Recensione del film ispirato al più grande scandalo degli Stati Uniti all’inizio del secolo

“Mi chiamo Michael Sullivan. Vi racconto una storia che potrebbe interessarvi”. È così che inizia il film diretto dal canadese Per Fly, regista televisivo e cinematografico nonché sceneggiatore, che, proprio di ‘Giochi di potere’, ha curato la sceneggiatura insieme a Michael Pyne, l’autore di alcuni script di qualità come ‘The Manchurian Candidate’ e ‘Ogni maledetta domenica’. E le parole sono pronunciate dall’attore che interpreta colui che a soli 24 anni fu scelto, inaspettatamente sia per la giovane età sia per il livello dell’incarico stesso, per assistere il sottosegretario alle Nazioni Unite e di origini cipriote Pasha. Parlo di Michael Sullivan, figlio di un diplomatico ucciso in un terribile attentato in Libano quando il ragazzo aveva solo 5 anni. Michael è un idealista e ha una memoria forte del padre che resterà per lui un riferimento assoluto di valori e buona condotta anche laddove corruzione e violenza la fanno da padroni. Michael è entusiasta e incredulo quando, nonostante un colloquio che lui stesso non giudica brillantissimo, riceve dall’ONU l’incarico di affiancare un suo massimo esponente che lo farà partecipare attivamente al prestigioso programma ‘Oil for food’.

F1) Locandina del film e trailer

La locandina del film “Giochi di potere” di Per Fly. Fonte: https://mr.comingsoon.it/imgdb/PrimoPiano/impaginate/Giochi_di_potere_poster.jpg  Trailer del film: www.youtube.com/watch?v=PJjg6-4hh9M

 

ONU e Saddam, l’inizio nel secolo scorso (1995)


Il programma Oil-for-food fu attivato dalle Nazioni Unite nel 1995 (con la risoluzione n. 986) e terminò nel 2003 a seguito dello scandalo che lo colpì. Il programma, introdotto dal presidente statunitense Bill Clinton nel 1995 per cercare di ovviare ai disagi della popolazione civile irachena afflitta dalle sanzioni economiche istituite per demilitarizzare l’Iraq di Saddam Hussein durante la prima guerra del Golfo, aveva lo scopo di permettere all’Iraq la vendita di petrolio nel mercato mondiale contro cibomedicine e altre necessità umanitarie per la popolazione irachena, stando attenti a non facilitare la ricostruzione dell’esercito iracheno. Il petrolio, venduto in dollari, doveva essere pagato dall’acquirente su un conto deciso dal Segretario Generale dell’ONU, che approvava prezzo e condizioni di trasporto. Il conto in questione alimentava il Fondo per lo Sviluppo dell’Iraq, che dopo l’invasione del 2003 fu gestito dalla Coalition Provisional Authority. Le sanzioni cessarono nel 2003 dopo l’invasione militare dell’Iraq, e le funzioni umanitarie del programma oil-for-food furono traslate nella Coalizione Provvisoria di stanza nel territorio. Lo scandalo portò alla luce che il petrolio venduto aveva comportato il pagamento di più di 130 milioni di dollari, dei quali ufficialmente circa 90 furono usati per bisogni umanitari (includendo il supporto alle operazioni amministrative e operative dell’ONU (2.2%) e al programma d’ispezione per la presenza di armi (0.8%)).

F2) Un momento del film

Un bel momento del film con i due attori principali, B.Kingsley e T.James. Fonte: https://cc-media-foxit.fichub.com/thumb/fox-it-mondofox/306acd69-1302-4eb5-881d-84663451888a/giochi-di-potere-trailer-ufficiale-mp4-1280×720.jpg

 

ONU e Saddam, lo scandalo e la fine nel 2003


Il programma rischiava di essere fortemente vulnerabile, come rilevato già nel 2000 da controlli interni alle Nazioni Unite, ma è stato con l’invasione dell’Iraq tre anni dopo che si è ritenuto di aver conseguito la prova di un sottostante schema illecito corruttivo fra funzionari dell’ONU e governo iracheno. Una commissione di indagine, presieduta dall’ex governatore della FED Paul Volcker (che uno gestori del programma, Benon Sevan, era destinatario di tangenti per quasi 150,000 dollari USA), fu costituita all’uopo; durante una serie di audizioni del Committee on International Relations della Camera dei rappresentanti e della sottocommissione d’inchiesta Coleman del Senato, saltò fuori anche il nome del parlamentare inglese George Galloway (destinatario, tra gli altri, di tangenti per 600,000 dollari USA) e da un’analisi del Government Accountability Office (GAO) del Congresso americano emerse che lo schema corruttivo aveva generato 10.1 miliardi di dollari USA in proventi illeciti, distribuiti dal governo iracheno a una vastissima platea di beneficiari; la Corte distrettuale di Manhattan per le tangenti dispose nel 2006 il mandato di cattura per lo stesso Sevan ed altri; infine, il governo Maliki, a nome della Repubblica dell’Iraq, intraprese nel 2008 azione civile dinanzi alla giustizia statunitense contro 100 ditte di vari paesi per il ruolo da esse svolto in quello schema.

F3) Cast parziale del film  

Una parte del cast principale del film ‘Giochi di potere’. Fonte: https://quinlan.it/upload/images/2018/07/giochi-di-potere-2018-backstabbing-for-beginners-per-fly-recensione-cov932-932×460.jpg

 

Dalla storia alla riproduzione cinematografica


Per Fly cerca nel suo film targato 2018 di farci ricordare l’estensione e la gravità ma anche le origini e le dinamiche di questo che viene definito come il più grande scandalo che ha colpito gli Stati Uniti negli ultimi tempi. Tuttavia, tecnicamente parlando, la sceneggiatura, basata sul thriller di Michael Soussan (titolo originario: “Backstabbing for beginners”), è a tratti carente, soprattutto in alcuni dialoghi che non aiutano, come dovrebbero davanti a scelte di soggetto come queste, ossia ambiziose, attori peraltro già bravi, come Ben Kingsely o Jacqueline Bisset, che ha un piccolo ruolo. Sappiamo che non esistono piccoli ruoli ma piccoli attori e nessuno di questi due lo è. La regia è altrettanto carente laddove non riesce a tenere il ritmo che una tipologia filmica qual è il thriller dovrebbe garantire o quando ci regala una storia d’amore fra i protagonisti, maschile e femminile, che come pubblico non percepiamo veramente perché non vi è stata costruzione alcuna della storia stessa né vi è un legame chiaro fra i due che d’improvviso non possono fare a meno l’uno dell’altra nonostante una certa sfiducia (sarà una spia? Mi sta usando?) addirittura a rischio della propria vita.

E il vero punto dolente è già nel casting: lo splendido bambolo Theo James che di anni ne ha 34 non 24 come nel film ha una grande abilità: il suo viso davvero bello non ha rughe espressive nemmeno quando perde l’amatissima neo-fidanzata, né quando scopre di essere invischiato in un possibile scandalo di entità spropositata e dunque di rischiare la vita come era stato per il suo predecessore morto assassinato, non perché abbia agito chirurgicamente sulla sua pelle, come si direbbe di molte attrici oggi, ma perché è un perfezionista del così detto under-acting (recitazione senza forza drammatica intesa quest’ultima come capacità di vivere storie e personaggi con un coinvolgimento e un’empatia che le diano una veridicità emotiva e situazionale). E, d’altra parte, cercando un’immagine del vero Michael Sullivan, coraggioso idealista e soprattutto uomo di valore e coerenza morale, ho trovato una sembianza ben diversa. La domanda allora che porrei al regista canadese del film è: perché lui? La scelta del cast specie principale è essenziale per il risultato finale, insieme a molti altri elementi in gioco, ed è importante che sia (o sia aiutato a essere) all’altezza del personaggio o film/spettacolo da interpretare o dell’autore del testo cui dar voce.

A volte si cede alla verosomiglianza fisica come priorità per la scelta, per aiutare lo spettatore, il che non è affatto sbagliato ma la capacità di rendere l’animo e la personalità del personaggio conta maggiormente. Mi sovviene di Luca Zingaretti che interpretò Giorgio Perlasca in una fiction in 2 puntate. Quando la moglie del fu eroe italiano vide l’attore per la prima volta commentò che suo marito, a differenza di Zingaretti, era stato bello, alto, biondo. Quando, però, vide l’attore all’opera nei panni dello stesso uomo che l’aveva sposata anni addietro rimase colpita e assai commossa, riconoscendo in Luca Zingaretti l’indubbia capacità di renderne l’animo e l’atteggiamento. C.V.D.

F4) Il regista del film

Un’immagine sorridente del regista del film, il canadese Per Fly. Fonte: https://alchetron.com/cdn/per-fly-f9d5f380-0aab-4995-b855-af73ee5e8f6-resize-750.jpeg

 

F5) Il libro da cui è tratto il film

Il libro (da cui è tratto il film) scritto da Michael Soussan. Fonte: https://images-na.ssl-images amazon.com/images/I/51PZI319vDL._SX310_BO1,204,203,200_.jpg


Vederlo?

Sì. Poiché i fatti, gravi o meravigliosi, realmente accaduti andrebbero ricordati e il film, se può avere degli aspetti di resa discutibile, tuttavia resta interessante, utile e un buono spunto per studiare la storia, in questo caso del secolo in corso. Aiutiamo i  cinema che, come i teatri, sono spesso in difficoltà economiche. Essi vanno sostenuti, perchè ci regalano sogni. Ci fanno riflettere. E ricordare.

 

Alessandra Basile

Attrice e Autrice. Inoltre collabora con la Comunicazione corporate di un’azienda. E’ Life Coach ICF e dal 2018 Mediatore giudiziario. Presiede l’Associazione filodrammatica Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, “Dolores”, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ama scrivere di film, spettacoli e personaggi.
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