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Novembre, tempo di tirare le somme

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Se non cambia registro, non proseguirà a lungo. 

              

Novembre, negativo anche se di poco.

Lunedì 3 novembre, l’S&P500 future apriva le danze del nuovo mese con una apertura a 6878.

Venerdì 28 novembre chiudeva il mese a 6857, in una giornata molto travagliata, destinata ad essere segnata nella storia: il Chicago Mercantile, a causa di un surriscaldamento dei server, era costretto a sospendere l’operatività, mandando in tilt a cascata tutte le principali borse americane, CBOE, CBOT, Nymex, Nyse, Comex incluse.

Alle 15.30, orario europeo, nondimeno le borse aprivano, con valori pazzeschi di bid/ask, che ci hanno mostrato (non capiterà spesso di vederlo) che cosa accade quando i market maker sono assenti.

Questi ultimi devono poi avere riacceso i propri sistemi gradualmente, e pian piano i prezzi sono tornati alla normalità.

Nell’ultima ora di contrattazione, anticipata a causa della festività americana, i prezzi erano pienamente negoziabili.

Assistevamo così al primo mese negativo, anche se in misura irrilevante, sui future dell’S&P500 dalla ripresa di aprile.

 

S&P500, un’occhiata al grafico

L’S&P500 e-mini future al 28 novembre 2025

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L’S&P500 e-mini future al 28 novembre 2025

 

Il movimento a V che si sta formando ha visto la rottura del supporto dinamico in essere da agosto e il raggiungimento del supporto statico corrispondente al doppio minimo (leggermente bucato) del 10 ottobre.

A sua volta, la gamba di ripresa ha superato la resistenza dinamica dai massimi, andando a chiudere sopra di essa.

 

Algoritmo temporale.

Nel nostro articolo di analisi settimanale riservato agli abbonati pubblicato il 16 novembre

avevamo scritto:

“Il nostro algoritmo temporale prevede due fasi di inversione: una il 20-24 novembre e una a metà dicembre (saremo più precisi con la data di quest’ultima nei prossimi articoli).

Inoltre una fase intermedia, di minore importanza, ad inizio dicembre.

Per ora ci interessa proprio l’inversione del 20-24 novembre, che coincide con la stagionalità del Thanksgiving.

In tutte le valutazioni precedenti, prevale ancora l’incertezza se il movimento del 14 novembre è da interpretare come inizio di una nuova fase rialzista.

Tutto ciò assegna all’algoritmo temporale un peso più rilevante, che di per sé avrebbe meno: la probabilità, quindi, di un minimo relativo fra il 20 e il 24 novembre non è trascurabile.”

 

Che cosa è avvenuto.

Dow Jones, Nasdaq ed S&P500 hanno raggiunto i loro minimi fra il 19 e il 21 novembre.

In tutte le borse del mondo le date comprese fra il 20 e il 24 novembre hanno visto segnare minimi importanti: questo è stato vero per l’AEX olandese, il Dax tedesco, lo SMI svizzero e il FTSE di Londra in Europa, e per l’Hang Seng di Hong Kong, il Nikkei giapponese e l’indice cinese.

Nella settimana passata tutti gli indici citati ci hanno mostrato rally importanti, a cui si sono associati anche il Nifty indiano e il Bovespa brasiliano.

 

Lo scenario.

Google e Meta sono state favorite dal mercato per le loro scelte concorrenziali rispetto ad Nvidia, che si è mostrata piuttosto debole, trascinando giù anche Oracle.

Quest’ultima continua a subire i dubbi del mercato sul suo programma di indebitamento volto alla conquista di nuovi spazi nell’Intelligenza Artificiale: indebitamento che ha fatto schizzare i Credit Default Swap sul titolo.

In realtà, a dominare il mercato, per una volta, è stato il Dow Jones e il comparto dei titoli difensivi.

Sappiamo, dal modello teorico più volte esposto nelle nostre Classroom, che, se non arriverà il supporto delle Magnifiche e delle tecnologiche in genere in modo massiccio e non fragmentato, come è stato nella scorsa settimana, il rialzo non è destinato a durare a lungo e a produrre nuovi massimi.

Il nostro indicatore che relaziona il comparto delle Magnifiche e delle tecnologiche rispetto all’S&P500 verrà commentato abbondantemente nel corso delle prossime Classroom.

 

Abbonamenti.

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Riservato agli abbonati.

Nell’articolo che pubblicheremo domenica notte, vedremo la proiezione stagionale, grafica ed algoritmica sulla settimana entrante.

 

Anticipazioni.

Da un punto di vista geopolitico, anticipiamo che riteniamo il mese di dicembre a forte rischio sotto il profilo di atteggiamenti sempre più aggressivi e bellicosi da parte degli attori attualmente in carica nel panorama mondiale.

Sappiamo che alle borse interessano solo le conseguenze finanziarie ed economiche degli eventi bellici e, anche, che da lunedì 24 novembre siamo entrati apparentemente in una nuova fase rialzista dei mercati: quindi l’impatto sui mercati è tutto da scoprire.

Ciò che riteniamo molto probabile è che non dobbiamo attenderci un mese di dicembre 2025 come una linea retta rialzista: il nostro algoritmo temporale, come detto sopra, vede una inversione nell’area di metà mese: vedremo se la probabilità propende a favore di un minimo o di un massimo.

 

La volatilità implicita delle opzioni.

La volatilità proiettata sui primi dieci giorni di dicembre prevede un aumento graduale: nell’articolo per gli abbonati vedremo i valori possibili di incremento della stessa.

Se questa dovesse verificarsi, come previsto dal modello, darebbe la conferma ancora una volta che l’indice Vix ha stabilito i suoi punti di supporto 3-4 punti più in alto della normalità operativa statistica storica: cosa che stiamo constatando ormai da molti mesi e che è in palese conflitto con chi parla, a nostro avviso a vanvera, di “compressione di volatilità”.

 

La FED

La prossima riunione del FOMC è fissata per il 9-10 dicembre e nel secondo giorno, alle 20 e alle 20.30 orario europeo, sapremo l’orientamento della politica monetaria e assisteremo alla conferenza di Powell.

I governatori, al loro interno, non sono affatto concordi sull’ulteriore taglio dei tassi, auspicato dal mercato.

Il clima divisivo suscitato da Trump è ormai penetrato nei gangli decisionali della FED e sarà Powell a decidere, di fatto, da quale parte la bilancia dovrà pendere.

Molto presto sapremo il successore di Powell, che si avvicenderà nel ruolo di capo della FED da maggio del 2026.

Sarà nominato da Trump e per la prima volta nella storia, puoi contarci, vedremo una FED completamente asservita ai voleri presidenziali.

Non abbiamo alcun dubbio che nel medio periodo questo corrisponderà ad una turbolenza sui mercati: la politica monetaria in mano a Trump ricorda molto l’immagine evocata a suo tempo da Tremonti con Dracula a capo dell’Avis.

 

Dati macro.

La normalità dei dati macro non è ancora del tutto ripristinata: ma nella settimana entrante, anziché il non-farm payroll del venerdì, sul piano occupazionale, avremo l’ADP non farm-employment e le unemployment claims, rispettivamente mercoledì 3 e giovedì 4 dicembre.

Altrettanto rilevante sarà il PCE di venerdì 5 dicembre.

 

WEBINAR

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Conclusioni.

Il mese migliore per le borse si è trasformato nel mese peggiore degli ultimi sei.

E’ un sintomo di qualche cosa che sta cambiando?

Sicuramente l’umore degli investitori non è quello che aveva dominato il mercato da metà aprile a metà ottobre.

La paura, misurata dai nostri indicatori proprietari, rimane alta, malgrado il rimbalzo degli indici e la prima violazione di resistenze importanti.

Sarà solo una attenuazione del sentiment negativo che potrà riportare i mercati allo splendore degli scorsi mesi.

 

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Maurizio Monti Editore Traders' Magazine Italia

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