Recensione del film sulla vita del giovanissimo Rick Wershe Jr. informatore dell’FBI e vittima

Richard Wershe Jr., conosciuto come “White Boy Rick”, quindi Rick o Riccardo ragazzo bianco, è ancora oggi noto per essere stato, suo malgrado, il più giovane informatore dell’FBI da quando aveva solo 14 anni (!): era il 1984. In un costante andirivieni dal giro della droga locale, siamo a Detroit, dove neri e bianchi sono ancora in lite o coperti dalla diffidenza reciproca e dove le sparatorie sono all’ordine del giorno specie come pagamento dei conti fra bande, cosa che però ci ricorda anche il nostro paese oggi, come nel tremendo episodio a Napoli e la quasi uccisione, solo per errore, di una bambina per strada. Quando Rick, tornando al film, non accetta più di collaborare con i servizi segreti, che non lo trattano tanto meglio della banda con cui viene in contatto quando riesce a vendere a caro prezzo delle armi da fuoco rielaborate dal padre al boss dal quale viene notato e ‘premiato’ per il coraggio, l’FBI, che dovrebbe invece proteggerlo, lo scarica (in mezzo a una strada). Ma la sua conoscenza di due federali, interpretati da Jennifer Jason Leigh e Rory Cochrane, e di un poliziotto della narcotici, l’attore Brian Tyree Henry), arriva alle orecchie del boss ‘amico’ che naturalmente gli dà un segnale molto chiaro, dal quale il ragazzino si riprende lentamente e con difficoltà. Lui ci riprova, prova a tornare alla vita da bravo ragazzo di quartiere, vuole andare a scuola. Ma le condizioni economiche in cui versa il padre non sono buone e l’amata sorella è una tossica rapita da un farabutto. Così l’idea: diventa un trafficante di cocaina a 17 anni. Ma la ‘bella’ vita, durante la quale recupera e salva la sorella dalla casa dell’orco con l’aiuto del padre, dura poco: viene arrestato nel 1987. L’FBI deve incastrare i ‘pesci grossi’, così propone a Rick e a suo padre uno scambio senza garanzia alcuna. Su consiglio del padre, il ragazzo, che rischia la condanna all’ergastolo, accetta: farà tutti i nomi e sarà lui sia l’esca dei commercianti di droga che la prova dei loro malaffari contro la promessa di una condanna più lieve. Dal 2017, White boy Rick è in libertà vigilata dopo 30 anni di detenzione.

 

F1) Locandina del film e trailer

La locandina del film “White boy Rick” di Yann Demange
Fonte: https://m.media-amazon.com/images/M/MV5BNjQ5MzY4NjQ4Nl5BMl5BanBnXkFtZTgwMzc1NjU4NjM@._V1_.jpg
Trailer: www.youtube.com/watch?v=qns48PtK2io ; www.youtube.com/watch?v=QOzJMxUtmoE
Video-La storia vera di White boy Rick: www.youtube.com/watch?v=wSLTpGPrKfU


Una giovine vita al servizio della mala
A 14 anni Rick Wershe Jr., interpretato dal quasi altrettanto giovane Richie Merritt, nato nel 2001, sapeva riconoscere un vero Kalashnikov grazie all’ ‘esemplare’ insegnamento paterno. Il padre, che, come usa in America e non solo, si chiamava Richie Sr. cioè senior – il vecchio, è morto nell’ottobre del 2014 ed è, a mio parere davvero bene, interpretato dall’attore Matthew McConaughey. Il ragazzino Rick era entrato in giri molto pericolosi grazie proprio a un primo contatto con un capo banda afroamericana cui aveva spavaldamente e con successo venduto delle armi potenti. Nella vita di Rick jr. i soldi non erano all’ordine del giorno e neppure i sentimenti famigliari, ben lontani in ogni caso dalla rosea immagine della mulino bianco che ci presenta famiglie perfette da decenni ormai, sempre meno realistiche, a cominciare dal fatto di essere costituite da esseri umani strabiliantemente belli, tutti. Ma nemmeno la rappresentazione filmografica della vita di questo ragazzino bianco, nel bel mezzo di gruppi di giovani pronti a tutto, per disperazione spesso, e pericolosi, soprattutto per le differenze di trattamento riservate al delinquente di colore piuttosto che a quello ‘pallido’ a fronte del medesimo reato qualsiasi sia, è vicina a quella di molti di noi, perciò è difficile immedesimarsi veramente in lui, nei suoi cari e nelle scelte (criminali) che ripetutamente compie. Sua sorella è una tossica da salvare dalla droga ma anche da un orco che quasi la rapisce; suo padre è un brav’uomo ma si guadagna la vita in modo illegale e rischioso per sé e soprattutto per i suoi figli; la madre non c’è più; i nonni sono cari e affezionati ma, diciamo, a modo loro e non hanno grandi possibilità; a scuola non va perché mancano i soldi ma anche quando vuole tornarci deve rinunciare: quando si viene a sapere del contatto con gli spacciatori di droga, invece di aiutarlo, l’istituto scolastico lo allontana, lo isola. Ecco, forse si può capire perché Rick jr, o White boy Rick, torna nel ‘giro brutto’.

 

F2) Un momento sul set del film, con il regista Yann Demange

Il regista del film “White boy Rick” sul set con il giovane attore Merritt.
Fonte: https://m.media-amazon.com/images/M/MV5BODU5NDY1MjIwN15BMl5BanBnXkFtZTgwNjY1NjU4NjM@._V1_SX1500_CR0,0,1500,999_AL_.jpg

 

L’FBI fa la parte del cattivo
Siamo nella Detroit dei primi anni 80, luogo e periodo storico in cui Rick si guadagna una reputazione e un soprannome. A 15 anni viene reclutato dai servizi segreti interessati a stanare i capi del traffico di droga e relativi reati, passando dai pesci piccoli per arrivare appunto a quelli grossi. E per farlo sfruttano il ragazzino avendo notato i suoi rapporti e la fiducia reciproca fra lui e la pericolosa band afroamericana. Purtroppo, però, il pesce grosso cercato è il Sindaco della città, obiettivo tutt’altro che facile. Rick conosce la figlia del sindaco, promessa sposa di un trafficante che finisce dietro le sbarre e, affascinato da lei, la frequenta per poco. L’FBI lo scopre e, attraverso Rick, frattanto accusato di reati legati alla droga, decide di costruire un caso e così catturare il pesce grosso, il sindaco appunto. Lo scambio proposto a Rick è irrinunciabile per lui che su consiglio paterno, ma in realtà per mancanza di scelta, accetta di collaborare, nella speranza di evitarsi l’ergastolo. Ma viene venduto dall’FBI. Nel 2017, Wershe viene rilasciato sulla parola dopo aver passato 30 anni dietro le sbarre in Michigan, iniziati nel 1987, con l’accusa di spaccio. (www.youtube.com/watch?v=7HwxDJ5FK0w ). Una volta rilasciato, viene spedito in Florida a scontare altra galera, per il suo coinvolgimento in un furto d’auto accaduto nel 2006, durante la sua detenzione in un carcere federale. Per Wershe nessuna clemenza: essendogli stata negata la scarcerazione anticipata, lascerà la prigione in Florida il giorno di Natale del 2020 a 51 anni. E’ ancora il più giovane informatore dell’FBI e il detenuto più a lungo per droga.

 

F3) Gli attori principali del film e le persone realmente esistite che interpretano

Le figure 3a e 3b mostrano i due attori principali e coloro cui i loro personaggi sono ispirati.
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Fonte: https://www.gannett-cdn.com/presto/2018/09/05/PDTF/848efb68-48dc-4352-9b84-a572caa27d1e-wershe_sr_3.jpg?width=540&height=&fit=bounds&auto=webp

 

Vederlo?
Sì. Come tutte le storie vere narrate al cinema, specie quelle di cui non si sa, io non conoscevo le vicende tremende di questo americano oggi cinquantenne che ha visto più prigione che libertà, è interessante e costruttivo saperne e il cinema è uno dei mezzi migliori per farlo, se non il teatro, o un libro scritto bene. Non è propriamente un capolavoro, ma è assolutamente vedibile: a me è piaciuto questo film, frutto di impegno su più fronti e serio. L’attore più giovane manca di esperienza professionale e naturalmente esistenziale, ma, nonostante certe critiche che stavolta mi è capitato di leggere su di lui e sul film mentre cercavo a fatica alcune notizie su questo caso, per me è stato bravo a rendere Rick Jr, salvo una profondità e maggiore delineazione del personaggio su cui forse avrebbero potuto aiutarlo di più il regista e lo sceneggiatore. Quanto a McConaughey, per me è qui proprio bravo, per l’empatia che muove nel pubblico verso il suo personaggio. Il mio voto è 7.

 

F4) Il vero Rick Wershe jr., ieri e oggi

Richard Wershe junior, all’arresto del 1987 e pochissimi anni fa.
Fonte:https://media.clickondetroit.com/photo/2018/09/10/White%20Boy%20Rick%20weighs%20in%20on%20movie20180910103142.jpg_12635539_ver1.0_1280_720.jpg

Alessandra Basile

Attrice e Autrice. Inoltre collabora con la Comunicazione corporate di un’azienda. E’ Life Coach ICF e dal 2018 Mediatore giudiziario. Presiede l’Associazione filodrammatica Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, “Dolores”, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ama scrivere di film, spettacoli e personaggi.
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