Recensione del film interpretato dalla Knightley, ispirato all’omonimo romanzo di Rhidian Brook

Anno 1946, Germania. Pieno dopoguerra. Risollevamento generale ma ancora molti strascichi inevitabili dei più grandi conflitti intercorsi nella storia del mondo, cui si spera sempre non possa mai seguire il terzo tante volte temuto e previsto a voce. Il contrasto fra chi scava nelle macerie per ritrovare corpi di parenti e amati mai rientrati né denunciati come defunti e chi torna a casa per iniziare daccapo intraprendendo una vita ricca di lussi sfrenati e festeggiamenti. Keira è Rachel Morgan ed è la moglie di un colonnello britannico di nome Lewis, incaricato di ricostruire la città di Amburgo distrutta dai bombardamenti (anche) inglesi. Non è scontata la convivenza fra le due fazioni post-belliche, perché a guerra finita il popolo si è diviso in filobritannici e filotedeschi, fra sostenitori e oppositori del Führer. E a peggiorare la difficile situazione irrompe, nella sperata riconquista della serenità famigliare di Rachel dopo un periodo di grande sofferenza, l’idea, anche rischiosa, di Lewis di convivere nella grande villa fuori dal centro città di Amburgo con la precedente famiglia proprietaria della stessa: così al piano nobile vive una coppia di inglesi e nella zona soffitta, o comunque nella parte più in alto meno lussuosa, vivono i Lubert, un papà tedesco e la sua figlia adolescente e ribelle Freda. Hanno però in comune un fatto importante per i due nuclei famigliari: un bombardamento ha distrutto la casa dei Morgan e ucciso il figlio; sempre a causa della guerra in corso e delle bombe lanciate, da entrambe le parti, inglesi e tedesche, i Lubert hanno perso la moglie di Stefan e mamma di Freda. Perdite così induriscono e possono profondamente unire.

F1) Locandina del film e trailer

La locandina del film “The Aftermath” di James Kent.
Fonte: www.movienewsletters.net/photos/DEU_260603R1.jpg
Trailer: www.youtube.com/watch?v=T6RRst1oKjA ; www.youtube.com/watch?v=Rwzpt8S1WLQ


Nessuno è il vincitore quando una guerra finisce
Il film tratta fra le tematiche principali proprio questa, ossia che nessuno veramente vince, tutti subiscono le conseguenze – il titolo del film allude a questo aspetto infatti – in un modo o nell’altro negative di una guerra in atto, ma anche del relativo dopoguerra ed è in quest’ultima fase che la sceneggiatura vede il suo inizio, così come il libro su cui è basata. Tutti tornano, o cercano di farlo, qualcuno con più mezzi a disposizione o con meno cari persi e dispersi, a una vita normale e di ricominciare. C’è chi scava per strada per rinvenire corpi non ancora scovati perché coperti da macerie e chi, in preziose auto dell’epoca guidate da autisti, si avvia alla dimora dove intraprenderà una nuova esistenza, dimentico, per quanto possibile, del passato. Keira/Rachel viaggia su quella vettura, dopo essere stata presa alla stazione dal marito che incontra solo dopo parecchio, poiché lui, il colonnello Lewis, si trova già da tempo ad Amburgo per lavoro. Quando Rachel arriva alla villa ne nota la distanza da tutto, temendo una sorta d’isolamento, ma, felice di essere di nuovo con il marito, conta sulla sua presenza per non sentirsi sola. Quando Lewis decide di accogliere in casa i precedenti proprietari Lubert, Rachel non riesce a impedirglielo e si sottomette alla decisione con preoccupazione e odio. Preoccupazione, perché in tempo di guerra le due famiglie si sarebbero temute a vicenda; odio, perché a portare via gli anzidetti componenti famigliari sono stati i nemici. Nessuno è veramente vincitore e questo è ciò che muove Lewis all’azzardata scelta, mentre essere in pace non è una conseguenza della fine della guerra ma richiede una volontà e una capacità di perdono e di tolleranza esemplari. A dimostrazione che la guerra è alle spalle, Lewis, stanco di vedere gente di qualsiasi appartenenza morire o uccidere, sente che ospitare dei tedeschi rimasti senza grandi possibilità e affranti dalla morte della moglie e madre e farlo proprio nella casa un tempo di loro proprietà, per aiutarli non espropriandoli, sia una scelta giusta e un modo per sé di assolversi per gli atti violenti che ha necessariamente compiuto in guerra.

 

F2) Due intensi momenti del film: Keira Knightley con Jason Clarke e Alexander Skarsgård

Nella figure 2a e 2b due momenti del film con Keira Kneigthley e i due attori maschili principali.
Fonte:www.thetimes.co.uk/imageserver/image/methode%2Fsundaytimes%2Fprod%2Fweb%2Fbin%2F61a302e8-31fd-11e9-88d5-03e8c292b702.jpg?crop=2667%2C1500%2C0%2C0&resize=685
Fonte: https://cdn-03.independent.ie/incoming/article37867789.ece/a7c35/AUTOCROP/w620/the%20aftermath.jpg


La sorpresa di conoscere qualcuno veramente
Rachel e Stefan, che è un celebre architetto ma al momento deve ricostruire la sua vita anche professionale ed è quindi molto presente nella bella dimora, soli insieme – ossia senza  Lewis e senza Freda, lui impegnato tutto il giorno e spesso anche alla sera con il suo difficile lavoro di ricostruzione della città bombardata e la tenuta sotto controllo delle masse di gente arrabbiata e violenta e lei che frequenta la scuola liceale e si comincia pericolosamente a vedere con un ribelle adorante del Führer – sono costretti a conoscersi. Proprio la reciproca solitudine e il bisogno di riempire quel vuoto angosciante di entrambi e di alleviare il loro dolore causato da cicatrici che non riescono a riemarginarsi li spinge uno nelle braccia dell’altra. La vera sorpresa arriverà alla fine del film, perché è chiaro che nemmeno Rachel e Lewis si conoscono nel profondo soprattutto dopo la terribile perdita subita, perché un evento tanto doloroso non è cosa superabile solo con il passaggio del tempo e i sentimenti di rabbia, perdono, tristezza non sono di facile disponibilità per tutti, soprattutto se a doverli riconoscere e esprimere è un colonnello dell’esercito; così l’incomprensione fra due persone che pure si amano è evidente e, protratta per mesi o anni, è durissima da sciogliere. Il tradimento della moglie venuto alla luce costringerà entrambi i coniugi a guardarsi dentro con coraggio e a guardarsi reciprocamente con reale empatia.

 

F3) Anthea Brook nella foto: ad essa è ispirato il personaggio di Keira, Rachel

La Brook family, realmente esistita. Il film prende spunto dalla loro storia.
Fonte:https://ichef.bbci.co.uk/news/660/cpsprodpb/10DA0/production/_105842096_kim3.jpg


Vederlo?

Assolutamente sì, perché è un film, a mio parere, perfetto. La storia ma soprattutto il punto di vista di chi l’ha scritto o dell’autore del libro che l’ha ispirato è interessantissimo e ha un fondamento. A parte ciò, regia, fotografia in primis, attori, tutto è di grandissima qualità. La Knightley, ormai giustamente designata quasi solo per ruoli storici, è qui strepitosa e, secondo me, più bella che mai. Tutto è congegnato con dovizia di particolari, al punto che ci si immedesima nella protagonista anche nelle scelte che sta per fare, come se questo bellissimo film sapesse trasportare in modo naturale lo spettatore nei passaggi della storia, uno ad uno. Voto: 9,5.


F4) Il regista del film ‘The Aftermath’ con Keira Knightley

Il regista del film, James Kent, in un photo shooting ufficiale con la Knightley.
Fonte: www.google.com

 

Alessandra Basile

Attrice e Autrice. Inoltre collabora con la Comunicazione corporate di un’azienda. E’ Life Coach ICF e dal 2018 Mediatore giudiziario. Presiede l’Associazione filodrammatica Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, “Dolores”, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ama scrivere di film, spettacoli e personaggi.
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