-1.20% : l’esordio di Warsh

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La strategia giusta, al momento giusto.

FED, ore 20 europee.

I nostri abbonati sanno che non vedevamo bene l’esordio di Warsh: quanto meno lo vedevamo come un fattore di rischio. 

Alle 20 precise, è uscito il comunicato FED. Tassi invariati, come previsto, ma testo molto diverso dai precedenti, letteralmente riscritto secondo un nuovo stile.

Lo stile, più che sintetico o ermetico, è apparso laconico.

E’ scomparsa la Forward Guidance. La prospettiva. 

Durante la conferenza, l’unico accenno di Warsh sarebbe stata la stabilità dei prezzi: una prospettiva un po’ vaga.

Così, l’unica prospettiva rimasta, alle 20, era guardare i pareri dei singoli 18 membri, quelli che esprimono il loro outlook sui tassi. 

Di questi, nove membri vedono un rialzo dei tassi di almeno 0.25 nel 2026. Ma alcuni di loro di 0.50 e uno di 0.75.

Fatto sta che fra le 20 e le 20.06 l’S&P500 ha perso quasi 70 punti.

All’incirca la differenza fra i due future giugno e settembre: gli abbonati alle nostre Classroom sanno bene la ragione.

 

Il rimbalzo, alle 20.30 parla Warsh.

A quel punto l’S&P500 rimbalzava, fino quasi a recuperare tutte le posizioni. Era cominciata la conferenza stampa di Warsh. 

Per l’esattezza veniva ritracciato l’87.50% dell’ultimo range, il cui massimo (valori del future di giugno) era a 7522 (nella barra a 5 minuti precedente alla discesa) e il minimo quello toccato dalla discesa a 7448. 

Così, l’87.50% di detto range era 7512, la chiusura e apertura di due barre a 5 minuti consecutive, per riprendere la discesa. 

Il rimbalzo è apparso così come un tentativo rapido di vendere meglio: del resto, la statistica vuole l’S&P500 rialzista prima della conferenza FED e ribassista poi. 

Non solo. 

La statistica, anche, vede tendenze ribassiste nei primi sei mesi del cambio della guardia alla FED.

 

Ore 20.50

Il mercato resiste e, come detto, rimbalza. 

Alle 20.50 circa, Warsh dichiara che verranno nominati cinque comitati, ciascuno con un obiettivo diverso.

Li ha citati uno ad uno, e io ne ho contati sei, o forse sono io a non avere capito: comunicazione, bilancio della Fed, utilizzo delle fonti di dati, produttività e occupazione, impatto dell’intelligenza artificiale e di altre tecnologie trasformative, nonché sui “quadri di riferimento” della banca centrale in materia di inflazione. 

Quest’ultimo (sembra il linguaggio di un politico italiano) non ho compreso se fa parte del ruolo del quinto comitato o che cosa sia di preciso: forse, nelle prossime ore, qualcuno con un inglese migliore del mio potrà chiarirmelo. 

I cinque comitati devono essere comunque parsi un poltronificio con dubbia finalità al mercato: che da quel momento ha cominciato a scendere.

Alle volte, si pensa male, così… per pregiudizio. Alle volte ci si prende, anche. 

La vendita è stata piuttosto convinta. 

Oltre l’S&P500, ha coinvolto subito il Nasdaq e perfino il Dow Jones, che sembrava voler avere maggiori capacità di resistenza. 

Ha innalzato da subito il rendimento dei titoli del tesoro a 2 anni.

–      1.20% sull’S&P500

Nulla di particolarmente preoccupante. 

Poteva anche andare peggio: Warsh ha un compito difficile. 

La grande finanza non ha affatto fiducia di lui: non tanto (non solo) verso la persona, quanto verso questo ruolo bilingue che deve ricoprire. 

Emissario della Presidenza e capo della FED. 

Il mercato vuole una FED indipendente. L’invenzione dei poltronifici lo ha subito insospettito. 

Fino al 26 giugno un po’ di debolezza del mercato è fenomeno stagionale. 

A proposito, ne abbiamo parlato nel webinar di Youtube di martedì scorso, se non hai partecipato questo è il link

https://youtu.be/GSxi_aA01rY?si=NUk4K4qZFkrKpQXg .

 

Il passato di Warsh

Io ho vissuto il 2008. 

Bernanke, il capo della FED all’epoca, individuò la soluzione della crisi attraverso una massiccia ondata di liquidità immessa sul mercato. 

Aveva un collaboratore contrario: si chiamava Warsh.

Bernanke lo invitò a cambiare idea e Warsh obbedì. Tanto che Bernanke, a crisi superata, lo elogiò. 

Essere contrari alle iniezioni di liquidità in una condizione come quella del 2008 significa una cosa sola: dubbia competenza. 

Ma, ovviamente, le persone crescono, migliorano col tempo. 

Ma a me il dubbio rimane: staremo a vedere.

 

P.S.: La strategia migliore? Quella giusta nel momento giusto. 

C’è una convinzione molto diffusa nel trading: che esista una strategia migliore delle altre.

L’esperienza ci ha insegnato qualcosa di diverso. 

Le strategie non sono buone o cattive.

Sono adatte oppure inadatte al contesto.

Nel webinar dedicato ad Excelsior abbiamo analizzato casi concreti in cui strategie differenti hanno svolto ruoli diversi all’interno del portafoglio.

Picador. Signal Global. Dinner. Flipping.

E sono solo esempi.

Ognuna ha caratteristiche specifiche.

Ognuna è utile in momenti differenti.

Il vero lavoro non consiste nel trovare una strategia perfetta.

Consiste nel capire quale utilizzare e quando.

 

 

 

Maurizio Monti
44 anni sui mercati
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