Recensione di un film ispirato a un fatto vero, triste ma impregnato del valore dell’amicizia vera

Leonore Carol (soprannominata Lee) Israel è stata una scrittrice, ma soprattutto una falsaria, statunitense, morta a 74-75 anni solo 5 anni fa. Il film inizia dal momento più difficile della vita della protagonista, quando questa viene messa da parte della sua agente per altri artisti più rinomati e casualmente non stimati dalla nostra Lee che di uno di loro dice chiaramente essere una sorta di pallone gonfiato. Quel pallone gonfiato, però, a differenza della donna, di cui una volta il New York Times mise in vetta alle classifiche il libro, cura il proprio aspetto e le proprie maniere. Lee è contraria a tutto ciò che è pura parvenza, convinta che per uno scrittore l’unica cosa che conti davvero sia ciò che scrive e così, a ruota libera e senza nessun ritegno né distinzione di persona, insulta a destra e a manca. Insulta ciò che ritiene vano e diverso da lei, in linea invece con le richieste dell’agente. Si rende ancora più antipatica e meno presentabile. Anche quando si reca alla festa della sua agente, dove arriva a intascarsi… dei rotoli di carta igienica nascosti in un armadietto perché tutti iniziati: la padrona di casa vuole solo quelli nuovi per i suoi ospiti. Ma Lee non si limita a portare fuori dalla casa della agente i rotoli: al guardarobiere indica un cappotto dicendo di avere perso il bigliettino con il numero corrispondente alla gruccia cui è appeso e l’uomo glielo consegna. Lee ha problemi economici reali, ma anche una rabbia e un senso della giustizia secondo i suoi parametri che la spingono ad agire in modo antisociale e condannabile. Ma sotto sotto, dietro a quella presenza indurita dalle aspre condizioni di una vita vissuta in un appartamentino, infestato da insetti, che rischia di perdere per i ritardi continui nei pagamenti e imbruttita dalla noncuranza nel vestiario e da un’igiene discutibile, Leonore ha un gran cuore.

 

F1) Locandina del film e trailer

La locandina del film “Copia originale” di Marielle Heller.
Fonte: http://ilbelcinema.com/wp-content/uploads/2018/12/1.jpg
Trailer del film: www.youtube.com/watch?v=tZb2Q0E_YXU
Trailer in lingua originale: www.youtube.com/watch?v=UvJIaNsf_bY


La vita al limite degli artisti, compresi gli scrittori
Lee conosce in un bar, dove va a affogare i suoi dispiaceri e le frustrazioni che pian piano accumula, un altro scrittore, anch’egli deluso dalla vita, Jack Hock, che le attacca bottone dicendole di averla riconosciuta. Sarà vero? Ciò che lo è è che Jack vive per strada e ha, quindi, una situazione molto più seria e disperata di Lee, eppure il suo modo di guardare alla vita è sorridente. Beve Jack (e fuma parecchio). E questo unisce due anime sole e incomprese dalle rigide regole del successo come sono quelle di Jack e Lee. Due anime che si incontrano e scontrano ferocemente a un certo punto per poi ritrovarsi con difficoltà ma anche con una profondità che solo gli sguardi e la capacità espressiva di Melissa Mccarthy e Richard E. Grant, semplicemente meravigliosi nelle loro interpretazioni, sanno far intuire in pochi secondi di ripresa. Se i compagni preferiti di Jack sono superalcolici e ragazzi omosessuali pescati qui e là, quelli di Lee sono, oltre all’alcol nei bar, i suoi tanti libri e soprattutto la sua gatta, anziana e malata, Jersey. Il dramma dell’animo artistico, e la sua forza allo stesso tempo, è che non vive mai a un costante livello a metà fra basso e alto, ciò che mi ricorda quanto in un’intervista Will Smith proclamò: Being realistic is the most common path to mediocrity. L’animo artistico non si accontenta della normalità comunque la si voglia definire ma cerca come un animale nella giungla ciò che lo nutre, per questo ha la fortuna di vivere dei momenti di gioia impressionantemente potenti e la sventura di toccare il fondo per altrettanti momenti non proprio rallegranti. Questi due personaggi all’eccesso ci fanno provare empatia per il loro desiderio di lasciare un segno nel mondo e non sapere come fare. Per questo nella scena finale, invecchiati e ammalati ma ancora spiritosi, li sentiamo così vicini.

 

F2) I bravissimi interpreti protagonisti del film

Nelle figure 2a e 2b, i due protagonisti nel film e nei propri panni.
Fonte: https://www.rollingstone.it/wp-content/uploads/2019/02/canyoueverforgiveme-3.jpg
Fonte: http://www.film.it/typo3temp/pics/06568adc9e.jpg


Falsificare per… arte
Lee, all’inizio per caso, si accorge della sua capacità di scrivere lettere per mano di autori significativi della letteratura britannica o americana come, primo fra tutti, Noël Coward ma anche Dorothy Parker. Poi, come nel vortice di un ciclone inarrestabile, come sotto l’effetto di droghe potenti, non riesce a fermarsi, correndo sempre più il rischio di venire scoperta, perché gli acquirenti che le credono e, di volta in volta, pagano somme più elevate, sospettano, comunicano fra loro – il mondo è piccolo specie in certi mondi – e denunciano il presunto, fino a prova contraria, reato alla polizia, che si attiva mettendosi alla ricerca di una possibile falsaria: Lee Israel. Lee si avvale, a un tratto, quando è chiaramente molto a rischio e potrebbe fermarsi, di Jack, ma questi la delude per un piccolo ‘prestito non autorizzato’ e comunque peggiora la situazione. Lee viene presa e condannata. Anche Jack, ma con minor pena. I due si rivedranno tre anni dopo.

 

F3) La regista del film in un momento sul set

Un momento sul set con: al centro M. Heller, a sinistra D.Wells, a destra M.Mccarthy.
Fonte: https://movieplayer.net-cdn.it/images/2018/11/16/copia_originale_dolly_wells_marielle_heller_melissa_mccarthy_set.jpg


Gli attori e il regista
Una coppia artisticamente parlando eccellente in questa storia ispirata a un fatto vero. Melissa Mccarthy è diventata particolarmente celebre con la sua Molly nella sitcom “Mike & Molly”, grazie alla quale ha vinto un premio Emmy nel 2011, anno in cui è stata nominata all’Oscar come miglior attrice non protagonista per “Le amiche della sposa”. E all’inizio di quest’anno è arrivata la nomina all’Oscar per la miglior attrice protagonista proprio grazie a “Copia originale”. Forza Melissa! E forza Richard E. Grant, nominato anch’egli agli Oscar 2019, grazie al suo Jack nel medesimo film, come miglior attore non protagonista. Il mio plauso personale va soprattutto a lui. Una curiosità: la regista Marielle Heller è in vero una scrittrice, ma non è alla sua prima esperienza cinematografica, anzi con “Diario di una teenager” ha avuto diverse candidature.

 

F4) La vera Lee Israel

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Vederlo?

Sì. Perché sugli attori e sui loro personaggi mi sono espressa, perché il fatto narrato appartiene a storia vera, ciò che lo rende quanto meno interessante da conoscere, perché descrive un mondo e un tipo di professione che magari non tutti conoscono nei suoi lati più duri, perché quando un film è ben costruito, anche come dialoghi, interpretato e diretto è Arte e non va perso. Voto 8.

Alessandra Basile

Attrice e Autrice. Inoltre collabora con la Comunicazione corporate di un’azienda. E’ Life Coach ICF e dal 2018 Mediatore giudiziario. Presiede l’Associazione filodrammatica Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, “Dolores”, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ama scrivere di film, spettacoli e personaggi.
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