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11 gennaio 2026, ricorda questa data.

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“Venerdì, il Dipartimento di Giustizia ha notificato alla Federal Reserve citazioni in giudizio davanti al gran giurì, minacciando un’incriminazione penale relativa alla mia testimonianza davanti alla Commissione Bancaria del Senato lo scorso giugno… 

Ma questa azione senza precedenti dovrebbe essere vista nel contesto più ampio delle minacce e delle continue pressioni dell’amministrazione…

La minaccia di incriminazioni penali è una conseguenza del fatto che la Federal Reserve fissa i tassi di interesse in base alla nostra migliore valutazione di ciò che sarà utile al pubblico, piuttosto che in base alle preferenze del Presidente.

La questione è se la Fed sarà in grado di continuare a fissare i tassi di interesse in base a dati certi e alle condizioni economiche, o se invece la politica monetaria sarà guidata da pressioni politiche o intimidazioni.”

— Jerome H. Powell, Presidente della Federal Reserve, “Dichiarazione del Presidente della Federal Reserve Jerome H.

Powell”, https://www.federalreserve.gov., 11 gennaio 2026.

La Casa Bianca sta giocando una partita di poker molto pericolosa.

 

Washington, USA, 1832

Andrew Jackson viene eletto al suo secondo mandato Presidente degli Stati Uniti.

L’America dell’epoca è quella ancora fortemente condizionata dal commercio con gli inglesi, di cui gli americani si erano liberati con le guerre seguite alla dichiarazione di indipendenza.

La produzione del cotone dominava l’economia degli stati del Sud, grazie alla schiavitù che rendeva basso il costo di produzione.

Non esisteva una vera e propria Banca Centrale, come la definiremmo oggi.

Una banca privata, la Seconda Banca degli Stati Uniti, aveva preso le sembianze di una banca centrale senza esserlo, con un modello che sarebbe poi stato esportato, più tardi, in molti paesi del mondo (anche in Italia, con la Banca Romana).

La Seconda Banca emetteva banconote coperte da metalli (oro e argento, che arrivava copioso dai commerci con la ricca Inghilterra), di fatto controllava il credito e aveva allargato a ben 28 filiali la sua area di influenza.

Dopo due pessime esperienze di gestione, era arrivato alla direzione della banca Nicholas Biddle, un banchiere di Filadelfia che dimostrò grandi capacità nella conduzione e nello sviluppo della Banca.

 

Andrew Jackson.

Due decenni prima di essere eletto Presidente, Jackson aveva stipulato un accordo fondiario, accettando banconote, in realtà cambiali, come pagamento di alcuni terreni che aveva venduto.

Gli acquirenti dei terreni andarono in bancarotta e le banconote non poterono essere convertite in oro o argento.

Jackson si trovò con della carta moneta spazzatura in mano.

Jackson maturò due idee che considerò da quel momento irremovibili: solo le monete metalliche, d’argento o d’oro, erano un mezzo accettabile per le transazioni. E il credito era una sciagura, le persone non dovevano prendere in prestito denaro per pagare ciò che desideravano.

Con queste due idee in testa, finì con non fidarsi più delle banche, che, emettevano banconote, pratica che giudicava ormai sospetta, e consentivano il credito, come forma loro di profitto.

La sfiducia di Jackson verso le banche erano anche di natura politica: in assenza di una regolamentazione ufficiale, vedeva la Seconda Banca come un centro di potere riservato ai ricchi, fuori dell’area del Congresso, del Presidente e degli elettori.

 

La Bolla dei Terreni.

Lo stato aveva bisogno disperato di soldi per alimentare la propria macchina pubblica, le infrastrutture e lo sviluppo della nazione.

In un territorio immenso, il bene che lo stato poteva vendere erano i terreni.

Il prezzo dei terreni andò presto alle stelle, creando di fatto l’impossibilità di poterli acquistare in oro, come il governo pretendeva.

Un intenso flusso debitorio fatto di banconote che sarebbero dovute essere coperte da oro si sviluppò, bilanciando, con la carta, domanda ed offerta di terreni.

l governo federale guadagnò in media circa 2 milioni di dollari all’anno dalle vendite di terreni negli anni ’20 dell’Ottocento.

Questa cifra aumentò a circa 5 milioni di dollari nel 1834, 15 milioni di dollari nel 1835 e 25 milioni di dollari nel 1836.

I Terreni erano i dazi dell’epoca … che avrebbero poi trasformato il resto dell’economia in una bolla colossale.

 

Il cotone.

Al momento in cui Jackson fu nominato per la prima volta Presidente degli USA, erano passati quattro anni da quando James Monroe aveva concluso il suo mandato.

Monroe morì nel 1831 ed era il promotore della dottrina isolazionista “L’America agli Americani”. Una versione del tempo dell’America Great Again.

Un po’ più giustificata, rispetto ai tempi odierni, dalla guerra appena vinta con l’Impero Britannico.

Da poco tempo si era diffusa negli USA una nuova tecnologia che separava meccanicamente la bambagia dal seme nelle piantagioni di cotone.

I coltivatori di cotone si indebitarono per acquisire nuovi terreni dallo stato ed ampliare sempre più le piantagioni.

La vendita in Inghilterra del cotone americano era un modo per incassare oro e argento con cui riscattare le banconote a debito coprendole con metalli.

Dal 1836 in poi, per provvedimento esecutivo di Jackson, furono consentiti gli acquisti di terreni dello stato solo pagandoli con oro o argento.

Secondo il modello mentale di Jackson, si credeva di arginare così la paradossale espansione monetaria, ma ormai era tardi…

 

Una bolla immobiliare si trasforma in bolla commerciale.

La bolla diventò presto la bolla del cotone.

La produzione del cotone arrivò a livelli insostenibili, creando un’offerta di gran lunga superiore alla domanda.

La bolla stava arrivando e sarebbe scoppiata ben presto.

Mancava solo il fiammifero per farla esplodere.

 

Jackson, il fiammifero.

Come spiegato, la Seconda Banca non era una banca centrale come la intendiamo oggi.

Ad esempio, non era prestatrice di ultima istanza.

Non era demandata ufficialmente al governo della moneta o del credito, anche se di fatto lo faceva. Ma era riconosciuta come banca di riferimento da parte del governo.

Se volessimo avere un esempio alla lontana, richiamava l’idea, per chi se le ricorda, delle “Banche di Interesse Nazionale” che c’erano in Italia fino agli anni settanta e ottanta, con, in più, la possibilità di emettere banconote.

Quando Jackson fu rieletto, nel 1832, Nicholas Biddle, presidente della Seconda Banca, richiese al Congresso un rinnovo degli Statuti della banca, che sarebbero scaduti nel 1836.

Il Congresso e il Senato approvarono subito il rinnovo degli Statuti, norma che avrebbe perpetuato per altri 20 anni l’operato della Seconda Banca.

Jackson, che doveva firmare formalmente tale rinnovo, si rifiutò di farlo.

La cosa rimase in stallo per tutto il suo mandato.

Ma quando la politica è folle, alle volte, è la finanza, o l’economia, che pensa a come vendicarsi.

 

La vendetta della finanza.

Nel 1836, la Seconda Banca perse lo status che le aveva consentito di coprire il ruolo di fatto di controllo della moneta e, indirettamente, del credito.

Per volere della politica, anzi, per la profonda ignoranza della politica, il necessario ruolo di “banca centrale di fatto” non venne riassegnato ad alcuno.

Le banche, anche piccole e locali, ricominciarono, come avevano fatto in passato, ad emettere banconote.

Formalmente dovevano essere coperte da oro e argento.

Nel giro di tre anni, la quantità di carta moneta in circolazione esplose.

Chi ricorda lo scandalo della Banca Romana che emetteva banconote con lo stesso numero di serie, per poterne emettere il doppio, foraggiando politici, imprenditori amici, amici degli amici …?

Finché non capitò in mano a qualcuno, che non avrebbe mai dovuto accorgersi, due banconote con lo stesso identico numero di serie …

Non ho riscontri simili dell’epoca negli anni immediatamente successivi al 1834 … ma non doveva essere molto diverso.

I coltivatori di cotone vedevano il prezzo del cotone crollare giorno per giorno … e i loro debiti per gli acquisti dei terreni diventavano impossibili da restituire.

Le banche locali li finanziavano, nei limiti del possibile, anche perché … la paura di un crack del sistema si faceva sempre più concreto.

Sì, le banconote in circolazione erano diventate troppe, con i prezzi del cotone in diminuzione e una economia che sarebbe dovuta essere stagnante e non lo sembrava affatto.

I pagamenti da parte degli acquirenti del cotone permettevano di incassare oro e argento, ma tali incassi erano decrescenti … e non bastavano più a finanziare i prestiti.

 

La bolla esplode: quel fiammifero acceso da Jackson

Chi cominciava a capire che cosa stava avvenendo, si precipitò agli sportelli delle banche per chiedere la conversione in oro o argento delle banconote.

I primi furono accontentati… per i secondi di oro e argento non ce ne era più.

Nel 1837 l’economia americana piombò in una crisi mostruosa, un disastro epocale che portò a migliaia di suicidi, al fallimento di banche, imprenditori, alla chiusura di migliaia di attività commerciali, allo stallo di tutto lo sviluppo economico.

La negazione del ruolo indipendente di una Banca Centrale portò rapidamente a questo.

Il desiderio della politica di esercitare il controllo su tutto, senza avere la competenza, la capacità e la possibilità materiale di farlo: questo è il problema quando la politica impazzisce.

La crisi durò molti anni, almeno fino al 1842, fu durissima e fu un antipasto di quello che sarebbe poi avvenuto nel 1907 e poi nel 1929.

Nel 1842, la borsa americana aveva perso l’80% del suo valore rispetto a cinque anni prima.

La finanza è capace di farsi del male da sola quando non è inquadrata all’interno di regole.

E’ una bomba ad orologeria: di fatto, se non regolata adeguatamente e governata in modo competente, cadrà sempre nella generazione di moneta fittizia, in forma di banconote, di eccesso di crediti, di derivati che impacchettano valori fasulli ..

E il ruolo della Banca Centrale è quello di regolare in modo indipendente ed intervenire al momento opportuno come prestatrice di ultima istanza.

Ci sono voluti secoli, o almeno molti decenni per capirlo.

E certamente abbiamo ancora molte cose da capire che ancora ci sfuggono, visto che ogni tanto, cadiamo dentro qualche crisi del mercato.

Ma tornare al 1834… togliendo indipendenza alla Banca Centrale, per desiderio di potere, è una grave follia contemporanea.

 

La FED

Nel 1913, fu costituita la Federal Reserve.

Dobbiamo dirlo: la Federal Reserve non riuscì da subito ad evolvere la sua funzione nel modo che concepiamo oggi.

Ci vollero altri decenni per capirlo, altre crisi e anche due guerre mondiali.

 

2023, Stati Uniti, sede della Federal Reserve

Il 10 marzo del 2023 non fu una giornata tranquilla alla Federal Reserve.

La Silicon Valley Bank, la sedicesima banca degli Stati Uniti, molto più grande della italiana Intesa San Paolo (solo per farne comprendere la dimensione) venne allo scoperto con la FED dichiarando l’impossibilità di restituire il denaro ai correntisti che si stavano precipitando a richiederlo indietro, chiudendo i conti.

Era un venerdì. I mercati andarono in subbuglio, la paura di fallimenti a catena di banche in stile 2008 si riaccese negli animi di tutti.

Normalmente le luci del palazzo della FED si sarebbero spente intorno alle 16 di quel giorno, per riaccendersi il lunedì successivo.

Le luci rimasero invece accese a giorno per tutto il weekend.

La FED fece il suo ruolo di prestatrice di ultima istanza trovando la soluzione con l’immarcescibile Jamie Dimon che con la sua Jp Morgan acquisì la Silicon Valley Bank (facendo un affare colossale e perpetuando che gli utili sono privati e le perdite sono pubbliche …).

Mai, come in quella occasione, dal 2008 in poi, avevo visto un intervento così rapido ed efficace. Neanche nel 2008.

La FED aveva in pieno ricoperto il suo ruolo, in modo indipendente, e dimostrando la propria capacità.

Era solo il loro dovere? Certo! Ma il dovere c’è chi lo sa adempiere e chi no …

 

2026, secondo anno del secondo mandato della Presidenza Trump.

Trump sta adottando misure che stimolano l’economia americana.

Ci sono anche ottime probabilità che la sua manovra riesca.

Ho espresso il mio parere sulla “rotazione in corso” sulle borse americane: non riuscirà a lungo a sostenere i listini, e se ci è riuscita fino ad ora è perché l’economia americana, alla fine, va molto bene.

Per l’anno delle elezioni mid-term, questo è la migliore campagna elettorale possibile che può fare Trump.

Ci sono tre grandi vittime di tale rinnovato benessere.

Il debito, l’indipendenza della FED e il resto del mondo, compresi gli alleati o presunti tali degli USA.

Queste tre vittime si concretizzano in un solo grande problema da risolvere: la stabilità finanziaria a lungo termine.

Così, se è vero che Trump riuscirà, probabilmente, nel breve termine a portare almeno una parte dei benefici promessi all’economia americana, le conseguenze arriveranno più avanti.

 

Trump e il Dow Jones

La prima e la seconda volta nella storia del Dow Jones in cui l’indice perse più di 1000 punti in una sola giornata fu nei giorni 5 e 8 febbraio del 2018: presidenza Trump, primo mandato.

Quei due episodi non sono più nella top ten dei dieci maggiori ribassi in un giorno, perché sono stati abbondantemente sorpassati da eventi consimili successivi.

E guarda un po’ … nove dei dieci massimi ribassi in un giorno del Dow Jones si sono verificati durante anni di presidenza Trump.

 

Ciclo a 1 anno.

Fra il 15 febbraio e il 15 maggio attendiamo un minimo relativo dell’S&P500.

Un trigger capace di agitare i mercati ancora non lo vedo.

Ma è ragionevolmente probabile che sia legato a Trump.

Nell’articolo di domani, riservato agli abbonati, faremo il punto della situazione sulle prossime settimane.

 

 

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