Recensione del passato adattamento cinematografico dell’omonima opera di David Hare

Magistrale come sempre Meryl Streep, nei panni in questo caso di una donna problematica, grande sognatrice, vittima delle conseguenze della guerra e dei cambiamenti caratterizzanti il dopoguerra, fragile nel profondo e quasi glaciale nell’aspetto e nell’attitudine soprattutto verso il sesso opposto, lo stesso che, come si legge nelle prime pagine dell’opera di Hare e come si vede nei primi minuti di questo film, la illude per poi disilluderla, desiderosa di un cambiamento radicale nel mondo e in sé ma assolutamente incapace di attuarlo e, infine, dipendente dalla debolezza, che lei stessa verso la fine della storia riconosce, di perdere il controllo, al punto di arrivare quasi a uccidere un uomo. Non resiste Susan, questo il nome della protagonista, alle convenzioni sociali, alle buone maniere in stile britannico, alla mancanza di ispirazione ed ‘excitement’, all’appiattimento di una certa vita nobil-borghese, ai soldi che garantiscono la noia, al ruolo costretto e un po’ ristretto della donna, all’abbigliamento adeguato secondo i costumi dell’epoca, non resiste e compensa i pochi momenti di passiva accettazione con altri di isteria in pubblico, di aggressione alla carta parati di casa e di distruzione di qualsiasi oggetto presente nella ricca dimora del marito, di dichiarazioni di suicidio in pubblici uffici e di iniziative rischiose come sparare con una pistola carica contro il malcapitato.

Il film fu girato, nel 1985, da Fred Schepisi, il quale, oltre ad altri film di successo, diresse anche ‘Un grido nella notte’ (Evil Angels), ispirato a una storia vera e interpretato dalla stessa Streep, che, grazie alla sua personificazione, semplicemente eccellente, di Lindy Chamberlain, si portò a casa il premio, vinto al Festival di Cannes del 1989, come migliore interprete femminile. Meryl Streep ha interpretato fino a oggi decine e decine di film, venendo nominata agli Oscar per 21 volte, di cui la prima fu a 30 anni per ‘Il cacciatore’(The Deer Hunter) di Michael Cimino. La sua carriera artistica, postuma, benché l’interesse per la recitazione fosse nato quando era ancora piccola, a una laurea a Yale nel 1975, prese il via con il teatro impegnato di New York e poi in quel di Broadway, passando quindi alla televisione. Ciò considerato, si può dire che il suo primo Oscar, vinto per ‘Kramer contro Kramer’ (Kramer vs. Kramer) del 1980 (a 31 anni), e il suo secondo Oscar, vinto per ‘La scelta di Sofia’ (Sophie’s choice) del 1983 (a 34 anni), arrivarono presto nella vita e nella strada costellata di futuri successi di un’attrice straordinaria a tutt’oggi insuperabile. Non rinunciò a una vita da bambina, né a un percorso studi compresi quelli universitari, né poi a farsi una famiglia di 4 figli e un solo marito, né alla sua privacy. Ed è la numero uno al mondo.

F1) Locandina del film e trailer

La locandina del film “Plenty” di Fred Schepisi
Fonte: https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/51Aw1ahBtzL._SY445_.jpg
Trailer: www.youtube.com/watch?v=2wW_J798Mws


Susan Traherne
Durante la seconda guerra mondiale Susan, la protagonista, è una partigiana francese, ma, finita la guerra, anche per via di un’iniziale delusione amorosa con un collega inglese, la stabilità della donna è messa a dura prova: vuole tutto ciò che desidera pensando che così si può realizzare e, grazie a un fascino innato, tipico di chi non è scontato né prevedibile e non è al 100% presente affettivamente, si lega a diversi uomini che se ne innamorano e ricevono come ricompensa di ciò una grande sofferenza. In particolare, ciò tocca al commerciante Mick, da cui Susan vorrebbe un figlio ma nessuna relazione duratura né coinvolgimento dell’uomo nella vita del nascituro, e del diplomatico presso l’ambasciata inglese Raymond, con cui si fidanza per poi lasciarlo e infine, tempo dopo, sposarlo solo perché grata di averla voluta nonostante e dopo un esaurimento nervoso. Anche questo legame non resiste e, nel frattempo, i comportamenti antisociali e irrazionali della donna creano serissimi problemi a Raymond nel suo contesto professionale. Lui però continua ad amarla e a soffrire. Alla fine Susan viene ritrovata da Lazar, il collega inglese che a inizio storia ama e perde subito, con cui condivide di nuovo qualche ora di intimità. Ancora una volta lui se ne va. Nelle ultime immagini del film, i ricordi della sua giovinezza nella campagna francese affollano la mente e il cuore di Susan.

 

F2) Un incredibile primo piano della bella e intensa Meryl Streep

Una Meryl Streep dal volto di porcellana e dallo sguardo con un mondo dietro.
Fonte: https://1.bp.blogspot.com/-qJ0LWw3M_-Q/W4_xFEiAoXI/AAAAAAAI8Mk/2WHBFMeynqo8PGNTVCtplIQFYGF7ZB_XACLcBGAs/s1600/001%2BMeryl%2BStreep%2Bas%2BSusan%2BTraherne.jpg


Cast

Ad accompagnare la grande Meryl in questa avventura cinematografica, nel difficile viaggio psicoemotivo attraverso la mente e la personalità contorta di Susan, mai giudicandola ma cercando piuttosto di capirla e carpirne le ragioni profonde sebbene anticonvenzionali e condannabili dai più, concorrono attori e personaggi noti e particolarmente bravi. Ricordo: Sting nei panni del giovane Mick, Charles Dance in quelli più altolocati del diplomatico Raymond Brock, Sam Neil come Lazar l’amante fuggitivo, Tracey Ullman come la giovanissima Alice Park con cui Susan va a convivere. E poi: John Gielgud, Ian McKellen, Hugh Laurie. E il regista Fred Scepisi, il cui ultimo film Words and Pictures del 2013 vede come protagonisti degli altrettanti interpreti straordinari dei nostri tempi come Clive Owen e Juliette Binoche. E poi e per primo non va dimenticato il già menzionato David Hare che, fra le tante opere teatrali di cui è stato autore e con successo, scrisse una in particolare, assai interessante, dal titolo ‘The secret rapture’ (lett: ‘Il ratto segreto’). Ne consiglio la lettura. Desidero avanzare una nota infine sulla storia, sullo svolgimento dei fatti nel film, sulla regia stessa, eccellente quanto agli attori e alla resa di un testo già ottimamente ispirato (da Hare appunto), perché non ritengo, come ho letto anche in una recensione di tantissimi anni fa trovata per caso cercando del materiale su questo film agé, che ci sia fluidità da una scena all’altra e che lo spettatore sia aiutato a entrare nel cuore degli eventi, ma, al contrario, difficile è per chi guarda la comprensione dei passaggi scenici.

 

F3) Il regista Fred Schepisi oggi

Un’immagine odierna del regista di ‘Plenty’.
Fonte:https://image.tmdb.org/t/p/w235_and_h235_face/gN30W0bFd4p55fiCT3oeBFVJqs9.jpg


Vederlo?

Sì se fosse possibile e lo è se si compera quella vecchia cosa chiamata dvd (!) come ho fatto io qualche tempo fa, online. Devo aver sbagliato qualcosa perché mi sono arrivati due dvd invece di uno. Ma vederlo sì è valsa la pena, meglio in lingua originale, si può anche optare per i sottotitoli italiani se si vuole. Perché? Perché gli anni anzi i decenni passano ma ciò è che di qualità resta e vale nei tempi dei tempi. Mi riferisco al livello degli attori coinvolti da Schepisi per ‘Plenty’ e, in particolare, all’attrice più incredibile che ancora oggi abbiamo a livello mondiale. Voto: 6/7.


F4) L’opera teatrale a cui il film si è ispirato

La copertina dell’opera teatrale di David Hare ‘Plenty’.
Fonte: https://images-na.ssl-images-amazon.com/images/I/41eJltHOMFL._SX317_BO1,204,203,200_.jpg

Alessandra Basile

Attrice e Autrice. Inoltre collabora con la Comunicazione corporate di un’azienda. E’ Life Coach ICF e dal 2018 Mediatore giudiziario. Presiede l’Associazione filodrammatica Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, “Dolores”, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ama scrivere di film, spettacoli e personaggi.
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