TROPPA GRAZIA di G. Zanasi o ROBIN HOOD di O. Bathurst?

2 recensioni a confronto, per un’alternativa fra i film da vedere (o non) al cinema nel pre-natalizio

Da una parte, un film che apre l’ultimo Festival di Cannes, ottenendo anche il riconoscimento di ‘miglior film europeo’ (al che mi chiedo subito quali siano stati gli altri film con cui questo ha gareggiato), ed è a metà fra la spiritualità improvvisa del personaggio principale e l’umanità anche nelle modalità comportamentali della presunta Madonna dalle sembianze più di migrante che di concittadina italiana (immagino volutamente); da un’altra parte, un rifacimento moderno della storia del più noto principe dei ladri anti-ricchi e pro-poveri con tanto di simil-effetti speciali. La domanda è giustamente: che cosa c’entrano i 2 film l’uno con l’altro? Bene, la risposta è: nulla. Salvo che una sera vai al cinema, sbagli film, o meglio il film c’è ma altrove, non lì al cinema dove hai dato appuntamento ad altre persone, che sono già in dirittura d’arrivo, e devi decidere in fretta per tutti quale film andare a vedere in luogo del prescelto, da te pubblicizzato in whatsapp infiniti con gli amici, ormai troppo lontano per arrivare in tempo. Quello perso era ‘Chesil beach’, non ancora visto (!), mentre la scelta è stata fra i citati 2 film che ho visto in momenti diversi e vado a commentare.

TROPPA GRAZIA di Gianni Zanasi
Film italiano di apertura al 71° Festival di Cannes e vincitore, alla 50° Quinzaine des Réalisateurs (cioè le due settimane dei registi), nota selezione parallela a quella ufficiale di Cannes, del Premio Label Europa Cinema per il migliore film europeo. Il cast vanta nomi del nostro corrente panorama attoriale piuttosto rilevanti e associati a seri professionisti quali la Rohrwacher, Germano, Mastrandrea e il simpatico Battiston, oltre a Michel Bouquet e alla brava Carlotta Natoli che, in una scena al tavolo con la protagonista, sfodera una abilità umoristica sottile e raffinata ma assolutamente d’impatto cui va il mio personale plauso. Il regista, Gianni Zanasi, ha scritto il film ed è proprio la sceneggiatura il pezzo debole delle quasi due ore di storia e immagini, perché lo spunto che dà vita a una serie di situazioni per lo più comiche, ossia l’idea attorno a cui ruota “Troppa Grazia”, è buono, interessante e tutto sommato poco visto, ma il relativo sviluppo fa acqua, soprattutto nella seconda metà e, di conseguenza, il film risulta lungo e lento, non perché lo sia veramente ma, al contrario, per i continui salti troppo repentini da una scena all’altra e per alcuni brevissimi momenti del film (apparentemente) poco attinenti al cuore dello stesso oppure non (sufficientemente) chiari, con il risultato finale di abbozzare qui e là invece di coinvolgere.

F1.1) Locandina del film e trailer

La locandina del film “Troppa grazia” di Gianni Zavasi. Fonte: http://ilvulcanico.it/wp-content/uploads/2018/11/locandina-TROPPA-GRAZIA.jpg Trailer del film: www.youtube.com/watch?v=8mlnI-Q46ZQ

La partenza è, a mio parere, buona e incuriosisce, soprattutto per la bravura degli interpreti, particolarmente di Alba Rohrwacher, ma lo svolgimento e, come detto, la conclusione lasciano il tempo che trovano. Non sono certa, infine, di avere apprezzato la fisicità comportamentale della Madonna. Una scena lunga e ripetitiva, di nuovo risollevata dalla bravura della protagonista, quella della lotta, una vera lotta e impari, fra le due donne, quella umana e la santa invisibile. Il cast è di livello, ma se la regia non lo è altrettanto o non lo supera il risultato sul set o in scena ahimè è destinato a non essere eccellente. Tra l’altro, sono fermamente convinta che ognuno abbia un ruolo e che quello dello sceneggiatore sia fondamentale e, in quanto tale, critico: chi non è sceneggiatore impari a esserlo o faccia altro, anche se di mestiere fa il regista. Come si svolge l’opera o il film è parte decisiva del suo successo. Infine, si dice che quando un film o uno spettacolo teatrale riesce è per merito degli attori, quando non riesce è soprattutto per demerito del regista. Io lo credo. Voto: 6

F1.2) Un momento del film

Un bel momento del film con le due attrici principali, Rohrwacher e Hadas Yaron. Fonte: https://mr.comingsoon.it/imgdb/PrimoPiano/78115_hp.jpg

 

ROBIN HOOD di Otto Bathurst
Il sottotitolo del film uscito nelle sale italiane da poco è emblematico: ‘L’origine della leggenda’. Il film diretto dal 47enne regista inglese, specializzato in serie tv, vuole ripercorrere e raccontare come il nobilissimo Robin di Loxley sia divenuto a un certo punto della sua vita il celeberrimo eroe dei poveri e dei giusti noto come Robin Hood, come egli sia passato dalla vita agiata o un pò sedentaria, in un castello delle favole con una donna bellissima e, seppure di umili origini, ‘incredibilmente’ perfetta a assumersi il ruolo di principessa affianco a lui che la sposa e la ama alla follia ogni giorno di più (chiaramente una fiaba!), all’esistenza agitata e in costante pericolo, inseguito dai potenti per ucciderlo e dal popolo per venerarlo e farsi guidare verso la salvezza e una meritata prosperità, in seguito al ritorno dalle crociate cui viene spedito dalla corona inglese, che gli porterà via tutte le ricchezze lasciando un rudere al posto del castello.

F2.1) Locandina del film e trailer

La locandina del film “Robin Hood” di Otto Bathurst Fonte: https://ivid.akamaized.net/media/film/poster/2018/11/22/poster-film-robin-hood.jpg   Trailer del film: www.youtube.com/watch?v=ygU62Vn3H-s  

Nelle sue peripezie, dalle quali esce con abilità e destrezza e sempre con un capello perfetto (proprio come la sua bella che nel momento di maggior pericolo lo bacia ricambiata e ha giusto un pò di fuliggine sulle guance in luogo della cipria e una capigliatura alla panthène), il gran fico Robin, dal corpo non molto alto ma scultoreo, è affiancato dal suo Moresco, il cui nome, in lingua inglese, è John, che gli insegna come essere il balestriere più veloce di tutti e a schivare con altrettanta rapidità e scioltezza fisica le frecce scagliategli contro dai nemici. I colpi di scena e i bravi attori, incluso il belloccio di ’50 sfumature di grigio’, Jamie Dornan, e soprattutto il simpatico Jamie Foxx, da un lato, e la sceneggiatura, la fotografia, la regia e la post produzione, dall’altro, fanno sì che le quasi due ore di grande schermo scorrano fra una freccia e l’altra e che ci si diverta a guardarlo.

Una curiosità: alcuni antichi manoscritti menzionano un “Robyn Hode”, che era un eroe popolare del Regno Unito; proprio a lui, personaggio probabilmente frutto della fusione di un bandito o nobile sassone decaduto realmente esistito con le preesistenti leggende di un dio della foresta, si sarebbero ispirate diverse opere della letteratura britannica. Nella versione moderna della leggenda, Robin Hood è, come detto, un generoso giustiziere abilissimo con l’arco, invece nella versione medievale era considerato un bandito come tanti. I racconti di Robin Hood sono ambientati fra la foresta di Sherwood e la Contea di Nottingham, ma, secondo molti storici, le origini andrebbero cercate nello Yorkshire, dove, stando all’opinione più diffusa nacque (a Loxley). Quanto alle date di nascita e morte, esistono teorie contrastanti: sarebbe nato fra il 1285 e il 1295 secondo alcuni, ma non secondo altri, per i quali sarebbe morto nel 1247 circa. Voto: 7

F2.2) Un momento del film

Un bel momento del film con 2 degli attori a confronto, Egerton e Dornan. Fonte: www.spetteguless.it/wp-content/uploads/2018/10/Schermata-2018-10-17-alle-13.37.25.png

Vederli?
Sì. Perché l’uno è italiano, vincitore di un premio importante, con un cast di rilievo e un argomento quasi originale, il tutto condito da qualche risata, quindi potrei a detta di alcuni, o magari molti (de gustibus), sbagliarmi a dare un giudizio tanto severo e critico e perché l’altro è avvincente e divertente nel suo genere e non è vedibile in televisione e fa pure distrarre da qualsiasi pensiero, il che talvolta è, a livello di salute psico-fisica personale, ottimo. E, naturalmente, torno come sempre a sostenere il Cinema, a invitare a andarci, a crederci come forma d’arte e argomento di discussione e condivisione.

 

 

Alessandra Basile

Attrice e Autrice. Inoltre collabora con la Comunicazione corporate di un’azienda. E’ Life Coach ICF e dal 2018 Mediatore giudiziario. Presiede l’Associazione filodrammatica Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, “Dolores”, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ama scrivere di film, spettacoli e personaggi.
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