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La dichiarazione di morte presunta del dollaro

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L’ultima di Ray Dalio.

Ray Dalio, come Jamie Dimon, va ascoltato ed archiviato, per la sua attitudine ad analisi lucide ma obiettivamente esagerate se prese in un contesto di breve termine.

L’ultima che ha detto, però, corrisponde ad una realtà che stiamo vivendo in modo intenso, facendo trading o investendo sul mercato americano.

“Se si svaluta il denaro, tutto salirà”.

In pratica, il boom del mercato azionario americano è una bugia (non è proprio così – ma almeno parzialmente questa affermazione è vera).

Di fatto stiamo assistendo alla morte del dollaro, più che alla crescita dell’economia americana.

Se depuriamo qualsiasi valore inerente all’economia o alla finanza statunitense (dal GDP agli indici di borsa) abbiamo delle sorprese che ridimensionano e di molto i numeri.

 

Quello che facciamo noi, lo fa tutto il mondo.

Ovviamente i conti di ogni paese vengono fatti “in casa” e quindi la svalutazione progressiva e comunque impetuosa del dollaro non appare essere significativa: ma ce ne accorgiamo molto bene noi, facendo trading o investendo sulla borsa americana, affrettandoci ogni volta a riconvertire nelle valute nostrane, euro o franchi svizzeri, e fuggendo dalla sensazione di evanescenza di valore che abbiamo sulla parte di conto in dollari.

Così, riduciamo l’esposizione al dollaro … senza abbandonare la borsa statunitense: ed è quello che si sta facendo a livello globale.

Questo crea una forte depressione sul dollaro, mentre la borsa americana, sia pure in modo meno eclatante che nel recente passato, al momento, tiene.

 

Trump vuole un dollaro debole.

Come è tipico della amministrazioni repubblicane, anche quella presieduta da Trump punta all’indebolimento del dollaro.

Sul Wall Street Journal del 30 gennaio 2026, troviamo una frase emblematica di Greg Ip, “Un dollaro più debole si adatta al piano di Trump”.

L’instabilità del dollaro, che segue la caotica impostazione trumpiana, con il suo mix di annessione della Groenlandia e minacce di dazi demenziali, finisce con l’avere enormi conseguenze di impatto sui mercati.

Quello che abbiamo visto la scorsa settimana sull’oro e sull’argento, commodity per natura connesse all’andamento del dollaro, è semplicemente pazzesco.

Sull’oro, da massimo a minimo, c’è stato un crollo di quasi 1000 dollari in 48 ore. Sull’argento dall’area del massimo a 121 dollari, abbiamo visto toccare di nuovo la lontanissima media mobile a 50 periodi a 74 dollari.

Non ricordo di avere mai visto simili variazioni di prezzo in 24-48 ore sui due metalli: nella battaglia fra la Cina rialzista e le grandi banche americane ribassiste, queste ultime, almeno per un paio di giorni, hanno avuto la meglio.

Le grandi banche americane hanno utilizzato una notizia trumpiana: ovvero l’annunciata nomina di Kevin Warsh alla presidenza della FED.

 

Il 2008, la grande crisi finanziaria

Sulla nomina del prossimo capo della FED, c’è stato un carosello di nomi che aveva destato non poche preoccupazioni nei grandi operatori finanziari.

In un nostro articolo del 9 dicembre, pubblicato nella sezione gratuita di Traders’ Magazine,

https://www.traders-mag.it/la-grande-paura-di-wall-street-ora-ha-un-nome/

avevamo commentato la notizia di un Kevin Hassett come futuro possibile presidente della FED.

I grandi operatori ne furono terrorizzati, perché la persona non gode di alcuna fiducia nel mondo finanziario contemporaneo.

Dopo avere pensato ad un nome di grande prestigio, proveniente da BlackRock (Rick Rieder CIO di BlackRock), Trump, alla fine, ha deciso per Kevin Warsh.

Warsh è un uomo di grande fede repubblicana. Ma, personalmente, dubito molto sia un trumpiano.

E questo dubbio è venuto anche ai grandi operatori: che hanno accolto questa notizia come una sorta di sollievo: il ché ha contribuito ad allentare, almeno temporaneamente, la pressione rialzista su oro e argento.

Non tutti coloro che oggi investono, c’erano nel 2008-2009.

Noi c’eravamo.

E Kevin Warsh era il più giovane nell’entourage di Bernanke, all’epoca.

Bernanke, nelle sue memorie, ha scritto: “Kevin Warsh, con i suoi tanti contatti a Wall Street e in politica e la sua conoscenza della finanza pratica, è stato uno dei miei compagni più assidui nelle infinite call con le quali davamo forma alla nostra strategia per combattere la crisi”

Obiettivamente, lo riteniamo una persona preparata, piuttosto ambiziosa.

Proviene da una famiglia ebrea, e questo lo rende ancora più gradito alla grande finanza.

 

L’aneddoto su Warsh.

Il suocero di Warsh è Ronald Lauder: se ti dice qualcosa il brand Estée Lauder, capisci facilmente chi sia.

Ronald fu compagno di scuola di Donald Trump e i due sono rimasti in contatto ed in sintonia.

La figlia di Ronald, moglie di Warsh, aspirava a divenire CEO della Estée Lauder, purtroppo le sfuggì la nomina, attribuita ad un altro, suo collega, e se ne andò da Estèe Lauder sbattendo la porta.

Fra moglie e marito, è stato quest’ultimo ad avere raggiunto l’obiettivo.

Trump ha scelto ancora nel giardino dei suoi amichetti.

 

E Powell?

Trump ha messo sotto inchiesta Powell.

Per la prima volta, Powell ha reagito in modo esplicito. Di fatto, fra le righe, ha accusato Trump di essere un corrotto.

Powell, come presidente uscente, ha il diritto di rimanere nella FED fino al primo gennaio del 2028.

Trump ha fatto un colossale errore ad inimicarselo.

Ha cominciato a pagare l’errore, archiviando la ridicola figura dello yes-man Hassett, con quella di Warsh.

Se Powell rimane dentro la FED, in ogni caso, Trump avrà un nemico in più da combattere.

E’ vero, Trump potrebbe continuare a dargli fastidio.

Il Presidente degli Stati Uniti ha un potere immenso: quello che deve bilanciare è il suo potere con quello di Wall Street.

Nessun Presidente può permettersi il lusso di inimicarsi Wall Street, o sarà destinato a pagare un conto salato.

La FED ha ancora una maggioranza incerta se Powell rimane e il controllo da parte di Trump, in questo caso, sarà solo parziale.

E la nomina di Warsh costituisce un passo indietro di Trump, perché continuerà a guardare i numeri più che ascoltare Trump: medierà i desideri di Trump, nei limiti i cui tali desideri non invadano la logica dei numeri, di cui è comunque un maestro.

Warsh si accinge ad entrare in un mondo surreale, dove farà molta fatica ad ambientarsi e il suo momento più difficile sarà nel periodo maggio-luglio, i primi 70-80 giorni di subentro alla direzione della FED.

Poi ci sarà un ping-pong fra le pressioni di Trump e il suo buon senso.

Non credo che tutto ciò farà bene ai mercati: continuiamo a pensare che dalla seconda metà del 2027 fino a tutto il 2028 possano esserci periodi a forte rischio.

 

Pensando al breve termine…

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