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Il trading vincente di Winston Churchill

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Tutt’altro che facile.

 

Winston Churchill come in pochi lo ricordano.
Quando pensiamo alla Prima Guerra Mondiale, immaginiamo spesso trincee infinite, soldati coperti di fango e lunghe battaglie di logoramento.

Tuttavia, dietro le scene più famose di quel conflitto, c’era un fattore decisivo che cambiò per sempre il modo di fare la guerra: il petrolio.

E tra i protagonisti di questa trasformazione ci fu un giovane politico britannico che, a soli 38 anni, osò prendere una decisione visionaria: Winston Churchill.

Nel 1912, in qualità di Primo Lord dell’Ammiragliato (la carica più alta della Royal Navy britannica), Churchill ordinò un cambiamento che sembrò insolito, persino sconsiderato: sostituire il carbone, il combustibile tradizionale per le navi da guerra britanniche, con il petrolio.

La mossa divise le opinioni, suscitò critiche e persino scherni, ma col tempo si sarebbe rivelata una delle mosse strategiche più influenti del XX secolo.

La supremazia navale britannica in discussione.
All’inizio del XX secolo, la Gran Bretagna era la principale potenza navale mondiale.

La sua flotta di corazzate e incrociatori, alimentata da carbone gallese di eccellente qualità, garantiva il controllo delle rotte marittime e quindi la sicurezza dell’Impero britannico.

Il carbone, abbondante e di produzione nazionale, sembrava una risorsa perfetta: garantiva l’indipendenza energetica, era relativamente economico ed era sostenuto da una potente industria mineraria nazionale.

Tuttavia, c’era un problema crescente: la Germania.

L’Impero tedesco, sotto Guglielmo II, aveva dedicato anni allo sviluppo di una marina moderna e potente con cui intendeva sfidare la Gran Bretagna.

In questa corsa, ogni piccolo vantaggio tecnologico poteva far pendere la bilancia.

Fu in tale contesto che si iniziò a prendere in considerazione l’uso del petrolio.

Questo combustibile presentava diversi chiari vantaggi rispetto al carbone: generava più energia per unità di peso, il che significava navi più veloci; occupava meno spazio, liberando spazio per armi o rifornimenti; e, soprattutto, poteva essere rifornito più rapidamente, poiché non richiedeva il lavoro manuale di caricare tonnellate di carbone nelle stive.

Ma c’era un enorme svantaggio: la Gran Bretagna all’epoca non aveva riserve petrolifere proprie.

Investire nel petrolio significava dipendere da forniture esterne, principalmente dalla Persia (l’attuale Iran), dove l’Anglo-Persian Oil Company – una società in cui lo stesso governo britannico avrebbe presto investito – stava iniziando a sfruttare i giacimenti petroliferi.

Churchill, il politico visionario.
Churchill non era un uomo che si lasciava intimidire dalla tradizione o dalla paura dell’ignoto.

Dopo aver studiato relazioni tecniche e ricevuto consigli da esperti, prese una decisione che avrebbe segnato la storia: ordinare la graduale conversione della flotta britannica al petrolio.

Nel suo discorso alla Camera dei Comuni, Churchill difese la misura con una frase che riassume l’entità del cambiamento.

Il petrolio ci dà più velocità, più potenza, più efficienza. Dobbiamo averlo. Ma non ce l’abbiamo. Pertanto, dobbiamo garantirne la sicurezza di approviggionamento“.

La transizione non fu facile.

Ci fu una forte opposizione all’interno della Marina stessa, dove molti ufficiali diffidavano di un carburante straniero ed “esotico“.

Anche i minatori britannici, preoccupati per la perdita di posti di lavoro, fecero pressioni contro la misura.

Tuttavia, Churchill rimase fermo sulla sua posizione.

Nel 1914, all’inizio della Prima Guerra Mondiale, una parte significativa della Royal Navy era già alimentata a petrolio.

 

Impatto sulla Grande Guerra.
La decisione diede rapidamente i suoi frutti.

Le navi britanniche alimentate a petrolio si dimostrarono più veloci e manovrabili di quelle tedesche, offrendo un vantaggio cruciale in battaglie navali come la battaglia dello Jutland del 1916, il più grande scontro navale della guerra.

Il carbone richiedeva enormi scorte ed equipaggi umani per muoversi; una nave poteva impiegare ore, persino giorni, per rifornirsi.

Al contrario, le navi alimentate a petrolio potevano essere rifornite più rapidamente, consentendo alla flotta britannica di rimanere in azione più a lungo e con maggiore flessibilità.

Inoltre, il petrolio permise un ulteriore progresso tecnologico: l’emergere di nuove classi di navi più veloci, come i cacciatorpediniere e gli incrociatori leggeri, che giocarono un ruolo fondamentale nella guerra antisommergibile contro i temuti U-Boot tedeschi.

Anche sulla terraferma, il petrolio iniziò a essere decisivo.

Veicoli a motore, carri armati e aerei necessitavano di derivati​​del petrolio greggio.

La Prima Guerra Mondiale fu, in questo senso, la prima grande guerra “industriale” in cui la mobilità dipese sempre più dal petrolio.

La geopolitica del petrolio.
La scommessa di Churchill non solo trasformò la guerra, ma ne ridisegnò anche la mappa geopolitica.

Nel 1914, poco prima dello scoppio del conflitto, il governo britannico acquisì il 51% della Anglo-Persian Oil Company, garantendo così un approvvigionamento diretto di petrolio per la Marina.

Questa decisione fu il seme di quella che sarebbe poi diventata la BP (British Petroleum), uno dei giganti dell’energia del XX secolo.

Improvvisamente, il Medio Oriente, fino ad allora una regione marginale nella politica mondiale, divenne un territorio strategico di primaria importanza.

Controllarne le risorse significava controllare la mobilità militare e, di conseguenza, l’equilibrio di potere globale.

Questo cambiamento influenzò anche la diplomazia.

Gran Bretagna e Francia si assicurarono sfere di influenza in Medio Oriente alla fine della guerra (Accordi Sykes-Picot, 1916), con un occhio non solo alla geografia politica, ma anche ai giacimenti petroliferi.

 

Una scommessa che segnò il XX secolo.
La decisione di Churchill si rivelò un successo storico.

Garantendo la supremazia navale britannica durante la Prima Guerra Mondiale, il petrolio consolidò il suo ruolo di risorsa strategica più importante del XX secolo.

Il carbone aveva alimentato la Rivoluzione Industriale, ma fu il petrolio a trasformare la guerra, l’economia e la politica internazionale.

Da quel momento in poi, nessuna grande potenza poté ignorare il ruolo centrale di questa risorsa.

Churchill, anni dopo, avrebbe riconosciuto il rischio corso:

La sicurezza e il potere della Gran Bretagna si basavano sul petrolio, e ci siamo riusciti“.

Curiosità: La resilienza della tradizione.
Un dettaglio curioso è che molti ammiragli britannici inizialmente deridevano l'”esperimento del petrolio“.

Le navi che utilizzavano questo carburante venivano soprannominate in modo dispregiativo “petroliere“, quasi fossero imbarcazioni fragili e inaffidabili.

Tuttavia, quella stessa innovazione diede origine a un nuovo concetto di nave militare: le petroliere, che presto divennero una parte vitale delle flotte.

Un altro aspetto curioso: nei primi anni, i marinai dicevano di preferire il carbone perché almeno forniva loro più calore all’interno della nave in inverno.

Il petrolio era più pulito ed efficiente, ma meno “caldo” per l’uso quotidiano.

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P.S.: Dalla storia di Churchill e del petrolio, apprendiamo una lezione importante.

Anticipare i cambiamenti strutturali: ti dice niente dell’importanza strategica che ha tutto questo nel trading e nella finanza operativa?

E se non anticipi, devi prendere atto quando c’è un “prima e un dopo”.

Perché i mercati cambiano, e con essi cambiano le strategie.

Non possiamo aggrapparci a “ciò che ha sempre funzionato” ma abituarci che le trasformazioni del mercato ci obbligano a valutare i rischi e ad agire con una visione lungimirante.

Tutt’altro che facile, ma necessario.

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