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L’analisi grafica ci parla di un S&P500 che non sa dove andare

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Divergenza e rotazione, che cosa c’è di diverso oggi.

Il 28 gennaio scorso, l’S&P500 future ha toccato un faticoso massimo storico a 7043.

Dopo il 28 gennaio, il Dow Jones ha fatto un nuovo massimo storico, mentre il Nasdaq è rimasto ancora sotto il massimo storico di ottobre: è una divergenza significativa di cui parliamo da tempo, che gli ottimisti chiamano “rotazione”.

In realtà le divergenze sugli indici americani non sono mai state portatrici di ottimismo.

Né, in epoca contemporanea può essere portatore di ottimismo la “rotazione” che è semplicemente un indizio di fine ciclo per tenere appiccicato con il nastro adesivo l’S&P500 alla zona dei massimi, mantenendolo nel range alto.

La “rotazione” non desta sospetti quando i diversi settori hanno pesi non troppo dissimili: questo è avvenuto in molte epoche storiche del passato e ogni volta che i tecnologici hanno preso il sopravvento, il loro acquisto proveniva da una fase rotazionale.

Oggi, i primi 7 titoli pesano oltre il 33% dell’indice, e le tecnologiche aggiungono squilibrio interno all’S&P500 più di quanto non sia già squilibrato.

In queste condizioni, pensare che Walmart, a titolo di esempio, che a forza di comprarla per “rotazione” quota 44 volte gli utili, possa far andare l’S&P500 a nuovi massimi è piuttosto una illusione che pecca di mancanza di realismo.

 

La lateralità regna sovrana, per quanto ancora?

S&P500

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L’S&P500 future al 20 febbraio 2026

 

Il massimo storico, nel grafico, è contrassegnato da una bandierina di colore giallo.

La discesa che ne è seguita ha portato al minimo del 6 febbraio a 6751, creando un range di 292 punti, in linea con la media di ribasso intorno ai 280-320 punti di una prima onda negativa dell’S&P500.

Detto range è stato poi testato al suo interno: l’11 febbraio il future si trovava già al 12.50% del range principale anzidetto, al livello 7011 (contrassegnato nel grafico da una bandierina di colore verde).

Come spesso avviene, sempre secondo i nostri parametri statistici, il primo attacco al 12.50% (o all’87.50%) in genere fallisce.

Così, il 17 febbraio ritroviamo il future in basso… indovina un po’? all’87.50% del range principale (a 6791), dal lato opposto, con una discesa di 220 punti.

Dove, ancora una volta, fallisce l’attacco, in questo caso ribassista, e rimbalza, indugiando nei tre giorni successivi nell’area 6900.

6902 è infatti il 50% di entrambi i range: quello della prima discesa da 292 punti e della seconda da 220 punti.

Nella giornata di venerdì 20 febbraio, dopo notizie e contro-notizie sui dazi di Trump (la Corte Suprema dice non puoi mettere i dazi e lui li aumenta), l’S&P500 decide di rompere in volata finale la quota 6900 e chiudere sopra, a 6925 dopo avere allungato fino a 6831.

 

Il range si restringe?

Se il range tenderà a restringersi vedremo il prossimo massimo a 6984, ovvero al 12.50% del range da 220 punti, divenuto ora “l’ultimo range”.

Se dovesse continuare il su e giù della fase laterale, 6821 sarebbe il minimo, cioè l’87.50% dello stesso range.

Per la cronaca, nel periodo 26 febbraio-2 marzo, 6821 coincide con la trend line crescente dei minimi e costituirebbe un timing teorico per un minimo in caso di continuazione della fase laterale.

 

Che cosa avviene poi…

Ora è quasi uno sforzo di fantasia: spesso l’S&P500 cerca di rompere uno dei due lati della fase laterale, per poi incanalarsi nella direzione opposta e trovare o concludere un nuovo trend.

Se il nuovo trend è quello che obbedisce ai minimi e ai massimi decrescenti successivi al 26 gennaio, avremo un possibile rimbalzo: se forte ripristinerà la linea rialzista, se debole, sotto 6984, o compreso fra 6984 e 7011, per poi ripiegare rapidamente, il mercato potrebbe essere pronto per una discesa più importante.

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