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IL PARADISO TERRESTRE FORSE VA CERCATO CON CURA IN GIARDINO

12 luglio 2017

“La Natura è rivelazione di Dio; l’Arte, rivelazione dell’uomo” H. W. Longfellow.

La passione per il ciclo di vita della natura si manifesta sia in un terrazzo fiorito sia in un grande giardino: genera empatia. “Niente fiorisce nel cielo che non sia prima germogliato sulla terra” G.Thibon.


F1) La passione per il ciclo di vita della natura

La passione per il ciclo di vita della natura si manifesta sia in un terrazzo fiorito sia in un grande giardino: genera empatia. “Niente fiorisce nel cielo che non sia prima germogliato sulla terra” G. Thibon.

Fonte: Fotolia

“Dove finisco io e dove inizia il resto del mondo?” Dice W. Christie: “l’illusione della separatività che creiamo per poter articolare le parole ‘Io sono’ è una parte del nostro problema nel mondo moderno...”. In realtà le nostre percezioni ci espandono fino ad includere il mondo naturale. In architettura, ad esempio, lo studio delle percezioni consente di facilitare la comprensione della tridimensionalità e compensare la tendenza dell'occhio di appiattire, oltre una certa distanza, la profondità. Nelle opere di F. Lloyd Wright viene evidenziato, secondo E. T.Hall, l'insieme compatto di esperienze visive (cambio di prospettive), cinestetiche (mutamenti di livello, distanze) e tattili (scelta dei materiali e della loro tessitura): l'esperienza spaziale diventa più penetrante.

F2) Il giardino

“Dove finisco io e dove inizia il resto del mondo?” dice W. Christie.

Fonte: Fotolia

Alla stessa maniera i giardini giapponesi esaltano le relazioni che intercorrono tra l'esperienza cinestetica e quella visiva dello spazio. In questo territorio povero di grandi spazi aperti si sfruttano quelli piccoli dilatando lo spazio visivo e accentuando il coinvolgimento cinestetico. Questi giardini non sono disegnati solo per essere guardati con gli occhi: l'esperienza di passeggiare per un giardino giapponese comprende una gamma insolitamente ricca di sensazioni muscolari. Un cammino fatto di sassi irregolarmente intervallati attraverso un laghetto costringe a fermarsi per vedere dove dirigere il passo successivo. Il visitatore deve levare prontamente lo sguardo, arrestandosi per un momento a cogliere la prospettiva fuggevole di un paesaggio, che svanisce non appena muove il piede verso un nuovo appoggio. I giardini arabi offrono una diversa esperienza nella quale profumi e colori sono studiati per dare, in solitudine, piacere sensuale e riposo dopo i tormenti del deserto. Quelli persiani hanno un'unica prospettiva che non distoglie dalla contemplazione passiva.

In generale la connessione all'ambiente è inevitabile se viene coinvolta la complessità dei sensi con sistemi di percorsi funzionali, orizzontali e verticali, che aprono spazi e vedute prospettiche. Si arriva ad un tutt'uno con i suoni dell'acqua, i movimenti di luci sulle superfici, la gioia nella scoperta dei dettagli, l'esperienza tattile dei materiali. “Ogni atto percettivo è di per se stesso un atto creativo” Kanizsa. È, quindi, nel movimento che corpo, ragionamento e sentimento sono compresenti, come può dimostrare la danza che interpreta la musica e ne comunica il significato. “Non è facile camminare da solo nella campagna, senza meditare su qualcosa” C. Dickens.

Rimanere fedeli alla terra è l'invito di Zarathustra, conformi all'esperienza della corporeità, alla consapevolezza immediata che il corpo ci dà del nostro incontro con il mondo e che ne fa la fonte originaria di ogni nostra conoscenza intorno ad esso. Nell'arte del XX secolo, secondo Carbone, ciò è testimoniato attraverso gli esercizi della deformazione nella pittura e della dissonanza nella musica. “Sebbene possiamo analizzare la nostra esperienza percettiva nei termini del suo contenuto affettivo, motivazionale e, più in generale, di significato, la nostra percezione è in grado di offrirci anche una presa tanto informativa quanto immediata, nel senso di non, mediata da altri processi cognitivi definiti superiori, come l’attribuzione di senso, di quanto ci viene presentato” Gallagher. Scrive A. Umiltà: “La complessità della relazione che si instaura tra un 'opera d'arte ed il suo osservatore va ben aldilà della capacità del cervello di catturare elementi percettivi essenziali dell'oggetto osservato”.

La visione della natura, nella cultura occidentale, si è diffusa come qualcosa a disposizione dello spettatore, una realtà che sta fuori di noi, di cui ci serviamo per nutrirci, vestirci, costruire case. Questo allontanamento però svanisce grazie all'osservazione empirica dei fenomeni naturali che rivitalizza i nostri sensi. In un giardino anche la percezione del tempo viene influenzata, soprattutto fuori dal contesto urbano e sembra godere di una distensione, quasi un più lento e consapevole correre delle ore. “La natura non ha fretta, eppure tutto si realizza” L. Tzu.

Spiega Maffei che il desiderio di emulare le macchine rapide create da noi stessi, a differenza del cervello, che invece è una macchina lenta, diventa fonte di angoscia e di frustrazione. La netta prevalenza del pensiero rapido, a partire da quello che esprimiamo attraverso l'uso degli strumenti digitali, può comportare soluzioni sbagliate, danni all'educazione e perfino al vivere civile. All'opposto troviamo la persona che vive di agricoltura che ha il lusso di possedere il tempo fino a confondere la vita stessa con il lavoro, rimanendone padrona. ”Non si può sapere qual è il vero lavoro del contadino: se è arare, seminare, falciare oppure se è nello stesso tempo mangiare e bere alimenti freschi, fare figli e respirare liberamente, poiché tutte queste cose sono intimamente unite, e quando egli fa una cosa completa l'altra. È tutto lavoro, e niente è lavoro nel senso sociale del termine. È la sua vita “ J. Giono.

Dio fu il primo a piantare un giardino, ricorda Bacone; per Cicerone «accanto alla biblioteca serve un giardino e un orto». Il giardino rappresentava per F. Bacon "il più puro dei piaceri umani", Boccaccio lo considerava un luogo di libertà sessuale e intellettuale, mentre Plinio il Giovane riteneva che coltivare le piante fosse il miglior modo per coltivare se stessi. Per molti scrittori, da Proust a Gide, da Sartre a G. Sand, i giardini sono al contempo luogo di azione e di riflessione. “È solo in campagna che possiamo conoscere una creatura umana o un libro” C. Connolly. Monet accomunava la pittura al giardinaggio, definendo il giardino arte che si ricrea e che muta continuamente nel tempo. “...il giardiniere-paesaggista utilizza il fiore per quello che è, ma al contempo con il suo lavoro artistico lo trascende. Ed è un lavoro difficile quanto quello dell’architetto e del pittore, con i quali è per differenti aspetti imparentato” M. Baridon.

Una delle caratteristiche che forse più contraddistingue l'umano è la creatività, di cui un aspetto decisivo è la produzione artistica, ovvero la capacità di piegare oggetti materiali conferendogli un significato che non avrebbero in natura di per sé; perché questo significato è il frutto dell’azione con cui noi questi oggetti plasmiamo. Un'opera d'arte che ci attrae ci fa provare una sensazione quasi viscerale e ci fa rimanere incantati ad ammirarla. Se la razionalità è influenzata dalla moda, dalla conoscenza o il valore dell'opera, molto più potente è l'emozione irrazionale, l'esperienza profonda in cui si è proiettati: l'esperienza estetica.


Spiega la neuroscienziata C. Di Dio: “Quando un'opera d'arte ci cattura e ci muove, così come ad esempio la bellezza delle sculture classiche nella loro forma perfetta (ma il discorso vale anche di fronte alla bellezza di un bimbo o di un fiore) entriamo in uno stato di risonanza motoria, di empatia emotiva, che ci fa in qualche modo vivere le espressioni (fisiche) ed emozionali rappresentate dalla stessa....l'attivazione che ci ha maggiormente colpiti è stata quella dell'insula, la stessa area che si attiva quando viviamo gli stati emotivi degli altri”. Come dimostrato da Rizzolatti: “nel cervello umano esiste una sincronia fra azione e osservazione... In definitiva l'arte rende più forte l'empatia di chi la guarda... la bellezza genera altra bellezza”.

Ovvero vi è profondo legame tra la nostra attività cognitiva, il nostro pensiero, la nostra facoltà intellettiva e le potenzialità dell'azione; ciò ci mette di fronte al fatto decisivo di essere creature incarnate che sono un corpo e che hanno un corpo. “E poi, ho la natura e l’arte e la poesia, e se questo non è sufficiente, che cosa posso volere di più?” V. van Gogh. Gallese ritiene: “... l’arte superiore alla scienza, nel senso che, con strumenti molto meno onerosi da un punto di vista economico e con una capacità di sintesi probabilmente inarrivabile da parte della scienza, le intuizioni artistiche spesso ci fanno comprendere molto della natura umana, o molto di più rispetto all’orientamento oggettivante tipico dell’approccio scientifico”.

Le neuroscienze hanno contribuito a rivoluzionare la concezione mentalista che dominava come la visione geocentrica prima di Copernico. Un'idea che vedeva la mente o lo spirito separati dal corpo, come ben sintetizza U. Morelli, che sarebbero il “motore” del tutto, da cui tutto il resto dipende. Il corpo era visto come un accessorio, in certi casi una specie di appendice imbarazzante e scomoda. Il tutto si esauriva all’interno del singolo individuo: cioè ogni mente si basta a se stessa per autofondarsi e governare il corpo. Oggi disponiamo di elementi per poter sostenere che le cose stanno diversamente. La ricerca ha gettato le basi per comprendere a fondo il modo in cui il cervello elabora e controlla le rappresentazioni di movimenti e azioni, portando anche ad un superamento della dicotomia classica tra processi percettivi, cognitivi e motori. È dimostrato che il sistema motorio è fondamentale per la nostra comprensione del mondo, molto più rapida di quella basata sul ragionamento e sull'inferenza.

La visione non è confinata alla mera attivazione delle parti visive del cervello ma coinvolge anche le regioni cerebrali implicate nel movimento, nelle sensazioni tattili e nelle risposte emozionali. La percezione visiva è un'esperienza incarnata e multimodale capace di suscitare in chi guarda un genere di conoscenza istintiva e motoria, “carnale” prima che spirituale. “Non si può ammirare la natura per procura” W. Churchill. L'ambiente ed in particolare i giardini offrono numerose affordance, profumi come sanno bene i bambini sempre a contatto con la terra. “Se desideri conoscere il divino, senti il vento sul viso e il sole caldo sulla tua mano” Buddha. Dice Galimberti a proposito della realtà immaginaria, prodotta dalle opposizioni polari in cui si articola ogni struttura codificata, che può evolvere da bivalenza ad ambivalenza: “...e già se ne vedono le tracce. Seguendole, il corpo consegna ogni “ontologia” e ogni “deontologia” alla “geo-grafia”, alla grafia della terra, la più dicente, la più descrittiva, quella che non accorda privilegi ontologici, perchè non conosce la mono-tonia del discorso, ma l'ambi-valenza della cosa”.

F3) La visione non è confinata alla mera attivazione delle parti visive del cervello

La visione non è confinata alla mera attivazione delle parti visive del cervello ma coinvolge anche le regioni cerebrali implicate nel movimento, nelle sensazioni tattili e nelle risposte emozionali. La percezione visiva è un'esperienza incarnata e multimodale capace di suscitare in chi guarda un genere di conoscenza istintiva e motoria, “carnale” prima che spirituale.

Fonte: Fotolia

L'origine del giardino è antica quanto la civiltà dell'uomo. È descritto nella maggior parte delle religioni come il luogo di inizio o destinazione finale della vita sulla terra, o ancora come lo spazio riservato alle divinità. Secondo il filosofo D. E. Cooper il concetto di “giardino non coincide esattamente né con quello di arte, né con quello di natura ma attiene alla manifestazione della coscienza umana di fronte al mistero. L' uomo si impegna nella cura dei giardini per sentirsi più vicino all'essere che diventa meno inconoscibile. Fare giardinaggio non è dunque solo un’arte, mentre l’arte ambientale limitatamente lo è. “E questa nostra vita, via dalla folla, trova lingue negli alberi, libri nei ruscelli, prediche nelle pietre, e ovunque il bene” W. Shakespeare.

In un giardino, l'elemento del “disordine”, della spontaneità, dell’esagerazione nelle scelte fatte in libertà di piante e fiori, rappresentano la chiave della felicità verde. Scrive Pejrone: «...ben vengano le emozioni, le esagerazioni, le gioie e le sorprese: l’imprevisto, a questo punto, è parte del vivere, giorno dopo giorno. Evviva dunque i minuscoli prati spontanei di bucaneve, cresciuti da soli, senza un impianto logico, che di anno in anno, fioritura dopo fioritura, ci regalano, quasi all’improvviso, le più belle e ripetute gioie». La sua idea di giardino è basata anche sulla semplicità e sulla spontaneità della natura perché: “Il curioso mistero che fa bello e attraente un giardino non ha bisogno di molto e di troppo: può quindi essere il frutto di semplicissime basi e di serene alchimie”.

“Che cos’è questa valle per una famiglia che venga dal mare, che non sappia niente della luna e dei falò? Bisogna averci fatto le ossa, averla nelle ossa come il vino e la polenta, allora la conosci senza bisogno di parlarne” C. Pavese. Questo forte legame con la terra e la storia dei luoghi è particolare, ognuno di noi però, più modestamente, può costatare la facilità con la quale le persone, invitate ad uscire in giardino, si rilassano immediatamente; all'aria aperta trovano il loro habitat naturale, diventano più espansive, sorridono, parlano a voce più alta, si muovono di più: sembrano più allegre. Il giardino accontenta tutti: è un luogo per leggere, coltivare ortaggi, scavare buche, creare stagni o allevare polli. Si può fare di tutto dal porticato al barbecue, dall'orto al prato. E se il giardino è piccolo come una camera si può sempre trasformare nella miglior camera della casa, quella che ha il cielo per soffitto. “Ama ciò che ti rende felice, ma non amare la tua felicità” G.Thibon.


Marco Biagioli


 
Promotore finanziario e pubblicista,
collabora a diverse testate finanziarie.
Cell 392 518 0899
info@traders-mag.it


 


 


 

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