Recensione del film sull’ultima Stuart fra le regine inglesi e sulle sue Favorite, Sarah e Abigail

Anna Stuart nacque a Londra nel 1665 e divenne regina di Inghilterra, Scozia e Irlanda l’8 marzo di 37 anni dopo, nonché moglie dal 1683 di Giorgio di Danimarca, morto nel 1708, con cui trovò, si narra, una certa felicità domestica. La loro unione non era però ben vista politicamente, perché la Danimarca simpatizzava con la Francia nemica dell’Inghilterra, anche per il diverso modello politico, l’uno assolutista e immediato, nelle mani del monarca francese, all’epoca si trattava del Re Sole, Luigi XIV, e l’altro costituzionalista e mediato dal Parlamento come organo in grado di prendere decisioni e condizionare quelle di re o regina, che dal 1702 fu proprio Anna Stuart, succeduta alla sorella Maria e al cognato Guglielmo, i quali avevano deposto il padre di Anna, detto Giacomo II, che era così fuggito nel 1688 in Francia. Questa fu la ‘Gloriosa Rivoluzione’, ossia: da un lato, è vero, una lotta di successione in cui il dispotico Giacomo II era stato messo fuori gioco anche per la religione, avendo optato nel suo regno per il Cattolicesimo, tra l’altro aveva sposato l’italiana e cattolica Maria Beatrice d’Este, in luogo del Protestantesimo, ma, da un altro lato, segnò anche l’inizio della monarchia costituzionale caratterizzata, con il ‘Bill of Rights’ del 1689, dalle prerogative del Parlamento e dal solo potere esecutivo del re a causa dei limiti imposti alla sua autorità. Con la ‘Dichiarazione dei Diritti’ fu stabilito che a succedere al trono dopo Maria e Guglielmo fossero prima Anna e i suoi discendenti e poi i discendenti di Guglielmo nel caso di un suo successivo matrimonio: né Maria né Anna infatti avevano avuto prole. Anna non era stata educata a diventare regina, non aveva ricevuto una formazione all’altezza da bambina, solo quella di una del suo rango fra musica e lingue che comunque non furono apprese a livello particolarmente alto: dalle lettere di suo pugno era emersa una conoscenza discutibile anche della sua lingua madre. Soprattutto, non era pronta né sulla storia né sugli affari militari o le questioni di legge. Un altro limite forte di Anna era la salute: malata fin da bambina di “porfiria”, una malattia del sangue probabile causa dei futuri attacchi di gotta, era anche fortemente miope e a 12 anni aveva contratto il vaiolo che le aveva lasciato cicatrici sul volto; infine soffriva della sindrome di Hughes, un disordine autoimmune a causa del quale non era riuscita a portare a termine alcune delle 17 gravidanze. E di quelle riuscite nessuna si era conclusa con un bambino sopravvissuto per anni. Un triste destino il suo, una vita difficile e un desiderio disperato, così da film, di essere amata.

 

F1) Locandina del film e trailer

La locandina del film “La favorita” di Yorgos Lanthimos Fonte: https://pad.mymovies.it/cinemanews/2018/159013/locandina-ver.jpg Trailer del film: www.youtube.com/watch?v=YJbfR1_7hvc


Anna malata e ‘troppo’ buona
“La buona regina Anna”: così era nota, oltre che, ai suoi giorni, come “La Grande Anna” a dimostrazione della stima dei suoi contemporanei nei suoi riguardi. In verità, più tardi, gli storici la descrissero come ‘debole, sottomessa, completamente soggetta agli umori delle sue favorite’. E chi erano le favorite? Il film ci fa addentrare senza troppa classe nel mondo delle due più note, la rude, quasi un uomo, Lady Sarah Jennings, Duchessa di Marlborough, e la di quest’ultima nipote Abigail Hill, che poi si sposerà, con il beneficio e il beneplacito della stessa regina a quel punto incline solo a lei fra le favorite, con il bel barone Masham. Il film inizia con Sarah che gode della particolare relazione con Anna, mentre Lord Marlborough, suo marito, parte per il fronte in nome di un ideale bellico condiviso con la moglie, che prova costantemente a influenzare la regina affinché voti contro la pace con la Francia, chiesta dai Tory in opposizione ai Whig in parlamento, convinta di un pericolo di schiacciamento del regno inglese da parte di Luigi XIV e della necessità di andare in guerra pure se al prezzo delle innumerevoli morti che seguiranno.

Si inserisce alla corte inglese, come sguattera in cucina e, in breve tempo, come dama di compagnia di Sarah, una giovane, apparentemente ingenua e senz’altro vittima di violenti ingiustizie: Abigail. L’intreccio che si crea quasi per caso e poi diventa inarrestabile e viscido, foriero di una lotta intestina, di complotti macchinosi, di colpi bassi e di odio e vendetta, è il plot del film che poco ci dice della situazione al fronte o di quella storico-politica dell’epoca in questione, ce ne dà giusto un’informazione qui e là, mentre regia e sceneggiatura sono focalizzate sulla sfida, non certo a duello, fra la dura Sarah e l’arrivista Abigail per la regina e soprattutto per i suoi favori. Due ore di telenovela, di romanzo rosa misto a thriller, di giochi al massacro in una corte di vizi e spese vane.

 

F2) Le tre protagoniste eccellenti del film

Nelle figure 2a e 2b le tre attrici, Weisz, Stone e Colman, del film di Lanthimos.
Fonte: https://i0.wp.com/www.themacguffin.it/wp-content/uploads/2018/08/1535652393_la-favorita-1280.jpg?resize=1050%2C540&ssl=1
Fonte: www.spetteguless.it/wp-content/uploads/2018/08/Schermata-2018-08-01-alle-17.37.56.png


La regia e il cast

Il regista greco Yorgos Lanthimos, già noto al grande pubblico per ‘The Lobster’ targato 2015 e ‘Il sacrificio del cervo sacro’ di 2 anni fa, torna a fare qualcosa di non banale e, come nei suoi altri prodotti, inclusi i due citati, non vuole piacere a tutti né avere limiti di qualsiasi genere alla sua eccentrica creatività artistica, nemmeno di budget se pensiamo ai 4 milioni di euro spesi per ‘The Lobster’. Viene considerato geniale, personalmente non condivido. In questo film, ci regala una ripresa, spesso, dal basso all’alto o lontana con l’effetto di un paesaggio distorto come a dire ‘è verità o non lo è?’ e talvolta rallentata, o soltanto lenta, soffermata, trattenuta su un viso, un dettaglio, oppure giocata come una partita di tennis con passaggi ripetuti da un elemento a un altro e di nuovo dal primo elemento al secondo e di nuovo, ciò che crea un senso di angoscia e frustrazione nello spettatore. Gli attori che dirige sono, come in tutti i suoi film, di livello eccelso e in questo caso sarebbe dura la scelta della migliore attrice, semmai si dovesse fare, fra Colman, Stone e Weisz, rispettivamente interpreti bravissime di Anna, Abigail e Sarah, un cast che eccelle al femminile. Questo noto e questo applaudo: i ruoli più importanti e qui gli unici ‘leading’ sono di donne, di attrici. Ottimo Yorgos! Una per una: Olivia Colman, decisamente invecchiata e ingrassata, direi anche piuttosto imbruttita, veste magistralmente i panni di una regina buona, malata e tormentata, pericolosa per le sorti di corte e paese; Emma Stone ci fa vedere una duplice versione del suo personaggio, da ingenuo e debole, persino dolce, a malefico, arrivista, pronto a tutto, furbo e freddo, sfrenatamente ambizioso, e lo fa in modo molto convincente con quella classica attitudine che tutti conosciamo, se abbiamo in mente persone così, e che imbambola per poi distruggere; Rachel Weisz è una straordinaria Sarah Churchill di Marlborough con un’anima buona, un sincero interesse per Anna, almeno da un momento in avanti, e un forte ideale politico come suo credo: il personaggio è forse il più difficile da interpretare e la sua capacità di renderlo ne fa per me la nr.1.

 

F3) Il cast principale con il regista

Le figure 3° e 3b mostrano: l’una il cast di livello del film con a destra il regista Yorgos Lanthimos e da sinistra Olivia Colman, Rachel Weisz e Emma Stone, l’altra i rispettivi tre personaggi.
Fonte: https://c8.alamy.com/comp/PX0FNB/olivia-colman-rachel-weisz-emma-stone-and-director-yorgos-lanthimos-attending-the-uk-premiere-of-the-favourite-at-the-bfi-southbank-for-the-62nd-bfi-london-film-festival-PX0FNB.jpg
Fonte: www.cinemartmagazine.it/wp-content/uploads/2018/09/La-Favorita.jpg


Vederlo?

Sì. Perché il film è basato quasi tutto su fatti storici, notizie parzialmente documentate o racconti tramandati che nel tempo hanno assunto una veridicità e un fascino. Senz’altro qui e là è romanzato, ma ciò che ‘La Favorita’ racconta per due ore, anche se vedendolo nascono dubbi in proposito, è ciò che accadde. E lo racconta anche come ciclo e riciclo storico, perché tanti scandali odierni nulla hanno di diverso da quei contesti, se non i preziosi costumi e arredi. Ma, a mio gusto personale, manca una storia importante, c’è una forte evoluzione psico-emotiva e in parte fisica dei personaggi, specie di quelli principali, ma non c’è un vero inizio e una vera fine e un interessante contenuto di mezzo, fatta eccezione per gli sgambetti fra le due favorite, con vittoria talvolta di una e talvolta dell’altra e poi viceversa. Due ore sono forse troppe solo per questo; il grande schermo ed il grande cinema credo pretendano uno sforzo maggiore, non bastano un cast eccezionale, un regista noto e stimato, costumi e ambientazioni magnifici, una cura su tanti aspetti del film. Ci vuole anche una sceneggiatura di livello che qui c’è per i dialoghi ma non per la storia del film. Voto: 7,5.

 

F4) I personaggi veri e quelli riproposti

Le vere Anna, Sarah, Abigail e le relative ottime interpreti. Fonte: www.historyvshollywood.com/reelfaces/the-favourite/

 

Alessandra Basile

Attrice e Autrice. Inoltre collabora con la Comunicazione corporate di un’azienda. E’ Life Coach ICF e dal 2018 Mediatore giudiziario. Presiede l’Associazione filodrammatica Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, “Dolores”, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ama scrivere di film, spettacoli e personaggi.
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