Recensione dell’ultimo film diretto dal grande regista spagnolo, Pedro Almodóvar

Antonio Banderas, invecchiato ma più affascinante che mai e forse volutamente più agé per il film, interpreta, come lo stesso attore ha dichiarato, una versione di Almodóvar. Il film viaggia su due binari paralleli, l’uno improntato alla vita del protagonista fra i 50 e i 60 anni, l’altro all’infanzia dello stesso. Alla fine del film, però, nell’ultima scena, è chiaro che ne esiste un terzo, ma non lo svelo qui, anche perché è ciò che trasforma un apparente svarione del regista spagnolo quanto a un personaggio del cast in un’indicazione essenziale per leggere correttamente ‘Dolor y Gloria’. Banderas, attore in ben 8 film del grande Almodóvar, è qui bravissimo e a Cannes lo sanno, perché, nell’edizione appena terminata targata 2019, ha vinto il premio come miglior attore, premio che l’attore ha dedicato a Pedro, suo mentore e amico, nonché suo scopritore. Era il 1982 e Pedro Almódovar, trentatré anni, lanciava l’allora ventiduenne Antonio Banderas con ‘Labirinto di passioni’. La fama presso il grande pubblico, tuttavia, arriva più tardi, quando Banderas torna a essere diretto, nel 1987, da Almodóvar e girano insieme ‘Donne sull’orlo di una crisi di nervi’. La cosa personalmente che mi colpisce di più è che a ispirare quel film, cosa che scopro in questo momento, fu ‘La voce umana’ di Jean Cocteau, splendida opera teatrale datata 1930, della quale esiste una più ‘recente’ versione lirica, forse più nota e diffusa. Perché mi colpisce? Dopo anni a scrivere recensioni di film mi capita, ora e non in altri momenti, di menzionare la coppia Almodóvar-Banderas ed il loro grande successo insieme (il film appena menzionato), con rimando a Cocteau e a quell’opera in particolare, opera che ispirò il primo episodio, di due, di ‘L’Amore’, diretto da Rossellini nel 1948 e magistralmente interpretato dalla Magnani (https://it.wikipedia.org/wiki/L%27amore_(film)). Ebbene, nel giugno p.v. porto in scena, come attrice, proprio ‘La voce umana’ del grande autore francese (1889/1963), a Milano –www.facebook.com/events/1958936850877303/?notif_t=plan_user_joined&notif_id=1558718478102188 . Non posso che leggerlo come un buon auspicio. Guardami da lassù straordinario scrittore.

 

F1) Locandina del film e trailer

La locandina del film “Dolor y Gloria” di Pedro Almodóvar
Fonte: www.circuitocinemagenova.com/wp-content/uploads/paineglory-310×443.jpg
Trailer: www.youtube.com/watch?v=QfPbFPG_xWA

Il male dell’artista, particolarmente dello scrittore
Salvador Mallo, alias l’interprete Antonio Banderas, alias la persona vera dietro le sembianze di Mallo, Pedro Almodóvar, è un regista, autore di tutte o di alcune delle sue opere filmiche e teatrali, che, nel momento narrato nel film, è oltre la mezza età e affaticato sia fisicamente, con diverse malattie o forse per lo più ‘paturnie’ e reazioni psico-somatiche alla temporanea seppur protratta sensazione depressiva che lo attanaglia, sia psico-emotivamente soprattutto per via della mancanza di ispirazione a scrivere un nuovo film, a lavorare, a continuare a motivarsi e a dare un senso a sé e alla sua passione e professione. Anche chi gli è accanto e gli vuol bene, soffre con e per lui: per esempio, la donna che lo accudisce parzialmente e lo accompagna dal dottore, o il ragazzo che, quando lui è bambino, viene accolto in casa sua dalla mamma, Jacinta, per dipingere le pareti in cambio di qualche lezione di spagnolo scritto a livello di primo apprendimento scolastico da parte del piccolissimo, ma assai colto, Salvador, del quale, nei ritagli di tempo libero, il pittore fa un disegno. In una delle ultime scene, poco prima di essere operato per una tumefazione fortunatamente non pericolosa ma fastidiosa abbastanza da dover intervenire chirurgicamente per evitare nuovi terribili episodi di strozzamento, il paziente Salvador, steso sul lettino e in procinto di andare per le vie di Morfeo per necessaria induzione medicale, confessa, con gioia che gli si legge negli occhi, di essere ripartito professionalmente e volere ricominciare a fare film, di volere vivere. Il dottore gli sorride e lui si addormenta. L’operazione ha buon esito e quella lunga stasi termina.

F2) Due momenti sul set: La Cruz con Almodóvar e un affascinante Banderas un pò invecchiato


Nelle figure 2a e 2b Almodóvar con la brava Penelope Cruz e un momento del film con Banderas.
Fonte: www.amica.it/wp-content/uploads/2018/04/cruz-amodovar-film-635×635.jpg
Fonte: www.eldiario.es/fotos/Antonio-Banderas-caracterizado-Almodovar-Dolor_EDIIMA20190314_0358_4.jpg

Il lato emotivo di Almodóvar si chiama Pedro
Non tutto il film è autobiografico per il regista, ma la crisi dell’artista che, pur avendo avuto successo o forse proprio per quello, non sa come, né se o perché, né cosa creare è in buona parte la sua, nella sua vita. E, a interpretare se stesso, Pedro ha voluto la sua ‘creatura’, il più volte menzionato Antonio Banderas, che in questo film eccelle sul serio. La sua capacità, per esempio, di essere e vivere per fiction l’omosessualità almodovariana è superlativa, trapela infatti in microscopici atteggiamenti, tic, espressioni, in inclinazioni appena accennate del capo e in qualche sorriso ed è raffinata e delicata, come lo sguardo dolce e perso del maturo protagonista. La relazione di Mallo/Banderas con sé e con il proprio corpo, che invecchia e esprime sintomi veri, o falsati dalla psiche, di malattie e simili, con la sua stanchezza mentale che incide su braccia e gambe, con il suo vuoto rappresentato anche dal buio della casa in cui vive – splendida, grande, ricca, ma scura, fredda, fatta di ricordi e premi passati – le cui persiane andrebbero spalancate, invece di restare chiuse per non ferire ulteriormente la testa sofferente di Salvador, spesso colpito da forti emicranie. Ma tutto cambierà nel corso del film, soprattutto dopo la pace fatta con il vecchio amico e compagno di avventure, Alberto Crespo – di cui Asier Etzeandia è l’ottimo interprete – che lo aveva tradito, o forse era stato un malinteso, e che ritrova in fiumi di alcol condivisi e soprattutto nelle righe di cocaina sniffata assieme. La mente di Salvador è affollata dai ricordi di un’infanzia povera e talvolta in solitudine, ma ricca dell’affetto soprattutto materno e della sua innata genialità nello studio e nell’apprendimento scolastico, al punto da essere scelto dai membri di una istituzione religiosa per diventare prete a spese loro. Quest’ultima cosa però, se riempie di gioia la madre di Salvador, poiché in questo modo al figlio verrebbero garantiti anni di studio altrimenti impraticabili per evidenti motivi economici, non rallegra affatto il piccolo futuro regista che di diventare prete non ha nessuna intenzione e lo grida. Del resto potremmo immaginarci un Almodóvar prete?

F3) Gli attori principali del film con il regista e il protagonista premiato a Cannes

Nelle figure 3a e 3b gli attori principali con il loro regista e Banderas migliore attore a Cannes.
Fonte: https://hips.hearstapps.com/hmg-prod.s3.amazonaws.com/images/dolor-y-gloria-1558080119.jpg?crop=1.00xw:0.997xh;0,0.00260xh&resize=480:*
Fonte: www.tusciaup.com/wp-content/uploads/2019/05/banderas.jpg

Vederlo?
Sì. Più vera di così una storia non può essere, visto che, come accennato, si tratta delle biografia del grande Pedro Almodóvar attraverso la sua stessa regia, sapiente e intelligentemente teatrale. Oltre a questo, si aggiunga che lo stesso regista ha dichiarato con riferimento al principale interprete del film: “Nessuno avrebbe potuto interpretare quel ruolo come lui. Molte delle cose che racconto Antonio le ha vissute al mio fianco”. E Antonio a lui ha dedicato il meritatissimo premio. Non è un film che mi abbia colpito come altri quali Green book o Stan & Ollie, tanto per menzionare quelli dell’ultimo anno scolastico, ma forse ‘Dolor y Gloria’ nemmeno vuole essere un capolavoro quanto piuttosto un piccolo film molto delicato e, a mio parere, non da grande pubblico, ma a me è piaciuto, soprattutto ripensando a vari spunti e peculiarità, mi è piaciuto ora che ne scrivo più che quando l’ho visto, perché andrebbe visto e rivisto, non è facile da capire. Il mio voto è 7.

F4) Il film che grazie a Almodóvar rese Banderas noto al grande pubblico e l’opera cui fu ispirato

Nelle figure 4a e 4b, la locandina del film che lanciò davvero la coppia Almodóvar-Banderas e l’opera cui il film fu liberamente ispirato e che verrà presentata a Milano in teatro prossimamente.
Fonte: www.thecine.es/906-980-thickbox_liquid/poster-mujeres-al-borde-de-un-ataque-de-nervios.jpg
Fonte: http://www.affaritaliani.it/blog/imprese-professioni/la-voce-umana-alessandra-basile-in-scena-al-teatro-factory-32di-milano-606858.html

 

Alessandra Basile

Attrice e Autrice. Inoltre collabora con la Comunicazione corporate di un’azienda. E’ Life Coach ICF e dal 2018 Mediatore giudiziario. Presiede l’Associazione filodrammatica Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, “Dolores”, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ama scrivere di film, spettacoli e personaggi.
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