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Ciò che poco si sa della Svizzera

1 novembre 2017


Portare i soldi in Svizzera? Tornerà di moda, anche se non subito


Svizzera, unica o semplicemente particolare


In Svizzera, molti anni fa, un giornale riuscì a far dimettere la Ministra dell’interno, perché aveva passato una informazione riservata al marito, avvocato e notaio, che utilizzò quella informazione per immediatamente dimettersi da una carica societaria improvvisamente divenuta scomoda, in conseguenza di quella notizia. Sempre in Svizzera, in epoca molto più recente, la Ministra delle finanze del Canton Ticino scomparve improvvisamente, e per sempre, dalla scena politica, dimettendosi, perché un giornale a diffusione gratuita scoprì che un suo amico aveva ottenuto una transazione giudicata “troppo favorevole” in una controversia con il fisco svizzero: cosa della quale la Ministra fu giudicata “oggettivamente” responsabile. Punto. A casa.

La Svizzera è un Paese molto particolare: esaminandolo nella sua struttura politica, lo si definirebbe uno dei Paesi più autoritari nel novero delle democrazie di tutto il mondo. Di fatto, il governo, composto da sette membri, ha natura consociativa, in quanto rappresenta tutte le parti politiche, e non esiste, di fatto, una maggioranza e una opposizione. I sette membri hanno poteri esecutivi molto significativi e vivono il loro mandato come una missione. A far da contraltare, la possibilità di richiedere referendum su quasi tutte le materie, con la raccolta di sole 50.000 firme e senza nessun quorum da raggiungere per renderne valido il risultato. Il risultato dei referendum emenda la costituzione, a significare l’importanza che si attribuisce alla voce dei cittadini, quando le si consente di esprimersi. I risultati dei referendum sono tutt’altro che scontati: i cittadini hanno respinto l’innalzamento da 40 a 100 franchi l’anno della tassa per la circolazione nelle autostrade (che sono gratuite, salvo la tassa da pagare che comporta l’esposizione di un contrassegno), non credendo alla promessa che l’aumento sarebbe stato destinato all’incremento della rete. Paese di passaggio, perché rendere più comoda la rete per gli altri? Ma hanno respinto anche la proposta della istituzione di un salario minimo: nel Paese con i salari fra i più alti al mondo, i cittadini hanno detto un chiaro “no” al salario minimo.

Andavo a 124 chilometri l’ora, su un tratto autostradale, dove pensavo che il limite fosse di 120, e invece era di 100. Di fatto, al di là di ciò che io pensavo, 24 chilometri in più del limite consentito. Sono stato multato per 480 franchi. Pazienza, ma il bello doveva ancora arrivare. Sono stato poi diffidato dalla Polizia cantonale: avevo infatti commesso, a tutti gli effetti, secondo la legge svizzera, il reato di “pirateria stradale”. Si chiama proprio così, non è che usino mezzi termini. Ero, cioè, un “pirata della strada”.
La diffida consisteva nel fatto che per due anni sarei stato tenuto sotto “osservazione”. Qualora nei due anni avessi ripetuto lo stesso reato, sarebbe stato avviato un procedimento penale nei miei confronti, che avrebbe potuto portare fino alla detenzione di un anno. Quando parlo di Paese autoritario, ecco, voglio darvi un’idea di che cosa intendo.

Perché parlo della Svizzera? Per una ragione. La Svizzera è un Paese molto ordinato fino ad essere ossessivamente noioso. Non è ripetibile l’esperienza svizzera confederale, in altri Paesi, perché quell’esperienza confederale ha più di 700 anni di storia alle spalle. La Svizzera, in sé, ha modelli difficilmente ripetibili. Cercare di replicare il modello svizzero è sostanzialmente una operazione impossibile. Però ci sono due cose che rendono la Svizzera superiore agli altri Paesi, due cose che dovremmo fare di tutto per replicare, per capire come copiarle. E non è la capacità di ben amministrare, che permette un livello di tassazione moderato e non esasperato. La capacità di ben amministrare è cresciuta, nel tempo, grazie a due fattori: il rispetto dell’opinione dei cittadini (vedasi il valore attribuito ai referendum) e la libertà di stampa.

Ho cercato di spiegare che la democrazia svizzera crede nell’autorità di chi è chiamato a rappresentare la nazione. Ho parlato di democrazia autoritaria. L’autorità deve potersi esprimere, ma la democrazia viene garantita proprio da questi due fattori: referendum e libertà di espressione.

Reporters without borders è una organizzazione indipendente che stila ogni anno la classifica della libertà di stampa nei diversi Paesi del mondo. La classifica del 2017, pubblicata in aprile, vede la Svizzera al settimo posto nel mondo. Meglio della Svizzera fanno la Norvegia, la Svezia, la Finlandia, la Danimarca, l’Olanda, il Costarica. La Germania è al sedicesimo posto, gli Stati Uniti di Trump al 43esimo (con Obama non era molto diverso, devo precisare). L’Italia, dopo avere navigato nel 2016 sotto il 70esimo posto, è risalita quest’anno (fra titoli festosi della stampa italiana) al 52esimo posto. Il Burkina Faso è al 42esimo, cioè fa meglio dell’Italia: il festoso clamore dei titoli di taluni giornali italiani sembrava inneggiare al fatto che, in caso di continuazione del trend, avremmo potuto farcela, prima o poi, a superare il Burkina Faso. Quando parlo di stampa che scrive sotto dettatura, non parlo a vanvera, il 52esimo posto è una vergogna nazionale per una culla di cultura quale è l’Italia. E una stampa seria dovrebbe uscire listata a lutto di fronte a una notizia simile, altro che gioire della risalita dagli inferi più profondi ai semplici livelli della vergogna. Una stampa seria dovrebbe urlare alla vergogna.


L’Italia dei sogni


Ecco, io sogno un’Italia dove sia facile fare referendum e non sia per niente facile modificare la volontà espressa dai cittadini, perché quella volontà emenda la costituzione. E un’Italia dove il concetto di Libero Pensiero, quello che cerchiamo di esprimere con l’esile voce, ma ferma, delle testate che pervicacemente continuiamo a diffondere, sia l’ispiratore del lavoro degli editori, anzitutto, e di tutti coloro che scrivono per il Pubblico. Per questo chi scrive sulle nostre testate, esprime la propria opinione senza condizionamenti editoriali e per questo troverete Autori che non sempre vanno d’accordo fra loro, perché questa è la cultura, questo è il rispetto del Pubblico, questo è ciò che permette al Pubblico di prendere il meglio che nasce dal confronto.  

Non sogno un’Italia come la Svizzera. Sogno un’Italia capace di copiare due aspetti particolari e specifici, ma strategici, della Svizzera. Perché quei due aspetti sono quelli che possono indurre la classe politica a migliorare, rendendola sottoposta al giudizio, alle critiche, o al benestare dei cittadini.
I soldi, di qui a qualche anno, torneranno a fluire verso la Svizzera, perché il capitale è libero per definizione e trova sempre la strada della libertà, qualsiasi condizionamento possa ricevere dai governi e qualsiasi barriera o impedimento possa essere inventata per frenarlo. Erano i tempi di Breznev, esportare valuta dall’Unione Sovietica comportava la fucilazione per chi si azzardava a farlo: eppure, nei corridoi delle banche svizzere, si sentiva parlare il russo. Credetemi. Il capitale è libero e cerca la libertà. Se realizzassimo un sogno di libertà, con i referendum presi sul serio e una effettiva libertà di stampa, l’Italia diventerebbe la destinataria possibile di quei flussi, con beneficio per tutti e potenzialità immense di sviluppo della ricchezza. È un sogno, ma è concreto: in un Paese sgangherato come il nostro, fissare due soli paletti, due soli obiettivi concreti, che sono il presupposto per traguardarne tanti altri successivi.

Grazie al Pubblico di TRADERS’ Magazine Italia per il continuo sostegno!



Maurizio Monti

Editore
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