Un film tutto italiano. Un regista giovane e italianissimo, con una grinta e una passione da plauso. Recensione del film drammatico “Non si può morire ballando” scritto e diretto da Andrea Castoldi.

INTERVISTA a più voci: A. Castoldi, M.Negri, S. Palombi.
Si aggiungono: L. Pisano, M.Panfilo

Ma partiamo con la RECENSIONE del film, durata 85’, che verrà proiettato il 3 e 7 ottobre al Cinema Anteo di Milano, dove ha avuto luogo anche l’anteprima per la stampa.

Non SI PUO’ morire BALLANDO
Due fratelli, due professioni (artista e commercialista), due vite condotte diversamente (single forse incallito e padre di famiglia abbastanza felicemente sposato, almeno fino a un certo momento), due modi di vivere una malattia rara che colpisce Gianluca direttamente ma anche Massimiliano indirettamente. La storia del film ruota intorno all’idea di una così detta malattia delle ‘cellule che dormono’ poco conosciuta, sebbene esista un libro scritto da un medico in pensione che l’ha analizzata tentando e quindi suggerendo dei ‘rimedi’, e presumibilmente inguaribile. Ma dà modo ai due fratelli di unirsi sempre di più, di aiutarsi a vicenda, di parlarsi veramente, di stare assieme e di rivivere le emozioni del passato: è a quest’ultima cosa che Massimiliano mira con la speranza che Gianluca perlomeno torni a sorridere, a dispetto della sua reale e degenerativa situazione di salute. Il voice-over nel film ci aiuta a conoscere i pensieri dell’uomo ora steso sul letto di un ospedale e un tempo ballerino e grande amatore della musica country, notoriamente simbolo di un modo di vivere patriottico e rurale. La scelta non è infatti casuale: la musica country nacque quasi come una risposta bianca al blues nero degli Stati Uniti del sud alla fine dell’800 ed era il frutto di una miscela di musiche popolari che i coloni giunti da ogni parte del mondo portavano con sé. Il genere country ebbe all’inizio anche il nome di “hillbilly music” che era come venivano chiamati i contadini bianchi del sud. In questo film si potrebbe associare questo genere musicale al passato, dunque ai ricordi, alle emozioni vissute, anche nelle proprie battaglie, come potevano essere quelle appunto degli immigrati di allora in America. Un’intera scena caratterizzata da un nugolo di gente con indosso cappelli alla cowboy, nel mezzo anche il protagonista per il suo (forse) ultimo ballo, vero momento di gioia, rompe la sequenza di scene in ospedale e in famiglia con vivacità e piacere per lo spettatore. L’intero film viaggia su un piano simbolico: lottare per chi amiamo (alla fine lo fanno entrambi i fratelli), amare anche se ciò comporta la solitudine (Massimiliano rischia il suo equilibrio famigliare per la assoluta priorità che dà, nella sua vita, a Gianluca), restare uniti con il sorriso anche a fronte di una fine inevitabile e drammatica (la prova più difficile). Questi sono i temi che ho colto e che danno al film una connotazione romantico-fiabesca, con una visione positiva della vita, forse più forte del dramma narrato.

Per questa ragione, invito il pubblico a prenotarsi per le date del 3 e 7 ottobre p.v. al Cinema Anteo di Milano sostenendo così il coraggio (vero!) di chi fa CINEMA INDIPENDENTE e ha il desiderio, la determinazione e l’imprenditorialità per farlo. Un plauso dunque a Andrea Castoldi e alla sua CF-Film – è già in lavorazione un nuovo film – e ai suoi attori, alcuni dei quali ho potuto intervistare e altri no. Fra quest’ultimi c’è Jvonne Giò, che, in 3-4 battute a fine film, cattura l’attenzione per la delicatezza e per la chiarezza d’intenzioni: del resto ‘esistono piccoli ruoli, non piccoli attori’. A questo cinema che lotta va il mio abbraccio come Attrice, autrice, spettatrice.

CAST ARTISTICO: S. Palombi, M. Negri, G. Quillico, J. Giò, L. Pisano, M. Speziali, A. Brambilla, M. Panfilo, T. Ferrario, D. Mirandola, V. Scuderi, M. Mussino, A. Bianchimano, P. Villa. E poi: D. Duyko, R. Amodeo, S. Veneziano, A. Colussi, V. Puggioni, A. Agnoletto, F. Geri, E. Piani, M. Mazzei, A. Vigliola.

F1) Locandina del film e trailer

La locandina del film “Non SI PUO’ morire BALLANDO” diretto da Andrea Castoldi.
Fonte: Ufficio Stampa Studio Vezzoli R-evolution

Link al trailer: https://www.youtube.com/watch?v=gHsacU9oz-4

F2) Il regista Andrea Castoldi sul set

Il regista, Andrea Castoldi, sul set del suo film ‘Non SI PUO’ morire BALLANDO’.
Fonte: Ufficio Stampa Studio Vezzoli R-evolution

F3) Alcune scene del film

Due scene del film con Mauro Negri e Salvatore Palombi e con Lorenza Pisano.
Fonte: Ufficio Stampa Studio Vezzoli R-evolution

INTERVISTA a ANDREA CASTOLDI nella conferenza stampa di martedì 24 settembre 2019 con MAURO NEGRI e SALVATORE PALOMBI e privata il 27 settembre 2019. Un’intervista a più voci.

Intervista a cura di Alessandra Basile per TRADERS’ Magazine Italia. Intervista a ANDREA CASTOLDI in conferenza stampa e al telefono.

Basile: Andrea, ‘come nasci’? (professionalmente, ci intendiamo).
Castoldi: Il mio percorso artistico è iniziato come attore, di pubblicità ma soprattutto di fiction e film, il che si è rivelato una fortuna per me, perché mi ha permesso di stare sul set e di sapere poi come interagire con il panorama attoriale nelle vesti di sceneggiatore e regista, ossia di ciò che ambivo a fare. Mi sono, infatti, reso conto, a un certo punto, che sentivo l’esigenza di capitanare un po’ di più la situazione e di stare dietro alla macchina da presa. La mia scuola sono state quelle, per la regia, di Marco Bellocchio e, per la sceneggiatura, di Vincenzo Cerami (famoso il suo ‘La vita è bella’), del quale ho seguito diversi laboratori. Come regista, mi definisco ‘di penna’ più che tecnico, cioè sto alla macchina ma mi piace soprattutto che il direttore della fotografia (Filippo Arlotta, con cui lavora da 4 anni) sappia tradurre la storia che ho in mente.

Basile: Ecco spiegato perché, ed è una cosa che ammiro e sostengo proprio da attrice, hai dedicato tanto tempo, assieme agli interpreti del tuo film (soprattutto secondari), alla preparazione di personaggi e scene.
Castoldi: Lo faccio ogni volta per creare un gruppo di lavoro e per arrivare a girare senza aver lasciato nulla al caso. Se è importante nel cinema dipendente, figuriamoci nell’indipendente! Però non uso lo ‘Story board’, cioè nei giorni di ripresa qualche scena può variare un po’. È quasi un paradosso: prima ci prepariamo nel dettaglio e poi non è tutto esattamente come pianificato.

Basile: Se c’è la ‘rete’, un po’ di libertà non guasta, ossia se c’è preparazione scientifica su storia e personaggi, il cambiamento è possibile e comunque efficace. L’attore si deve rimettere al regista.
Castoldi: A proposito di cambi sul set, ho inserito un piano sequenza (1) non previsto e per gli attori non è affatto semplice. Un attore bravo in un suo monologo si è trovato con questa ‘novità’ ad avere delle difficoltà tecniche per cui i ciak sono stati diversi e per un film indipendente tanti. L’errore stava in una intenzione finale, ma era dovuto alla complicanza del diverso modo di girare.

Basile: Credo nel Teatro come formazione base e costante, credo che insegni anche ad affrontare un piano sequenza che non sarà mai lungo quanto uno spettacolo. Giugno 2019: ho interpretato ‘La voce umana’ di Cocteau; ero per la prima volta da sola in scena per quasi un’ora davanti a un pubblico pagante e la mia più grande paura era di avere un vuoto nonostante la preparazione accurata (che di certo non è solo memonica come crede chi non è del mestiere, e per fortuna). Il Teatro insegna. Lì non puoi sbagliare. Insegna la concentrazione con la veridicità di ciò che fai.

Basile: Come nasce questo film e quali sono le tematiche care al suo regista, Andrea?
Castoldi: Il film nasce da un’esperienza personale, la morte di una persona cara per una brutta malattia: ho vissuto personalmente quanto racconto nel film, grazie al quale mi sono riavvicinato a quella persona e ho riscoperto la staticità di un posto come l’ospedale e di una situazione di vita come quella descritta. Il rapporto con la malattia all’inizio è caratterizzato da un certo pudore – si cerca la parola giusta, a volte non la si trova – ma, con il passare dei giorni, ci si allinea al problema e allora ecco che, come per magia, si scopre un’affinità, con la persona malata, anche maggiore rispetto a quando, impegnati affaccendati in salute, viviamo la nostra vita, ognuno la propria di tutti i giorni. Questo ho tentato di raccontare nel mio film.

Basile: Parliamo di realizzazione e produzione del film.
Castoldi: Il budget è contenuto, sempre, perciò ‘se non posso girare qualcosa ambientato sulla luna, cerco almeno di avvicinare la luna’ per trovare un’alternativa valida. Quando scrivo una storia poi non posso aspettare a realizzarla, devo trovare modo, location, mezzi e così via. Con gli attori di contorno abbiamo fatto 6-7 mesi di lavoro assieme: ci sono alcuni professionisti e altri no e ai primi spesso è necessario far togliere le vesti del professionista, per renderlo persona comune. Io produco i miei film, ma abbiamo avuto aiuti veri, p.e. per questo film da parte di Lombardia Film Commission. E poi  dall’ospedale nel quale abbiamo girato. Quanto a ostacoli e problemi l’intuizione per trovare la soluzione senza intaccare il significato del film né perdere la via è il vero lavoro.

Basile: Torniamo al film e alla sua distribuzione. Il 2/10 (anteprima) e il 3/10 (prima) esce a Milano.
Castoldi: La distribuzione viaggia in parallelo fra quella che faccio io e quella di cui si è occupata DISTRIBUZIONE INDIPENDENTE di Giovanni Costantino che sta seguendo anche quella all’estero, televisiva e home video. Per il mio film ‘Vista mare’ la distribuzione è stata autonoma (e meno estesa) ma mi ha permesso di legare con moltissimi esercenti con cui ho creato dei bei rapporti. Le uscite sono, a differenza del tour annuale in un centinaio sale per lo scorso film, compattate in un paio di mesi, con l’apertura a Milano e un proseguimento di date, alcune certe e altre opzionate, in moltissimi cinema, fra i quali: Cinema delle Province e Nuovo Cinema Aquila a Roma, Cinema Nosadella a Bologna, Cinema Esperia a Padova, Cinema Esedra a Torino, il circuito del Cinema Anteo (oltre dunque alla sede milanese il 2-3/10) a Cremona, Monza e Treviglio, il Cinema Bloom a Mezzago (Brianza) e altri a Catania (provincia), Napoli, Parma, Trento. E altre sale da confermare. È decisamente un film in uscita nazionale. Una bella sfida! Tra l’altro, in un cinema mi è stato detto così che è stata fatta slittare la proiezione del film prevista a breve: ‘Scusami, ma dall’alto …, ‘come dall’alto? Chi?’ (Andrea indica il Cielo scherzosamente), ‘…dicono che non si possa uscire con il tuo film perché il 3 uscirà anche ‘Joker’ (2). Anche questo è cinema indipendente! (ndr, risata in sala)

Basile: Andrea, prossimi progetti? So che hai un film in lavorazione e che è molto milanese.
Castoldi: Il principe di Melchiorre Gioia, anch’esso sociale ma completamente diverso da questo, basato su una storia vera e che racconta la storica via milanese, famosa soprattutto a fine anni 90.

(1) Il piano sequenza è una tecnica cinematografica che consiste nella modulazione di una sequenza (un segmento narrativo autonomo) attraverso una sola inquadratura, generalmente piuttosto lunga. Un esempio di piano sequenza dal film ‘Hunger’ con ben 17’10’’ di conversazione: www.youtube.com/watch?time_continue=832&v=aycGYu_8Hhw

(2) Tutti premiati di VENEZIA 76, con il Leone d’oro a JOKER di T. Phillips: www.traders-mag.it/venezia-2019-2parte/

Prossimamente la seconda parte dell’intervista.

Alessandra Basile

Attrice e Autrice. Inoltre collabora con la Comunicazione corporate di un’azienda. E’ Life Coach ICF e dal 2018 Mediatore giudiziario. Presiede l’Associazione filodrammatica Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, “Dolores”, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ama scrivere di film, spettacoli e personaggi.
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