IL TRADITORE di Marco Bellocchio

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Recensione del film interpretato da un grande Favino nei panni del pentito Tommaso Buscetta

Avevo 10 anni quando i compianti giudici Borsellino e Falcone proposero al più volte incarcerato Tommaso Buscetta, chiamato Don Masino e detto ‘il boss dei due mondi’, di collaborare con loro. All’inizio lui rifiutò e quando allora lo Stato italiano ottenne la sua estradizione dal Brasile, dove lo stesso si era stabilito, ciò che lo aveva salvato dalla morte che Riina aveva deciso di infliggergli durante la seconda guerra di mafia – scoppiata nel 1981 all’interno di Cosa Nostra – perché non ne apprezzava la resistenza al nuovo e più feroce potere mafioso, Buscetta tentò il suicidio ingerendo della stricnina, ma si salvò. Dall’ospedale, dove fu portato d’urgenza, si ritrovò nel penitenziario di Palermo e lì finalmente iniziò la sua cooperazione in particolare con Giovanni Falcone, portando, con la sua testimonianza, all’arresto di 366 persone legate alla Mafia siciliana. Il motivo per cui lo fece non fu per puro pentimento ma perché riteneva che natura e valori di ‘Cosa Nostra’ si fossero persi con Riina e i suoi seguaci, pronti a tutto, anche a uccidere donne e bambini. Allo stesso Buscetta, durante la guerra citata, furono fatti sparire i due figli, poi trovati morti per mano, come si è scoperto in seguito, di persone che li avevano visti crescere. Buscetta mai si dichiarò Pentito, perché lo spione lui non lo avrebbe fatto contro i suoi valori o la sua gente, lui ‘uomo d’onore’. Di fatto, però, fu fondamentale per portare la Mafia in tribunale e in buona parte metterla in galera. La sua vita da testimone prezioso e uomo di punta di un’organizzazione che ancora fa tremare non fu più la stessa dopo le deposizioni, ma ebbe assicurata la vita che invece Riina avrebbe cancellato.

F1) Locandina del film e trailer

La locandina del film “Il traditore” di Marco Bellocchio.
Fonte: https://l43.cdn-news30.it/blobs/variants/9/4/6/6/9466b1e0-bc25-48e8-9701-539c81111e13_large.jpg?_636943044386006002  Trailer: www.youtube.com/watch?v=7nvYMRpKzak

 

Un periodo drammatico e indimenticabile di una certa malavita italiana e italo-americana
Credo sia interessante e produttivo da parte mia riportare qui – a sintesi e descrizione degli eventi intercorsi nel periodo collaborativo di Buscetta, in particolare con il Giudice Falcone, periodo già allora e fino ad oggi classificato come di svolta decisiva nella lotta alla mafia, proprio grazie a chi fu ricordato come il pentito per eccellenza e alle sue rivelazioni al coraggioso magistrato siciliano sulla reale natura di Cosa Nostra e sull’esistenza della Mafia come realtà organizzata, radicata e strutturata – un articolo di Giuseppe Cerasa pubblicato su LaRepubblica.it il 30 settembre del 1984.

FINALMENTE LA VERITA’ SU 120 DELITTI – PALERMO –
La mafia ha un super pentito. E’ Tommaso Buscetta, 56 anni, uno dei cervelli del traffico internazionale dell’ eroina, in carcere dal 17 luglio scorso. Don Masino ha deciso di vuotare il sacco, di raccontare ai giudici palermitani le più sanguinose storie di mafia, indicando i mandanti e gli esecutori di centoventi delitti compiuti a Palermo dal 1970 in poi. Non era mai accaduto. I risultati dell’ operazione, alla quale hanno partecipato oltre tremila uomini ed è stata condotta oltre che in Sicilia anche a Roma, Milano e Frosinone, sono questi:
366 mandati di cattura, 60 arresti di “buon livello”, 250 provvedimenti notificati ad altrettanti detenuti, una cinquantina di latitanti di lusso. C’ è adesso chi paragona la testimonianza di Tommaso Buscetta (resa probabilmente a Roma) con quella di Patrizio Peci, il terrorista che con le sue rivelazioni mise in ginocchio le brigate rosse. Gli inquirenti parlano di operazione “storica”. Nell’ elenco ci sono proprio tutti: dai super boss della mafia “vincente” (i Greco, i Marchese, i Vernengo, Riina, Provenzano, Riccobono, Zanca, ovviamente introvabili) ad insospettabili personaggi della Palermo degli equivoci. Sono finiti in manette costruttori conosciuti in città (Giovanni Pilo e Luigi Fardetta), Giuseppe Spadaro, fratello del potente don Masino, in carcere per una storia di droga e per l’ omicidio Dalla Chiesa; Giuseppe Greco, figlio di don Michele, il super boss di Croceverde Giardini. E poi commercianti di tappeti, distillatori di vino, vecchi mafiosi come Giusto Picone e Calcedonio Sciarrabba, che riportano alla mente i tragici fatti dei primi anni 70. Ed è da lì che si comincia, da omicidi inquietanti come quelli del giudice Pietro Scaglione e del giornalista dell’ Ora Mauro De Mauro (“Non fu la mafia ad ucciderlo”, avrebbe detto Buscetta). Per arrivare con un crescendo inarrestabile all’ omicidio del colonnello dei carabinieri Giuseppe Russo, dei due capitani Emanuele Basile e Mario D’ Aleo, del magistrato Cesare Terranova, del procuratore della Repubblica Gaetano Costa, del capo della Mobile Boris Giuliano, del boss mafioso Giuseppe Di Cristina e di Alfio Ferlito, ucciso assieme a cinque carabinieri di scorta nella Circonvallazione di Palermo. Fino a Carlo Alberto Dalla Chiesa e Rocco Chinnici. Uno spaccato incredibile, raccontato da uno dei protagonisti della storia della mafia italo-americana. E’ stato il giudice istruttore Giovanni Falcone ad interrogare per primo Buscetta quando si trovava nelle carceri brasiliane prima dell’ estradizione e a pochi giorni da un tentativo di suicidio mal riuscito. Probabilmente don Masino avrà capito che questo era l’ unico modo per presentare il conto a quei capiclan della mafia che lo avevano messo alle corde, colpendolo anche negli affetti più cari. Per Buscetta sono ricordi incancellabili. L’ 11 settembre 1982 Antonio e Benedetto, figli del boss, sparirono (..) Un mese dopo il genero Giuseppe Genova fu trucidato (..) Il 29 settembre dello stesso anno toccò a Vincenzo Buscetta (fratello del boss) e al figlio Benny. Del resto in due anni di guerra di mafia per Buscetta erano caduti i riferimenti “naturali”. Dagli Inzerillo a don Gaetano Badalamenti. Questa, adesso, è la risposta del boss dei due mondi. Una vendetta spietata. Il consigliere istruttore Antonio Caponnetto: ” Questo è IL processo alla mafia. Non è azzardato parlare di operazione storica. Siamo riusciti finalmente a penetrare nel cuore della struttura mafiosa”. Il procuratore della Repubblica Vincenzo Pajno: “Un grosso successo.” (..) Il terzo livello – quella superstruttura del crimine che tira le fila dei traffici, decide le esecuzioni “eccellenti” e manovra boss e manovalanza – è (..) la testa della piovra mafiosa“. https://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1984/09/30/finalmente-la-verita-su-120-delitti.html

Si potrebbe andare avanti pagine e pagine per raccontare una delle nostre piaghe più profonde e radicate, ancora oggi, ovunque. Dopo questo articolo molto chiaro, assai più di qualsiasi mia parola su questi fatti tanto gravi quanto noti dello scorso secolo, invito calorosamente proprio ad andare al cinema a vedere l’ottimo film quasi documentario di circa 150 minuti realizzato dal bravo Bellocchio con un cast di attori ottimi, primo fra tutti un sempre più convincente e impegnato nonché fascinoso cinquantenne Pierfrancesco Favino.

F2) Un momento del film

Favino straordinario in un momento del film.
Fonte: www.castelvetranoselinunte.it/files/2019/jpg/fabrizio-ferracane-il-traditore-00012-580×268.jpg


Favino nei panni di Tommaso Buscetta, un siciliano con certa cadenza portoghese
Oggi è un orgoglio italiano. Con ciò mi riferisco naturalmente all’attore non all’ex mafioso deceduto nel 2000. Questo eccellente attore italiano di origini foggiane è cresciuto e continua a farlo con diligenza, con dedizione e con il desiderio evidente di vestire davvero i panni di un altro e, in questo film, non solo di una persona realmente esistita ma addirittura di un mafioso chiamato il boss dei due mondi cioè Italia e America, con la responsabilità di renderlo credibile e umano. E ci è riuscito, a cominciare dall’accento molto particolare del vero Tommaso perfettamente riprodotto dall’interprete, un mix di siciliano colloquiale e portoghese brasiliano per via del lungo periodo che Buscetta aveva trascorso in Brasile. Ci è riuscito studiandone il modo di parlare, gli sguardi, la camminata. Quel tipo di lavoro che fa la differenza in attori e personaggi e che oggi ahimè è molto raro da noi. Sta di fatto che Favino ha ricevuto 13 minuti di applausi all’ultimo Festival di Cannes e io mi unisco ad essi.


F3) Favino a confronto con Buscetta

Una foto a metà: da un lato Favino, dall’altro Buscetta.
Fonte:https://nst.sky.it/content/dam/static/contentimages/original/sezioni/cinema/2019/05/23/il_traditore/001_iltraditore.jpg/_jcr_content/renditions/cq5dam.web.738.462.jpeg

Vederlo?
Sì assolutamente. Storicamente e culturalmente utile e interessante, per chi c’era e per chi non ha vissuto quei momenti, per ricordare o per apprendere. Si aggiunga che, fra tanti film italiani di tipo commediola e poco impegno, questo invece è un prodotto nostrano di cui andare fieri. Ho chiamato Favino ‘orgoglio italiano’ e termino nello stesso modo. Bravo! Il mio voto è 9.

 

F4) Il regista del film con il suo attore principale

Marco Bellocchio e Pierfrancesco Favino a Cannes applauditi per 13 lunghi minuti.
Fonte: http://www.film.it/typo3temp/pics/26d58db4c4.jpg

Alessandra Basile

Attrice e Autrice. Inoltre collabora con la Comunicazione corporate di un’azienda. E’ Life Coach ICF e dal 2018 Mediatore giudiziario. Presiede l’Associazione filodrammatica Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, “Dolores”, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ama scrivere di film, spettacoli e personaggi.
alessandraeffort@icloud.com
Sito web: www.alessandrabasileattrice.com
Blog: https://alessandrabasileattrice.com/blog/

 

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