Prima il rimbalzo fino a 7.747, poi il crollo a 7.322: entrambi i livelli erano stati individuati nella nostra analisi del 1° novembre. Ora il test della media mobile a 200 giorni e tre range decisivi aprono un interrogativo: minimo ciclico già raggiunto o nuova discesa verso 7.115?
Ci sono settimane nelle quali il mercato sembra voler mettere alla prova ogni certezza degli investitori. E ce ne sono altre nelle quali i prezzi si muovono con una precisione sorprendente proprio intorno ai livelli che avevamo individuato in anticipo.
Quella appena conclusa appartiene a entrambe le categorie.
Domenica 1° novembre, nell’analisi riservata agli abbonati di Traders’ Magazine, avevamo scritto che il prossimo rimbalzo dell’S&P 500 avrebbe potuto trasformarsi in una trappola.
Avevamo indicato nell’area 7.740–7.760 una possibile resistenza al recupero e, sul lato ribassista, una successione di supporti che arrivava fino a 7.325.
Mercoledì 4 novembre il future ha raggiunto 7.747.
Nella notte fra giovedì 5 e venerdì 6 novembre è precipitato fino a 7.322.
Prima un rimbalzo di circa 250 punti, sufficiente a ricostruire le aspettative rialziste. Poi una discesa violentissima, che ha cancellato il recupero e attraversato uno dopo l’altro i supporti precedenti.
La trappola di novembre è scattata.
Ma sarebbe un errore pensare che il problema sia già risolto.
Il minimo a 7.322 ha infatti raggiunto una convergenza tecnica particolarmente significativa: il doppio minimo del range più recente, un livello del range precedente e l’area della media mobile a 200 periodi.
Una combinazione che può giustificare una reazione del mercato.
La domanda, però, è un’altra.
Siamo davanti al minimo del ciclo intermedio oppure soltanto a una pausa prima di una nuova discesa?
La differenza fra questi due scenari potrebbe determinare l’andamento dell’S&P 500 nelle prossime settimane.
E per comprenderla dobbiamo tornare ai tre range che hanno il loro punto culminante nel massimo del 6 ottobre.
L’S&P500 nella trappola di novembre.
Ci sono tre range importanti che hanno il loro picco nel massimo del 6 ottobre sull’S&P500.
Il primo, quello più recente, è quello che parte dal minimo del 30 luglio, da cui è partito il ciclo intermedio in corso e di cui ora abbiamo maturato la certezza che il citato massimo del 6 ottobre sia anche il massimo del ciclo: e, ovviamente, quello che ci stiamo chiedendo ora è se il minimo sia già stato fatto giovedì scorso 5 novembre, oppure se il minimo sia di là da venire.
In tale range, è stato testato, e anche di poco violato, il doppio minimo: 7331 il minimo di luglio, 7322 il minimo della notte fra il 5 e il 6 novembre.
Su tale doppio minimo abbiamo visto la debole reazione durante la giornata di venerdì 6 novembre, con un tentativo, al momento apparso disperato, di recuperare quota 7450, con il massimo a 7469, durato solo qualche minuto e respinto dal muro di opzioni a 7477, prima supporto ora divenuto resistenza.

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Piattaforma Domina: I livelli delle opzioni di venerdì 6 novembre
Nella serata di domenica 1 novembre, nella pagina riservata agli abbonati di Traders’ Magazine, scrivevamo l’articolo dal titolo emblematico:
“S&P 500: il rimbalzo potrebbe essere una trappola. Novembre ora fa paura.”
Scrivevamo:
“Scenario possibile
7542 rimane il supporto immediato più vicino, seguito dal livello 7500.
7470, 7397, 7325 sono i livelli successivi”.
E il minimo della notte fra il 5 e il 6 novembre è stato 7322, dopo avere distrutto tutti i supporto precedenti.
Una trappola ben costruita.
Il giorno 4 novembre il rimbalzo è stato forte, deciso, la candela di inversione tipica di quelle che raccolgono liquidità in basso, ingannando i ribassisti e nutrendosi dei loro stop loss per salire con determinazione.
Nell’articolo citato avevamo scritto:
“Dal lato alto, il livello 7740/7760 appare molto presidiato dagli opzionisti e potrebbe essere la zona di resistenza per un eventuale rimbalzo.”
E il massimo del 4 novembre, il culmine del gigantesco rimbalzo di 250 punti, ha toccato 7747, dove, poco sotto, si è fermato.
In quel punto, la totalità delle posizioni sul Summary del sito del CmeGroup si erano girate rialziste, con una proporzione netta su TUTTE LE SCADENZE di posizioni rialziste, e massicci investimenti sulle opzioni call in-the-money e chiusura di altrettante posizioni PUT in-the-money.
Insomma, era tornato il bel tempo. Ma era solo la quiete prima della tempesta.
Il secondo e terzo range.
Quando il range più recente è stato sondato, e, come abbiamo visto, il doppio minimo sul range in corso è stato testato, l’attenzione volge ai range precedenti.

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L’S&P500 future al 6 novembre 2026
Nel grafico, in rosso la linea del secondo range (11 giugno-6 ottobre) in nero la linea del terzo range (30 marzo-6 ottobre).
La prossima settimana sarà la quindicesima del ciclo intermedio in corso, oppure potrebbe essere la prima di un nuovo ciclo: ma la differenza fra i due scenari è abissale.
La continuazione del ciclo in corso significa nuovi minimi, la nascita di un nuovo ciclo significa rialzo almeno per 8-10 giorni, se non di più, a seconda che il nuovo ciclo possa essere rialzista o ribassista.
Nondimeno, lo scenario di qui a dicembre sembra molto simile al 2018.
Il secondo range, precedente a quello attuale di cui è stato sondato il doppio minimo, parte l’11 giugno: un minimo di semiciclo del ciclo precedente partito il 30 marzo.
Se tracciamo il minimo dell’11 giugno con il massimo del 6 ottobre, ci accorgiamo che il minimo del 30 luglio altro non è che il 12.50% del range futuro, che si sarebbe poi formato appunto con il massimo del 6 ottobre: che conferma la caratteristica potenzialmente predittiva dei livelli così calcolati.
Il prezzo minimo dell’S&P500 della notte del 6 novembre è stato quindi un doppio minimo e contemporaneamente il test del 12.50% del range precedente.
Non solo: esso ha testato il 62.50% del terzo range, cioè quello partito il 30 marzo e che ha poi visto il suo massimo il 6 ottobre.
Dal punto di vista grafico, se ci aggiungiamo il test della media mobile a 200 periodi (in verde chiaro) ce ne era abbastanza per un rimbalzo, anche minimo.
Supporti grafici
Così, 7232, ovvero il minimo dell’11 giugno, appare essere il livello di supporto grafico immediatamente successivo, mentre 7115, il 50% del terzo range è la roccaforte teoricamente più solida dal lato sud.
Si osservi che il minimo dell’11 giugno non corrisponde a nulla, nella logica grafica dei livelli, il ché gli attribuisce al momento minore importanza, pur trattandosi di un minimo significativo a livello grafico.
I due livelli più importanti sono quello che già è stato raggiunto, che può anche offrire supporto solido, almeno temporaneo, oppure il 50% del terzo range a 7115.
Il livello successivo è il 37.50% del terzo range a 6923.
Il range futuro.
Se ipotizziamo il ritorno al rialzo del mercato, il range futuro vede un massimo possibile sopra 8100 (8122-8133).
Nell’articolo di domani, riservato agli abbonati, pubblicheremo la nostra analisi completa, con gli algoritmi temporali, l’analisi ciclica, i livelli degli opzionisti, l’analisi stagionale.
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Maurizio Monti
44 anni sui mercati
Editore di Traders’ Magazine Italia
Fondatore dell’Istituto Svizzero della Borsa





