un qualche momento fra il 2027 e il 2029.

Rimarrà la Cultura dei mercati.

Quella che devi costruire per te stesso.

Quella Cultura che sa distinguere i momenti drammatici dagli eventi minori: quella che ti fa vivere e sopravvivere sui mercati.

Se vuoi condividere con noi, questo obiettivo, vediamoci a YouFinance a Rimini, il 27 marzo prossimo.

 

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