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Il bello delle democrazie. Un ragionamento su Trump e sugli Stati Uniti

6 Dicembre 2017

C’è qualche cosa di incredibilmente bello nelle democrazie, che è il mandato a termine. L’elezione alla vita politica ha un inizio e una fine. E se dopo la fine del mandato si viene rieletti, c’è un’altra scadenza del mandato, solo se gli elettori lo vogliono. Sarà imperfetto, come tutte le cose umane, ma meglio non è stato mai trovato.

San Marino

Citavo in un precedente articolo, l’elezione ogni semestre dei Capitani reggenti della Repubblica di San Marino. L’orgoglioso popolo della repubblica aveva tutelato il proprio essere Repubblica e non dittatura in questo modo saggio: un mandato a termine di un solo semestre e, nel caso, specifico, addirittura la non rieleggibilità. E guardando alcuni casi nostrani del presente e del passato, capite perché parlavo di nostalgia sammarinese.

Donald Trump e la riforma fiscale

Detto punto di forza delle democrazie, ne costituisce anche, per un aspetto, il punto di debolezza. Come sempre, le persone fanno la differenza, sopra le regole stabilite dalla logica. È così che se a fare da Capitano Reggente, non a San Marino, ma negli Stati Uniti, c’è un signore che si chiama Donald Trump, ecco che il mandato a termine diventa un modo per far ereditare ad altri i problemi di difficile gestione, differendo i problemi e anticipando i benefici.

Mi riferisco alla riforma fiscale. Nessun popolo come gli italiani può negare l’ammirazione per la volontà di ridurre le tasse sulle imprese e sugli individui in modo drastico, come la riforma Trump prevede. Anzi, quello che auspichiamo è che il vento dell’alleggerimento fiscale attraversi l’Atlantico e approdi finalmente in Europa e si comprenda, se non altro per ragioni di normale competizione di mercato, che dare ossigeno alle imprese e agli individui significa rilanciare l’economia
.

Debito pubblico e riforma fiscale

Il problema che io pongo, e che riguarda le mie riflessioni sulla democrazia, è sulla modalità e la tempistica della riforma fiscale di Trump. Da decisionista quale è, l’ineffabile Donald finge di dimenticare che il debito pubblico degli Stati Uniti ha superato la fatidica soglia del 105% del prodotto interno lordo. E che la dimensione della manovra è tale che ridurre le tasse porterà senz’altro ad un ulteriore sviluppo di una economia, come quella americana, che va già alla grande, ma porterà, anche, ad una ulteriore voragine nel debito Pubblico. Il tutto, mentre l’aumento dei tassi, sia pure con dosi omeopatiche, è ormai imminente.

E se si mette a stampare moneta?

Ho sempre sospettato, fin dalle prime schermaglie fra Trump e la Yellen, finite poi con la fine del mandato di quest’ultima, che Trump abbia intenzione di cambiare le regole del gioco, in fatto di stampa di cartamoneta.

So di essere tacciato da visionario, e so che di questo non c’è, ovviamente, nessun sintomo evidente. Ma l’idea che Trump si arroghi il diritto, attraverso il Tesoro americano, di stampare cartamoneta al posto della FED, o, se preferite, insieme con la FED, a me risulta, visto il tipo, piuttosto convincente.


È uno di quei poteri che l’ineffabile non può non avere messo, secondo me,  nei suoi segreti obiettivi personali. E questo, secondo me, creerà danno su danno, sul debito Pubblico americano. Danno, che dovrà essere riparato, in qualche modo, dai successori di Trump, che troveranno inevitabilmente tanti cocci da gestire.

Democrazia

Questo è il punto debole delle democrazie. Tutto dipende dalle persone, se quel punto debole viene scoperto o no.

Fare danni che devono essere riparati da chi viene dopo, godendo dei benefici immediati. Del resto, qualcuno ha scoperto un sistema migliore della democrazia?

Grazie al pubblico di TRADERS’ Magazine Italia per il continuo sostegno.


Maurizio Monti
Maurizio Monti
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