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Anche Ottobre parte bene

3 ottobre 2017

Alla grande, come hanno chiuso il mese di settembre, i mercati azionari hanno aperto ieri anche quello di ottobre, continuando una folle corsa che travolge quotidianamente ogni precedente record storico.


Ieri in USA all’ennesimo record dell’indice SP500, giunto a quota 2.529, ha fatto da contrappunto anche il nuovo massimo storico del vecchio Dow Jones, arrivato a 22.557 con un balzo di 152 punti, ben oltre il precedente record del 21 settembre scorso.

La novità, se vogliamo, è che stavolta a trascinare l’azionario ai record non è il settore tecnologico, dove l’indice che ne rappresenta le Blue Chip, il Nasdaq100, seppur anch’esso in giornata positiva, ha fallito per ora l’attacco al massimo storico ed impedito di coronare la giornata iniziale del mese con un ennesimo clamoroso triplete di record. Al suo posto possiamo però citare l’indice delle medium cap, il Russel2000, che ospita anche 1500 società meno blasonate delle 500 big cap rappresentate da SP500. Questo indice ieri ha inanellato il suo settimo record storico consecutivo, a coronamento di un rally che dal 18 agosto scorso, cioè in un mese e mezzo, ha realizzato il 12% di rialzo. Una performance più che doppia rispetto a quella riuscita a SP500 e Dow Jones, e che testimonia la coralità dell’impulso in atto.

La forza dell’ottimismo americano ha trascinato gli indici europei a chiudere ai massimi anche la loro seduta, con il Dax tedesco arrivato ad un soffio dal suo record storico del maggio scorso, ed il nostro Ftse-Mib ormai a soli 63 punti dal suo obiettivo di 22.874. E’ probabile che il nostro indice oggi provi ad attaccare il proprio ostacolo. Non potrà farlo la borsa tedesca, chiusa per la Festa della Riunificazione, curiosamente il contrario di quel che vuole fare la Catalogna. A questo proposito notiamo che la crisi catalana, che si sta avvitando verso un muro contro muro tra governo Rajoy ed indipendentisti, con lo sciopero generale indetto per oggi e la probabile dichiarazione di indipendenza a cui dovremmo assistere domani, viene derubricata dai mercati a semplice seccatura locale. Infatti tra gli indici azionari europei solo lo spagnolo Ibex (ci mancherebbe il contrario!) ne ha sofferto un po’. Anche l’Euro, per la verità, è stato venduto, e mentre scrivo sta arrivando a lambire quota 1,17 contro il dollaro. Ma né l’azionario, né l’obbligazionario sono al momento contagiati da preoccupazioni.

Una mancanza di preoccupazioni da parte degli investitori che dall’altra sponda dell’Atlantico è ben rappresentata dall’insistente discesa dell’indice Vix, che misura la volatilità attesa sull’indice SP500. Ieri è giunto a 9,45, quarta chiusura più bassa dell’anno e nella top ten delle più basse di tutti i tempi. Quest’anno la paura è stata minore solo nelle tre sedute comprese tra il 21 ed il 25 luglio, dove venne realizzato un 9,36 e due 9,43.

E’ inutile ricordare che livelli così bassi del Vix precedono sempre un rigurgito di volatilità. Dopo i citati minimi di luglio la tranquilla indolenza dei mercati durò fino al 7 agosto, per poi schizzare oltre 17 nella settimana che precedette il Ferragosto, prendendo a pretesto l’aggressività dei test nucleari di Kim Jong Un. Ora anche il pericolo del “piccolo uomo razzo” (copyright di Trump) è stato digerito dai mercati e non si vede ancora nient’altro che possa scalfire le certezze dei mercati, impegnati a scontare come già approvato il vago piano di tagli fiscali presentato dal gruppo di repubblicani fedeli a Trump, e certi che dia una sferzata alla crescita economica e soprattutto agli utili netti delle imprese.

Il comportamento dei mercati può essere paragonato a quello della folla festante che affollava a Las Vegas il concerto di musica country, peraltro organizzato in un ambiente attorniato da alberghi con migliaia di finestre e non adeguatamente controllato dalla Security di uno stato dove si circola liberamente con le armi alla cintola ed un pazzo ha potuto portarsi in albergo ben 23 armi da fuoco e molte centinaia di proiettili senza che nessuno obiettasse. Dopo 59 morti e 527 feriti tutti si rendono conto che forse si doveva stare più attenti, così come quando i mercati decideranno di scendere tutti si renderanno conto di aver esagerato con la cieca confidenza.

Ma intanto si continua a ballare e a bere, e la musica è assordante. Tanto che vuoi che succeda?

Pierluigi Gerbino  

 
www.borsaprof.it

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