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La capacità di decidere ed agire



9 maggio 2018 

Keynes, c’è molto da imparare da lui

Se sei un lettore di TRADERS’ o di INVESTORS’, o magari hai fatto studi economici, probabilmente conosci, almeno di nome, John Maynard Keynes. Come forse sai già, fu un economista britannico, probabilmente uno dei più conosciuti ed influenti del secolo scorso.


I suoi studi hanno creato la base e lo stimolo a nuove concezioni dell’economia. Rimasi affascinato della sua definizione di capitalismo, come “non intelligente, né bello, né giusto, né virtuoso, degno di essere disprezzato, ma non sapremmo che cosa mettere al suo posto”. Così banale da essere vero. Per non parlare della sua citazione: “Alla lunga siamo tutti morti”, riferita all’applicazione delle leggi economiche “al lungo termine".

Chi ha letto Keynes un po’ più a fondo, ricorderà di un concetto da lui sviluppato su un beauty contest, sì, su un concorso di bellezza, dove il pubblico avrebbe dovuto scegliere la ragazza più bella, e, se avesse azzeccato la vera vincitrice, avrebbe potuto vincere un premio.

Keynes dava per possibili diversi comportamenti: votando secondo i propri gusti, oppure votando ipotizzando chi sarebbe stata la ragazza più gradita secondo il sentore comune, o votando pensando a chi avrebbe votato seguendo il sentore comune … e magari, altri che avrebbero votato con infiniti loop di ragionamento, sviluppando ulteriormente l’ultima categoria, pensando a votare in modo da capire come avrebbe votato coloro che votavano seguendo il sentore comune …

La cosa geniale di tutto questo è che il processo spiegato sopra riproduce esattamente un preciso comportamento dei partecipanti ad un mercato azionario: ovvero, quando compriamo una azione la nostra mente fa un ragionamento consimile a quello dei votanti del beauty contest ipotizzato da Keynes. Il quale arrivò quindi alla conclusione che la valutazione di una azione non deriva dal suo valore effettivo, ma dalla percezione che si ha di esso.

In realtà, ogni processo decisionale ha una sorgente comune, fatto di convinzioni pregresse, scorciatoie mentali, condizionamenti acquisiti. È addirittura l’istinto di sopravvivenza che fa sì che il tuo cervello applichi immediatamente la scorciatoia mentale di allontanare la tua mano dal fuoco del fornello. Non essere consapevoli di quella sorgente comune, significa non governare esattamente il proprio processo decisionale.

Vuoi approfondire questo argomento? Questa sera, 9 maggio, alle 18, iscriviti al webinar “Decidere e agire”, per discuterne insieme. Clicca qui per iscriverti.

Nulla di male, è quello che avviene alla quasi totalità delle persone. Per questa ragione, la quasi totalità delle persone, quando prende decisioni riguardanti il denaro, che non fa parte degli istinti primordiali, tutt’altro, è pura sovrastruttura umana, tende a sbagliare. Il cervello, prima di tutto, deve riferirsi agli archetipi certi, poi, soddisfatti quelli, può pensare anche ad altro. Ma, in genere, non è che rimanga molto spazio…


A parte Keynes

Prova ad andare ad una sala scommesse o in un casinò. Prova a chiedere ad uno scommettitore o a un giocatore se è convinto di quello che sta facendo prima di fare la puntata: troverai, per lo più, mille ipotesi differenti, una sorta di smarrimento dovuto alla scelta da fare. Prova, poi, a fare la stessa domanda dopo la puntata: troverai che lo smarrimento è scomparso, il giocatore è sicuro di avere giocato bene, il cervello lo ha convinto della scelta, un preciso meccanismo di autoprotezione lo ha convinto della sua coerenza. È entrata la potenza della mente. La realtà non conta. Alla paura di sbagliare, subentra la sicurezza. Poi arriva la realtà, ma quella è quasi incorrelata al processo decisionale.


Nella tua giornata, prendi decine o centinaia di decisioni, più o meno consapevoli, istintive o razionali (o che tu pensi siano razionali). Se sei un trader, un investitore, un consulente finanziario, un professionista della finanza prendi decisioni che riguardano il denaro come materia prima. Se sei un imprenditore, o una persona che ha delle responsabilità professionali, personali, umane può non essere il denaro la tua materia prima, ma certamente il denaro è importante nelle tue decisioni.

Vedi, il problema è uno: che tu lo voglia o no, il tuo cervello non cerca il denaro, perché non fa parte dei suoi istinti. Il denaro è pura sovrastruttura umana. Il denaro, per paradosso, non esiste in natura, e non può essere parte dell’istinto del tuo cervello. Non raccontarti che il denaro fa parte dell’istinto di sopravvivenza, non è così, il tuo cervello non cerca il denaro, non ha l’istinto per attrarlo, malgrado tu lo voglia.

Così, siccome devi prendere decisioni che riguardano il denaro, allora devi anzitutto renderti consapevole dell’importanza di capire come avvengono i processi decisionali, che cosa il nostro cervello fa quando prendi ua decisione. E devi crearti l’istinto del denaro, che, di natura, non c’è.

Proviamo a discutere insieme di istinto del denaro? Iscriviti al webinar di questa sera 9 maggio alle 18, clicca qui.

Il tuo ego reagisce violentemente a tutto questo, lo so. Se sei una persona di successo, nelle strategie in cui hai avuto successo, hai applicato inconsciamente i principi del processo decisionale corretto e razionale. Magari non te ne sarai neanche accorto, ma è così, il successo non è mai casuale, è sempre il risultato di uno sforzo intelligente.


Se il successo lo stai cercando, devi prima porti l’obiettivo di conoscere a fondo come prendere le migliori decisioni e poi agire di conseguenza. Devi inquadrare decisione e azione in un processo veramente razionale capace di “stare sopra” , di “dominare” le istintività contrarie, gli automatismi e le credenze che depotenziano la tua energia e la distolgono dall’obiettivo.

Proviamo a parlarne? Stasera, 9 maggio, alle 18.00 sul canale Webinar di TRADERS’ Magazine Italia! Clicca qui per iscriverti!

Maurizio Monti

Editore
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