21 febbraio 2018

Recensione del film alla Coen senza esserlo che cavalcherà gli Oscar con McDormand-Rockwell

Anni… forse 80 o 90 oppure 2018. Mildred Hayes vive in una qualsiasi provincia americana in condizioni non agiate e in un contesto non propriamente libero da pregiudizi, da mafie locali, da ghettizzazione, da ingiustizie sociali. Mildred ha una famiglia, una famiglia distrutta. Il giovane figlio, Robbie, è in casa con lei, mentre il marito, da cui è ormai divorziata, gironzola per la cittadina con una bella diciannovenne non esattamente dotata di acume. Il vero dolore che lacera l’anima e il cuore di Mildred è implacabile e si chiama Angela: l’adolescente, figlia di Mildred e dell’ex marito, barbaramente uccisa, bruciata viva, un anno prima. Mildred, persuasa che la polizia non abbia fatto abbastanza per arrivare al colpevole, sviluppa l’intento di lottare ad ogni costo, in sfida alle convenzioni socialmente dettate, per scovare il mostro che le ha portato via Angela e lo fa con un’azione chiaramente provocatoria volta a creare lo sconvolgimento necessario per spingere chi sa o ha visto a parlare e soprattutto la polizia a riprendere il caso in mano con proattività e determinazione. Lo fa in modo legale ma nell’ottica dell’affronto: affitta 3 grossi cartelli pubblicitari che, in sequenza, sono ben visibili percorrendo una strada poco battuta e proprio per questo liberi da tempo da altre affissioni. Lo fa accusando apertamente l’irreprensibile -a detta di tutti- sceriffo Willoughby, il capo della polizia che in quanto tale è per Mildred il maggiore responsabile.

F1) Locandina del film e trailer

La locandina del film “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” di Martin Mcdonagh. Fonte: https://mr.comingsoon.it/imgdb/locandine/big/53817.jpg  Trailer del film: www.youtube.com/watch?v=Jit3YhGx5pU

Un provincialismo che serpeggia anche nella grande città
I personaggi, nonostante il film si ca
taloghi come drammatico, sono esilaranti, nel rispetto di quello humour tipico dei fratelli Coen, qui solo fonte di ispirazione, forse anche per la presenza dell’ottima McDormand, moglie di uno dei due, ed autori indimenticabili di ‘Fargo’, uno humour che ondeggia fra il noir e un delicato filone grottesco, fra la drammaticità di storia ed eventi e l’ilarità di situazioni tragicomiche nelle quali spesso ci riconosciamo o volutamente marcate per farci ridere sì, ma anche profondamente riflettere, proprio per sottolineare la durezza del tema principe. Ciò intorno a cui il film, a livello di narrazione, ruota è il brutale assassinio della giovanissima Angela con la conseguente ricerca della verità da parte della madre Mildred, speranzosa così di mettere a tacere le grida strazianti che in lei non smettono di esistere e di accusarla. Mildred, in un momento del film, in un playback, litiga con Angela, ancora viva, e le nega di poter prendere la macchina urlandole di avviarsi a piedi, cosa che la ragazza, ancora una volta indispettita da quella mamma mai allineata, fa. Non arriverà a destinazione.

Da contraltare al personaggio di Mildred, tutto meno che una delicata e raffinata signora depressa, incontriamo lo sceriffo Willoughby, gravemente malato di cancro al pancreas e sinceramente dedito alla sua professione, con serietà e passione e con un senso degli altri raro. Accanto a lui: Jason, il poliziotto alcolizzato e con un problema fin da piccolo di concentrazione, insomma chi chiameremmo grettamente ‘lo scemo del villaggio’. Jason vive con l’anziana madre, una donnetta attaccata alla bottiglia, nullafacente, morbosa con il figlio che tratta ancora come un bambino, piena di pregiudizi che trasferisce inesorabilmente a quest’ultimo, incitandolo ad atti violenti, ultimo dei quali l’aggressione al giovane Red, incaricato di riscuotere l’affitto dei tre manifesti. L’uomo viene così espulso dal corpo di polizia da Abercrombie, sostituto di Willoughby, frattanto mancato. Jason, che rappresenta la piccola mentalità di paese, tutta pregiudizi e stereotipi forzati, quando sente il nuovo capo, di colore, offendere i suoi colleghi, esclama lui il discriminatore per eccellenza di chi non ha la pelle lattea, “ma questo è razzista”.

F2) Un momento del film con Rockwell e Harrelson

Un momento del film con gli straordinari interpreti di Jason e Willoughby. Fonte:http://cdn.collider.com/wp-content/uploads/2017/09/woody-harrelson-sam-rockwell-three-billboards-outside-ebbing-missouri.jpg


Spunti di riflessione e una sola cura: l’affetto sincero
Nel corso del film, perfettamente diretto e magistralmente interpretato, sceneggiato da un bravissimo Mcdonagh, anche regista dello stesso, tanti gli spunti, ironici perché fondati sulla realtà, su cui soffermarsi per riconoscere le debolezze umane e la tendenza di chiunqu
e di noi a rassicurarsi dietro a convinzioni popolari e parametri culturali che invece ci gambizzano socio-moralmente. Il bianco che odia i neri, l’uomo libero di declassare la donna, la setta religiosa di uomini di chiesa che con l’omertà sono colpevoli quanto chi di loro commette abusi e violenze, il nano emarginato nonostante la sua grandezza d’animo e l’intelligenza, il figlio di mammà che ne sarebbe danneggiato definitivamente se non fosse per un capo (Willoughby), per lui un vate soprattutto post-mortem, grazie al quale troverà la motivazione dentro di sé a migliorarsi, il maturo, solo per età anagrafica probabilmente, che va con la ragazzetta e quest’ultima dotata di giovinezza e beltà ma non di cervello al punto da suscitare nell’ex moglie di lui un senso protettivo in luogo del comprensibile odio da competizione.

F3) Un momento delle riprese del film con il duo McDormand/Rockwell

Un momento (durante le riprese) di confronto fra i 2 personaggi principali. Fonte:https://media.vanityfair.com/photos/5a03395fe4723425cb973782/master/w_690,c_limit/Embed-01-Sam-Rockwell-Interview.jpg

E potrei continuare per pagine e pagine, mentre mi fermo e dico: questo è un cinema da premiare, un cinema di altissimo livello cui il nostro paese oggi dovrebbe ispirarsi, abbandonando il facile guadagno di quei film, come se ne vedono ora in programmazione, caratterizzati da celebri canzoni, attori ripresi in gruppo da qualche produzione passata e dialoghi scritti da sceneggiatori talvolta persino improvvisati, senza uno scopo né un messaggio, ma con il solo obiettivo, che ha stufato, di distrarre il popolo italiano invitato alla non-riflessione. Per fortuna Guadagnino ci porta alla notte degli Oscar tenendo alto il nostro nome e la qualità di chi vive qui, dove c’è gente che vale ma troppo spesso viene ‘superata’ da meccanismi legati a opportunismi e interessi economici. L’Italia può ancora dare molto. Anche artisticamente, anche in collaborazioni internazionali.

F4) Un bellissimo e intenso primo piano dell’attrice sessantenne Frances McDormand

Uno scatto professionale dell’eccelsa protagonista del film Frances McDormand. Fonte: https://s-media-cache-ak0.pinimg.com/originals/74/ac/1b/74ac1b166d655482b1db7c2c76b290b9.jpg

F5) La vera espressione del fascinoso ed intenso Sam Rockwell

Uno scatto professionale del superlativo Sam Rockwell, alias Jason nel film. Fonte: www.tvovermind.com/wp-content/uploads/2017/09/sam_rockwell.jpg

 

Una Attrice che porta alla ribalta una leading lady della porta accanto
Frances McDormand coniugata Coen è una straordinaria attrice classe 1957. I segni dei suoi compiuti 60 anni sono ben evidenti, forse quasi ostentati, nessun trucco (apparentemente), nessun rifacimento estetico, nessun ritocco e molto coraggio. Io sono commossa davanti alla capacità introspettiva di questa artista, alla resa tutt’altro che banale, probabilmente nemmeno lei lo è, dei suoi personaggi. Ricordo bene la sua poliziotta in Fargo e sono ammirata da Mildred che nella scena conclusiva del film, finalmente, si lascia andare a una risata che arriva dritto al nostro cuore, che è potente, quanto il nuovo inizio della sua vita. Perché Mildred ride? Perché comprende che il discutibile, poi riscattatosi, Jason è con lei, la sostiene, la vuole aiutare veramente e rischia la vita per farlo. Non è più da sola.

Anche James la ama, piccolo di statura ma altissimo di generosità. E lui, Jason, ispirato dal defunto Willoughby, ha in Mildred l’amica che non lo emargina, gli sta vicino, lo capisce. Sam Rockwell dà una prova di sé come attore che andrebbe premiata almeno con un Oscar, perché se c’è una sfida grande come una casa per un attore è rendere un personaggio con un problema mentale o anche solo con una poco sviluppata intelligenza senza che ne risulti una macchietta e lui è sublime. A conclusione di questo film che può far parlare per ore e andrà rivisto più volte per coglierne ogni dettaglio, ogni spunto, qual è veramente il finale? È un lieto fine sì. È il sentimento incoraggiante e in fondo rassicurante che lega i personaggi che, a dispetto di qualsiasi odiosa discriminazione sociale e culturale, lottano uniti nel nome di una giusta causa.

F6) Gli attori protagonisti del film agli ultimi Golden Globes

Parte del cast del film, con da sinistra il regista Mcdonagh, ai Golden Globes 2018. Fonte: http://darumaview.it/wp-content/uploads/2018/01/tre-manifesti-ebbing-missouri-globe-copertina-1000×525.jpg 

Alessandra Basile

Attrice e Autrice. Inoltre collabora con la Comunicazione corporate di un’azienda. E’ Life Coach ICF e dal 2018 Mediatore giudiziario. Presiede l’Associazione filodrammatica Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, “Dolores”, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ama scrivere di film, spettacoli e personaggi.
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