Recensione del film biografico sulla finale del senatore Gary Hart alla presidenza americana nell’88

Gary Hart, uomo apparentemente impeccabile, politico preparato, iter formativo-professionale di alto profilo e ammirevole, valori umani e famigliari resi simbolo della sua filosofia di vita e del suo modus operandi come futuro presidente americano e presenza piacevole all’occhio e nei modi, fu distrutto anche politicamente dalle accuse, mosse da alcuni giornalisti d’assalto del Herald Times, di avere intrapreso una storia extraconiugale con una modella ex stagista impegnata nella sua campagna elettorale e decise di ritirarsi dalla ascesa politica cui fino a poco tempo prima era dato per vincitore. Hart, per la precisione, era considerato il candidato ideale per la corsa e la vittoria dei democratici alla Casa Bianca e la sua campagna presidenziale partiva con dodici punti di vantaggio nei sondaggi. La donna con cui fu ‘pizzicato’ fu Donna Rice, una bella bionda forse un po’ ingenua o al contrario di un’ambizione senza limiti, ma comunque vittima essa stessa degli effetti dello scandalo sessuale; questo tipo di ‘incidenti’ non era perdonato nell’America puritana, ancora negli anni 80 del secolo scorso, al punto da condizionare una carriera e una vita pubblica, mentre anni dopo le cose sarebbero andate diversamente se si pensa alla faccenda Bill Clinton. Se poi addirittura si pensa al nostro paese, per esempio al redivivo Berlusconi e ai suoi scambi con Putin, non c’è confronto con la rigidità, vera o formale, dei lontani statunitensi: da noi, come Sorrentino in ‘Loro’ 1 e 2 evidenzia con ore di nauseanti scene scabrose, il potente del momento e i suoi alleati, con tanto di scagnozzi, se non hanno giri di donne e simili sono mosche bianche nel panorama globale. Fu Michael Dukakis a vincere il ticket con il ritiro di Hart ma venne poi sconfitto dal repubblicano George Bush.

F1) Locandina del film e trailer

La locandina del film “The front runner” di Jason Reitman.
Fonte: https://www.sonypictures.com/movies/thefrontrunner/assets/images/onesheet.jpg
Trailer del film: www.youtube.com/watch?v=sldfqnMKZ4U

Il lavoro scomodo ma a volte anche poco corretto dei giornalisti
Il film punta, oltre che a narrare le vicende politiche e retrostanti del protagonista, come pure quelle dello stesso famigliari e socio-mondane, anche a mettere in luce il ritmo snervante, la durezza, la pronta decisione, lo stress, l’ambizione, l’intelligenza pratica e di risultato immediato, la creatività, la capacità di rivoltare, se ciò è necessario o consigliabile per una maggiore diffusione della testata d’interesse, la notizia o di romanzarla scostandosi più o meno dalla sua stessa veridicità, l’abilità a condividere (oppure no) l’informazione, all’interno del suo gruppo o, volendosene staccare, all’esterno, la professione di chi svolge l’attività di giornalista. Ed è un mestiere quello che, come per gli artisti, abbisogna di forti agganci o almeno passione e grinta. Talvolta, appunto, anche di una certa spregiudicatezza, come per il giovane ragazzo di colore del film, A.J. Parker, un reporter del Washington Post che viene ben accolto, anche per una simpatia fortunata nei suoi confronti, dal senatore Hart, ma che, proprio nell’occasione di una importante conferenza stampa dove l’uomo di potere viene attaccato per lo scandalo che l’ha coinvolto, alla possibilità di fargli una domanda pubblica gli pone quesiti specifici sul senso del matrimonio, sull’adulterio e sull’eventualità che egli l’abbia effettivamente commesso. Segue l’annuncio ufficiale della resa di Hart, che quindi rinuncia a candidarsi a nuovo Presidente degli Stati Uniti per tornare alla vita ‘normale’ con la moglie, donna forte che non lo abbandona.

F2) Hugh Jackman e Gary Hart, una forte somiglianza

L’attore e il suo personaggio, realmente esistito, a confronto.
Fonte: https://pmcvariety.files.wordpress.com/2018/11/front-runner-gary-hart.jpg?w=1000

Un peccato madornale per il quale non c’è soluzione: un’intera carriera al vento
Hart ha un curriculum di tutto rispetto, è distinto a sufficienza, sportivo, attendibile, in grado di parlare in modo chiaro alla gente e, come sosteneva Nixon, “Non ho mai conosciuto un uomo di maggior talento a sbrogliare le matasse della politica, così che ognuno riesca a capire di cosa si tratti.”, accusandolo anche di non volere condividere con le persone troppo di sé come persona, come privato cittadino, mentre “Tutto ciò che le persone gli chiedono è di posare per una foto. Questo lui non lo capirà mai”. Così, quando lo scandalo legato alla sua presunta liason con la bella Donna Rice venne fuori, egli sperò di riportare poi la faccenda a un dettaglio della sua ascesa politica e di ridicolizzare e, in tal modo, smentire una certa fazione di reporter e testate e di accusare un certo modo di fare giornalismo, mentre il suo continuo diniego e la decisione protratta fino alla fine di non raccontare nulla della sua vita privata, né della giovane donna, lo portarono poco a poco alla ghigliottina popolare. Giustamente, almeno secondo me, egli ribadì più volte che comunque, dato il ruolo per il quale si andava a proporre, rilevavano anche i suoi studi e la formazione, l’esperienza professionale e tutte le attività svolte fino a quel momento e grazie alle quali egli partiva con un punteggio che lo dava preferito all’assunzione della carica in questione. Ma proprio lui dichiarava e sosteneva con decisione anche l’importanza della famiglia convenzionalmente intesa e del vincolo matrimoniale. Viene da pensare che l’invidia abbia condotto i giochi: se non fosse stato il possibile futuro capo degli Stati Uniti, nessuno si sarebbe interessato tanto a fondo delle sue scappatelle. D’altra parte, come un personaggio del film ricorda di aver detto in tono di avviso a Hart, quando si è a quei livelli di potere e notorietà, non c’è veramente una privacy e, consci di ciò, il comportamento deve sempre essere in linea con quanto si afferma e con ciò che si rappresenta. È chiaro che questa faccenda fece perdere a Hart per gran parte (o tutte?) le persone pronte a votare di sesso femminile. Da noi, ahimè, non è questa la reazione di fronte a ben più gravi atteggiamenti irrispettosi nei confronti delle donne e azioni di sfruttamento di chi è più debole sul piano del potere o economico. Non proteggo chi, per soldi o notorietà, cede alle lusinghe del potente di turno, non difendo né ammiro, tutt’al contrario !, chi è entrato nel giro delle olgettine, delle “parlamentarine”, insomma delle 130 (tante quelle di cui si è saputo) ragazze di Arcore e di palazzo Grazioli, ma contesto con forza il permissivismo latente e evidente del quale la società italiana, tutta, è profondamente permeata. Allora, la domanda è: meglio un bel puritanesimo attivato soprattutto per distruggere personaggi scomodi altrimenti troppo potenti e poco gestibili o un meravigliosa indulgenza che ci potrebbe far vergognare per anni? Immagino che i latini dicessero il giusto con ‘in medio stat virtus’. Sono anzitutto Attrice, so bene di cosa parlo. Concludo, menzionando la moglie di Hart che lo sostenne, a dispetto di tutto e tutti, in nome di quei 30 anni di vita passati con lui. Non gli volta le spalle nemmeno quando ne avrebbe ogni diritto. Come spesso accade, dietro a un grande uomo vi è una grande donna (nell’ombra). E Hart fu un grande uomo che avrebbe probabilmente governato bene l’America e lo dimostrò in modo ironico anche nel suo discorso d’addio quando, citando Jefferson, disse “Tremo all’idea del giorno in il mio Paese avrà il presidente che si merita”. Un fatto curioso è che Donna Rice ha votato Donald Trump.

F3) Cast parziale del film

Una parte del cast del film ‘The front runner’, con il regista primo a sinistra.
Fonte: www.cpr.org/sites/default/files/styles/full-width/public/images/ap_18267772088132.jpg?itok=fuLsOoQV

F4) Il vero Gary Hart con Donna Rice

Un’immagine del vero Gary Hart con Donna Rice abbracciati in barca.
Fonte: https://i.dailymail.co.uk/1s/2018/11/19/14/6381718-6406041-image-m-7_1542637306180.jpg

Vederlo?
Sì. Parte lentamente e al tempo stesso può stizzire lo spettatore perché gli scambi di battuta sono nervosi, ‘mangiati’, non legati poiché si passa da una scena a un’altra quasi senza rispetto per chi guarda, ma il secondo tempo è assai più interessante e fa emergere le tematiche del film in modo originale e realistico, come se la prima parte del film fosse una necessaria premessa. Si tratta di fatti realmente accaduti che quindi è utile e interessante conoscere o ricordare e il film, se può appunto avere degli aspetti di resa discutibile, tuttavia è da premiare per lo sforzo e le ottime interpretazioni. Il cinema va sostenuto, perché ci regala sogni e appunto verità.
Voto: 6/7.

F5) Il libro “All the truth is out” da cui è tratto il film “The front runner”

Il libro (da cui è tratto il film) scritto da Matt Bai.
Fonte: https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/517sjSjqr4L.jpg

Alessandra Basile

Attrice e Autrice. Inoltre collabora con la Comunicazione corporate di un’azienda. E’ Life Coach ICF e dal 2018 Mediatore giudiziario. Presiede l’Associazione filodrammatica Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, “Dolores”, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ama scrivere di film, spettacoli e personaggi.
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