Recensione dell’ultimo film del noto regista italiano su una storia di amicizia e d’amore 31 gennaio 2018Il giovane regista italiano, nato nemmeno 47 anni fa da padre siciliano, porta sul grande schermo una bella storia di crescita e amicizia che assume i tratti più romantici di un innamoramento fra un ragazzo straniero in terra nostrana, particolarmente nella campagna cremasca, e un diciassettenne figlio della coppia che, per motivi di scambio culturale e lavoro, ospita il primo per qualche mese. Il film è tratto dall’omonimo libro scritto dall’egiziano André Aciman, al suo esordio come scrittore. La sceneggiatura è di James Ivory, cui fu dapprincipio assegnata la regia, e di Guadagnino stesso con Walter Fasano. Guadagnino, assunto dai due produttori americani del film come consulente di location data la sua conoscenza del nord Italia, è divenuto co-produttore e poi ha ottenuto la regia del film. La sua rivisitazione dello ‘script’ scritto da Ivory, cui lui stesso aveva partecipato, ha comportato per esempio la cancellazione di molte scene di nudo, anche per rientrare nella categoria dei film per famiglie non per gay. Il film infatti racconta la nascita e crescita del sentimento del desiderio e omaggia i padri. F1) Locandina del film e trailerLa locandina del film “Chiamami col tuo nome” diretto da Luca Guadagnino.Fonte:https://pad.mymovies.it/filmclub/2016/12/049/locandina.jpgTrailer del film:www.youtube.com/watch?v=kOCqNdDtCn4 La confusione di chi non sa (ancora)Estate 1983. Elio è il protagonista di questo film, che innanzitutto definirei delicato e capace, grazie ad una regia sapiente e paziente che indugia su quegli intensi momenti di passaggio prima dell’obiettivo preposto o del risultato atteso, di trasportarci come spettatori nella sfera più intima dei personaggi, per conoscere le loro paure, i desideri più nascosti, la spinta profonda alla ricerca di sé, le lotte interiori e quel nugolo di improvvise emozioni, difficili da gestire soprattutto da adolescenti, ma che valorizzano la vita. Elio, in quell’estate in campagna dai suoi genitori, che potrebbero dare di sé un’immagine ‘convenzionale’ per il loro stile di vita e la splendida villa con la domestica fissa, mentre hanno segreti e attitudini piuttosto ‘open-minded’, cresce: conosce le ragazze, ha un inizio di storia con una sua coetanea, si diverte e legge come sempre moltissimo, si ripara fra le note dei grandi musicisti suonandone pezzi meravigliosi al piano e… incontra l’americano Oliver, fascinoso quanto bello. L’infatuazione di Elio per Oliver è chiara fin dall’inizio, allo spettatore come al personaggio della madre: Amira è una donna per lo più silente (e fumatrice: si dice che inspirare il fumo aiuti psicologicamente a mandare giù parole ed emozioni) ma non per questo poco presente e soprattutto assai disponibile nei confronti del figlio che ama a prescindere da qualsiasi sua inclinazione, tanto da supportarlo e persino accompagnarlo verso ciò che egli sembra apprezzare e allo stesso tempo temere: Oliver. L’attesa prima di scoprire la reciprocità di sentimenti da parte del ragazzo americano verso il protagonista è lunga, ricca di infiniti non-detto, elettrizzante e difficile. Il desiderio di un qualcosa che non si sa se accadrà né come e quando ciò avverrà: questo vivono i due personaggi maschili principali del film ed è ciò che forse può turbare uno spettatore ‘difeso’.F2) Un intenso primo piano di Timothée Chalamet Un primo piano dell’attore candidato all’oscar per il ruolo di Elio.Fonte: https://movieplayer.net-cdn.it/ Un omaggio ai padriCosì ha dichiarato Luca Guadagnino: il film ora candidato all’Oscar per ben 4 categorie, fra le quali miglior regia, è una celebrazione della figura paterna, intesa sia in senso stretto che figurato. In senso stretto, con riferimento ai padri che sanno essere consiglieri dei propri figli senza castrarli in ciò che è ritenuto socialmente necessario e culturalmente accettabile, bensì aiutandoli, qualsiasi sia la loro strada, a trovarla con serenità e fiducia e a percorrerla senza rinunciare a ‘sentire’ perché si è sofferto. Infatti, le parole commoventi che il papà di Elio rivolge a quest’ultimo ci trasmettono un messaggio: “chiudersi in se stessi può essere una cosa terribile quando ci tiene svegli di notte (…) e ogni volta che ricominciamo con una persona nuova abbiamo meno da offrire. Ma non provare niente per non rischiare di provare qualcosa… che spreco!”. In senso lato, Guadagnino è riconoscente, a suo stesso dire, verso le sue fonti di ispirazione: Jean Renoir, Jacques Rivette, Éric Rohmer e Bernardo Bertolucci. In questo poetico film, italiano per location e regia, il cast è franco-statunitense, forse per via dei suoi principali produttori, ma è puro orgoglio italiano alla prossima notte degli Oscar.F3) Un momento del filmUn momento del film con Armie Hammer in primo piano.Fonte: https://immagini.quotidiano.net/F4) Luca Guadagnino regista di “Chiamami col tuo nome” con il cast del filmIl regista Guadagnino con gli attori del suo ultimo film.Fonte: https://movieplayer.netUn messaggio positivo e qualche frecciatina politicaL’inquadratura finale ha le fattezze di un quadro vivente, nel quale si percepisce un cambiamento nel protagonista in apparenza piccolo, ma grazie al quale avverrà una trasformazione radicale nel suo modo di vivere la vita. Ed è un incoraggiamento a non restare vincolati al passato ma ad affrontare le nuove sfide con una gioia che sia intensa tanto quanto una tristezza provata e ‘di ieri’. Non bisogna chiudersi. Il 1983 è l’anno in Italia di Bettino Craxi al potere e del Pentapartito: i relativi riferimenti rari, brevi ed ironici fanno sorridere perché per alcuni versi sembra di essere davanti ai cicli storici come quando vediamo Grillo alla lavagna che attacca la politica di Craxi. Il caustico comico ligure ed il pentapartito ci portano alla realtà odierna, caratterizzata da una moltitudine di candidati al potere. Si potrebbe scrivere una fiaba il cui inizio sarebbe: “vi fu un satiro che divenne un politico alla guida di un partito il cui numero fortunato era il… cinque”. E a proposito di cinque, sembra che il regista si sia interessato al mestiere del cinema per la prima volta a cinque anni. E, riguardo la sua famiglia di origine che cataloga come appartenente alla media borghesia, precisa “Fino a un certo punto della mia carriera di regista i miei pensavano ancora ah, se avesse fatto il professore”. Magari, i genitori del film sono i genitori ideali che tutti vorremmo e che forse nemmeno lui ebbe. Forse.F5) L’omonimo romanzo dal quale il film di Guadagnino è trattoLa copertina del libro, scritto da André Aciman, cui il film è ispirato.Fonte: https://www.illibraio.it                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   Alessandra Basile Attrice. Opera anche come Life Coach ICF e nella Comunicazione aziendale. Ha creato l’Associazione filodrammatica Effort Abvp che l’ha vista interprete e produttrice di diversi spettacoli teatrali: della versione italiana di ‘Dolores’, una pièce contro la violenza su donne e bambini, di cui è anche co-autrice. Ama scrivere di film, spettacoli e personaggi.alessandraeffort@icloudFacebook pagina artistica https://www.facebook.com/AlessandraBasileAttrice/Facebook Effort Abvp www.facebook.com/EffortAbvp