Recensione del film con Lady Gaga diretta da Bradley Cooper alla sua prima esperienza registica


Irriconoscibile Lady Gaga, al secolo Stefani Joanne Angelina Germanotta – quindi sì di origini italiane, per la precisione siciliane chiaramente da parte di padre – nata 32 anni fa negli USA, una vera New Yorkese dell’upper west side, alunna di scuola cattolica per sole femmine (la Convent of the Sacred Heart School) dove viene definita una studentessa «molto dedita, studiosa, disciplinata, (ma) un pò insicura». Irriconoscibile, dicevo, nel film, il suo primo da protagonista, dove viene condotta nel turbinio della vita del suo personaggio che ha la fortuna e la sventura di incontrare il dannato Jackson Maine, star rock quasi sulla via del tramonto. Fortuna: le cambia la vita in poco tempo dando una spinta al grande talento della ragazza, più che meritevole di farcela; sventura: Ally, la protagonista con Jackson di questa storia appassionante, si innamora veramente di lui e lo ama profondamente nonostante la capacità autodistruttiva del cantautore e la sua depressione. Irriconoscibile, infine, proprio perché Cooper ha voluto Stefani, la Germanotta, non ha voluto Lady Gaga. E ha fatto bene. Credo che lo spettatore non avrebbe avuto la stessa empatia per Ally se avesse avuto le sembianze sfrontate biondo platino di Lady Gaga. La voce di Germanotta o Gaga invece è riconoscibilissima ed ha una potenza, un livello, una capacità di ‘arrivare’ che nobilita tutto il film.

 

F1) Locandina del film e trailer

 

La locandina del film “A star is born’” di e con Bradley Cooper. Fonte: https://pad.mymovies.it/filmclub/2015/03/216/locandinapg1.jpg Trailer del film: www.youtube.com/watch?v=nSbzyEJ8X9E

 

Un (ennesimo) remake che colpisce nel segno
Il film di Cooper, prodotto dalla Warner Bros che, prima dell’attore, aveva optato per Clint Eastwood e prima ancora nel 2011 per Tom Cruise nella parte di Jackson, nonché per Beyoncé nei panni di Ally (ma uno ha rifiutato subito e gli altri due, Eastwood e Beyoncé) hanno abbandonato il progetto, è appunto un remake del film “È nata una stella” diretto nel 1937 da William A. Wellman, il terzo dopo due musical, nel 1954 (“È nata una stella” di George Cukor con Judy Garland) e nel 1976 (“È nata una stella” di Frank Pierson con Barbra Streisand). A sua volta il film del ’37 attingeva dal più vecchio di 5 anni “A che prezzo Hollywood? (What price Hollywood?)” diretto, anche questo, da George Cukor. La sfida registica e quella attoriale, visto che i 2 grandi artisti sono in questo remake alla prima esperienza come su menzionato, e le iniziali difficoltà della produzione, anche nella ricerca del cast, visto che dal 2011 sono passati 7 anni, sono, a mio parere, compensate dal risultato: si sta seduti nel cinema sulla poltrona destinataci dall’impiegato del botteghino o da una nostra abile manovra di acquisto con prenotazione online e si fissa il grande schermo con le orecchie bene aperte per non perdere nemmeno una nota delle meravigliose canzoni del film e si viaggia con cervello e emozioni di fronte a questa moderna e frastagliata storia d’amore che è tanto imperfetta quanto umana, tanto sofferta quanto appassionata e tanto in grado di farci sognare.

 

F2) Due momenti del film

Due intensi momenti del film con i due attori principali, B. Cooper e Lady Gaga. Fonte: https://www.grazia.it/content/uploads/2018/10/cover_mobile-500×375.jpg Fonte: https://www.panorama.it/wp-content/uploads/2018/10/star-born7-1030×615.jpg

 

Genio artistico ma non (ancora) attorialmente
Lady Gaga è un genio artistico: basta ascoltarla quando canta e notare come eccella sia nel genere musicale ispirato al pop anni 80 (da cui anche il nome d’arte Lady Gaga ‘suggerito’ dalla celeberrima canzone ‘Radio Ga Ga’), cioè come molti di noi l’hanno conosciuta e apprezzata, sia in generi totalmente diversi, come quando si esibì al piano in ‘Speechless’ al VEVO Launch Event (www.youtube.com/watch?v=_7HvURBhMGE ). E i brani del film ne danno ulteriore conferma. Del resto, nel 2014 il suo singolo “Bad Romance”, certificato dieci volte disco di platino dalla RIAA, ha ricevuto, per le oltre 10 milioni di copie digitalmente vendute, il Digital Diamond Award, un riconoscimento che è stato così conferito per la prima volta nella storia ad una artista femminile, la quale se l’è riguadagnato poi anche con un altro suo singolo altrettanto noto, “Poker Face”. La oggi trentaduenne ha stoffa da vendere, è uno di quei casi rari di geni artistici capaci di fare tutto. Ma, c’è un ‘ma’, dovrà prendere qualche lezione di acting perché è brava nel film per non essere un’attrice, è brava grazie all’intuibile coaching di Cooper ed a un apprendimento intenso on the job, è brava anche per la storia, che diverge dalla sua vita reale ma le è naturalmente molto vicina (se avesse interpretato un giurato minacciato da un pericoloso imputato di un processo che è nelle mani di un giudice di parte, per fare un esempio, avrebbe avuto, ritengo, ben maggiori difficoltà). È brava dunque, ma non abbastanza: lo sguardo sempre uguale e talvolta fisso non le permette di emergere, invece un’artista come Lady Gaga può e deve eccellere. Penso all’ineguagliabile Streep che, in “Mamma mia” e “Florence Foster Jenkins”, mostrò incontestabili dote canore, dimostrando persino di sapere cantare da stonata che prende lezioni senza farne una macchietta. Non banale. Non di tutti.

 

F3) Cast parziale del film

Una parte del cast principale del film ‘A star is born’. Fonte: www.dailyherald.com/storyimage/DA/20181002/ENTLIFE/181009821/AR/0/AR-181009821.jpg&updated=201810020733&MaxW=600&maxH=600&noborder

 

Arte e Artisti: una categoria molto delicata
Gli artisti sono una tipologia di persone e di professionisti che definirei particolare e delicata, talvolta sopra le righe o comunque stravagante ma anche drammaticamente in grado di toccare il fondo e di esprimerlo con la loro arte, che sia musica teatro cinema scrittura scultura pittura o altro, cioè con ciò che vivono come propria essenza. Gli artisti arrivano dove gli altri non vogliono andare, per questo non si può parlare di vita equilibrata, di colori grigi, di mediocrità, non per i grandi attori, i grandi cantanti, i grandi pittori e così via. Le loro giornate non sono mai uguali e se a volte toccano il cielo con un dito, altre invece sprofondano in un buio desolante da dove non si intravede alcuna luce per un po’, forse per un minuto o due o forse per ore o giorni o forse, purtroppo, mai. Qualcuno arriva a togliersi la vita, qualcuno si lascia andare fino a morire, qualcuno vive una esistenza talmente al limite da inevitabilmente venirne ucciso. È la minor parte però, la maggior parte vive e lotta o almeno ci prova. E cerca sostegno, credo, più di chi intraprende una carriera così detta tradizionale – che pure può essere difficile sì e persino rischiosa come nel caso di un imprenditore ma resta comunque più strutturata – perché non c’è strada da percorrere per ottenere la realizzazione artistica che si brama e quand’anche, per esempio, un attore trova la sua via del successo – che spesso indica solo che riesce a lavorare e a guadagnarne – quasi mai essa è percorribile da un altro poiché non vi è un cammino che prima o poi unisca le sorti di tanti, ma solo un ambito estremamente aleatorio nel quale cercare il proprio posto. Questo panorama è importante da conoscere almeno così a grandi linee per comprendere la situazione psico-emotiva in particolare del protagonista, oltre tutto annientato sempre più dall’alcol cui il padre da bambino lo ha abituato, e provare l’empatia che merita per la sua fragilità che neppure il successo carrieristico ottenuto è riuscito a compensare. Così penso malinconicamente ad artisti straordinari quali Robin Williams e Philip Seymour Hoffman, a Whitney Houston e Amy Winehouse e a moltissimi altri magari meno noti o del passato come Amedeo Modigliani che, a soli 36 anni, morì di tubercolosi: in verità, la sua salute aveva subito l’abuso di alcol e droghe del tempo e, come per alcuni dei qui menzionati, la causa del suo decesso fu addebitata a ‘sovradosaggio’. La morte di Modì, i cui dipinti oggi valgono quanto lui, che visse in quasi povertà, non avrebbe mai nemmeno sperato, causò quella suicida della giovane moglie incinta. Quante le fini truculente di altrettanti geni dalla sensibilità generosa per la loro arte ma troppo fragile per il quotidiano e per accettare la mediocrità di un’esistenza qualsiasi. L’Arte ci salva e gli Artisti andrebbero aiutati e valorizzati di più, ma non post-mortem. Così sia.

 

F4) Lady Gaga versus Germanotta alias Ally

Due immagini della cantante, nei panni rispettivamente di Lady Gaga e Ally nel film. Fonte: https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcTpRspOf_fmi1SHjAraLAOi9o1MlnJMGx6qzcpMZUYB5z-YmXbP Fonte: https://encrypted-tbn0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSpbxrjafiIygFCoB1bA5kVUqu-N0i8zleLn3gNynvGYPuA_rhh

 

Vederlo?
Assolutamente sì se siete artisti. Fortemente sì se siete persone sensibili. Sì comunque siate. Un remake che riesce a farsi valere soprattutto grazie al bravo e affascinante Bradley Cooper che nel film pronuncia parole sante: ‘Talent’s everywhere, you know, everybody’s talented at one thing or another, but having something to say and a way to say it, that’s a whole other bag.’ 

 

Alessandra Basile

Attrice e Autrice. Inoltre collabora con la Comunicazione corporate di un’azienda. E’ Life Coach ICF e dal 2018 Mediatore giudiziario. Presiede l’Associazione filodrammatica Effort Abvp con la quale ha interpretato e prodotto diversi spettacoli teatrali a tematica sociale, fra i quali una pièce contro la violenza domestica, “Dolores”, della cui versione italiana è co-autrice Siae. Ama scrivere di film, spettacoli e personaggi.
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