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THE POST di Steven Spielberg

7 febbraio 2018

Recensione del film in cui il grande Spielberg dirige la prima volta il duo Streep/Hanks

Anni 70. I giornalisti del Washington Post avevano per le mani la documentazione comprovante una verità durissima sull’indimenticabile e tragica guerra del Vietnam e soprattutto la colpevolezza di ben 4 presidenti americani, che mentendo, avevano coscientemente mandato a combattere sul fronte in nome della patria tantissimi giovani americani, rendendosi responsabili della morte di 60.000 di loro e delle atrocità inflitte ad altri 3 milioni, poi rientrati ma psicologicamente rovinati. Non ultimo o forse il più grave dei 4: John Fitzgerald Kennedy. Il rischio della pubblicazione per il giornale allora era la reclusione in carcere con l’accusa di appropriazione e diffusione a mezzo stampa di documenti altamente confidenziali. E chi mise tutta la sua vita in questa scelta finale fu Katharine Graham: colei che, dalla morte prima del padre e poi del marito inizialmente chiamato a presiedere il giornale, condusse quest’ultimo. La Graham non solo pose la luce su un fatto storico che sconvolse in particolare l’America, in tal senso rendendo giustizia al popolo americano, ma cambiò, come altre coraggiose della storia, il modo di concepire il ruolo femminile nel mondo del lavoro e dimostrò un’indiscussa capacità sia di decidere in un momento assai critico, sia di farlo con coraggio e professionalità, nel rispetto di un giornalismo svincolato dai giochi di potere. 

F1) Locandina del film e trailer

La locandina del film “The Post” diretto da Steven Spielberg.
Fonte:http://ftv01.stbm.it/imgbank/GALLERYXL/R201712/locandina-the-post-high.jpg 
Trailer del film:www.youtube.com/watch?v=nrXlY6gzTTM

Uno scandalo e uno scempio che ancora (giustamente) turbano gli animi americani
Era il 1956 quando l’allora giovane senatore John Fitzgerald Kennedy presentò all’ “American Friend of Vietnam” la sua ‘teoria del dominio’ puntando, dietro all’ipocrita difesa della democrazia contro un presunto impossessamento comunista del paese, a conquistare il sud dello stato, confinante con Birmania, India, Giappone, Filippine, Laos, Cambogia, per acquisire un controllo maggiore sul sud-est asiatico ed opporsi all’ondata cinese grazie alla quale il nord del Vietnam era considerato più pericoloso e dunque da colpire. L’idea era di inserirsi ambiguamente nella politica del paese per dar vita a una guerra interna di secessione, premendo su temi caldi quali religione, politica e culture diverse. Nel 1961 Kennedy inviò una task force in Vietnam per impedire l’invasione comunista del sud. Questo crescente coinvolgimento degli americani, vietato dall’accordo di pace di Ginevra, fu tenuto segreto: avrebbe creato malcontento nella popolazione a stelle e strisce.

Risale al 1963 l’assassinio di Kennedy. Il suo successore, Lyndon B. Johnson, perseguì lo stesso piano bellico, nella convinzione che il Vietnam del nord sarebbe capitolato in 6 settimane. L’errore di valutazione del suo predecessore, mal consigliato e artefice di un piano architettato solo su stime militari, si protrasse e si ingrandì quando i 40 giorni previsti non furono sufficienti: quel piccolo stato orientale resistette a lungo, cercando sempre ma invano la via diplomatica. A tutt’oggi la guerra del Vietnam è nota come la più inutile delle guerre causate dagli Stati Uniti, che ebbero la loro prima sconfitta politico-militare con il fallimento dei loro obiettivi politici e diplomatici, e finì il 30 aprile 1975: Saigon cadde, il governo del Vietnam del Sud crollò, l’intero territorio vietnamita fu politicamente riunificato sotto la dirigenza comunista di Hanoi. Il costo della guerra fu di 200 miliardi di dollari, 14 milioni di tonnellate di bombe e 3 milioni di americani inviati sul fronte nel nome di ideali fittizi.

F2) Un intenso primo piano di Meryl Streep 

Un primo piano dell’esemplare e pluri-candidata all’oscar Meryl Streep.
Fonte:http://cdn.bestmovie.it/img/635x350w/wp-content/uploads/2017/12/meryl-streep-the-post.jpg

I Pentagon papers e il diritto alla (conoscenza della) verità
I Pentagon papers (ufficialmente: “United States – Vietnam Relations, 1945–1967: A Study Prepared by the Department of Defense”) erano quei 47 volumi di documenti top secret preparati dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti sul loro coinvolgimento politico-militare in Vietnam e le strategie nel sud-est asiatico dal 1945 al 1967, raccolti dal Segretario alla Difesa Robert McNamara, per farne "una storia enciclopedica della guerra del Vietnam" e far così prevenire errori politici nelle future amministrazioni. Johnson non ne fu informato, mentre McNamara pensava di passare lo studio all’amico Robert F. Kennedy, fratello di JFK e prossimo a candidarsi alla presidenza per i democratici nel 1968.

Accadde però che  l’attivista ed ex-analista militare americano Daniel Ellsberg, avendo cambiato idea sulla guerra in Vietnam dopo esserci stato nel 1966, riuscì a fotocopiare, pochi alla volta, tutti i fascicoli dei Pentagon Papers e nel 1971 il giornalista del New York Times Neil Sheehan, che li aveva ricevuti dallo stesso Ellsberg, ne pubblicò alcuni estratti. Fu allora che il Washington Post volle accaparrarsi la documentazione che pubblicò a sua volta poco dopo. Il Post, grazie alla capacità di Bradlee, si era trasformato da modesto giornale cittadino in autorevole quotidiano nazionale, con molti reporter di talento. Il vero successo, però, come l’ultima inquadratura del film di Spielberg ci fa ricordare, arrivò grazie allo scandalo di Watergate che incastrò e affondò Nixon. Bradlee, che aveva aiutato i colleghi Woodward e Bernstein, conosceva l'identità della fonte: un agente dell'Fbi, Mark Felt.
  

F3) Un momento del film

Un momento del film con gli straordinari interpreti principali, Streep e Hanks.
Fonte:https://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2018/01/17/tom-hanks-meryl-streep-the-post-990x533.jpg

F4) Steven Spielberg regista di “The Post” con Meryl e Tom al Four Season di Milano

I 3 big fra regista e attori del film nella loro breve trasferta a Milano.
Fonte:http://myredcarpet.eu/wp-content/uploads/2018/01/the-post-tom-hanks-meryl-streep-steven-spielberg-copertina.jpg  

Un omaggio a chi informa lealmente e un attacco velato a chi presiede l’America… oggi 
Spielberg ha due filoni da evidenziare nel suo ultimo film: la libertà di stampa e l’affermazione della donna nel mondo, particolarmente quello lavorativo, ancora spesso molto, troppo, maschilista. Il regista afferma in un’intervista a Milano in occasione della prima italiana di ‘The Post’: “fin da bambino mi hanno insegnato che la libertà di stampa consente ai giornalisti di essere i guardiani della democrazia. È qualcosa in cui credo ancora oggi. Nel 1971 il presidente Nixon cercò di negare per la prima volta nella storia degli Stati Uniti la libertà di stampa, ma penso che quello che sta accadendo oggi sia forse anche peggiore”, con un chiaro riferimento al presidente in carica, che non dimostra di essere un garante della vera libertà di stampa, e un attacco al suo potere; e, aggiungo io, al suo inquietante fanatismo.

La Streep, invece, porta in carne e ossa sul grande schermo una donna esemplare, dopo altre precedentemente interpretate sempre con amore e rispetto, ossia la Graham, della quale Spielberg dice: “il nostro film è un piccolo passo per ispirare molte donne che, come Katharine Graham, hanno difficoltà a trovare la propria voce e poi riescono a dire quello che vogliono dire; per via degli esempi che la storia riporta sulla capacità delle donne di dimostrare la propria leadeship, il problema è degli uomini che non hanno ancora mostrato la volontà di imparare a controllarsi e ad accettare un ‘no’ come risposta, e a comportarsi in maniera appropriata”. Inutile forse ma doveroso dire che, in quest’epoca di ribellione (finalmente! E si spera fattiva e duratura più che di slogan e vestiti neri in passerella) all’inferiorizzazione, a tutti i livelli e in tutti i settori, della donna e del suo ruolo rispetto all’uomo, il riferimento allo scandalo delle molestie sessuali, sia oltreoceano che in Italia, non è affatto casuale. E a segnare il cambiamento, come molti uomini oltre che donne riconoscono e ammirano, è una mentalità libera da pregiudizi sociali, culturali, sessisti, retrogradi, infondati, punibili, inutili e ingiustamente penalizzanti. La rivoluzione è lenta e deve iniziare proprio dalle donne: che tirino su la testa, affermino il proprio valore svincolato dall’aspetto fisico e la smettano di accettare compromessi che portano solo danno all’intero emisfero femminile.
 

F5) I veri protagonisti di questi fatti realmente accaduti: Bradlee e Graham

Katharine Graham e Ben Bradlee, interpretati da Streep/Hanks nel film.
Fonte:https://media.vanityfair.com/photos/5a29b7fc577ffb294a253175/master/w_690,c_limit/post-screenwriters-opener-01.png

                                                                                              Alessandra Basile


 
Attrice. Opera anche come Life Coach ICF e nella Comunicazione aziendale. Ha creato l’Associazione filodrammatica Effort Abvp che l'ha vista interprete e produttrice di diversi spettacoli teatrali: della versione italiana di "Dolores", una pièce contro la violenza su donne e bambini, di cui è anche co-autrice. Ama scrivere di film, spettacoli e personaggi.
alessandraeffort@icloud
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