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Una bussola per orientarsi al meglio nel mondo dei Certificates

1 dicembre 2017

La ricerca del miglior rapporto rischio-rendimento richiede prima la conoscenza delle caratteristiche degli strumenti finanziari su cui si investe. Vediamo i principali punti fermi che bisogna avere assolutamente chiari prima di investire in un certificato di investimento.

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I prodotti a cedola: i più amati dagli italiani
Questo articolo è un po’ un cappello introduttivo del webinar che terrò in collaborazione con la rivista mercoledì 6 dicembre alle 18,00 e ha lo scopo di farvi orientare nel districato mondo dei certificati e in particolare nei prodotti più amati dagli italiani, ossia i prodotti a cedola che ricordano le obbligazioni e i BTP. E’ indispensabile conoscere le differenze, a volte abissali e poco chiare al grande pubblico, che ci sono da categoria a categoria, così da poter scegliere il certificato che soddisfa le proprie esigenze con la maggiore consapevolezza possibile del rischio che si sta correndo a fronte del rendimento offerto.


Purtroppo sul mercato i certificates a cedola prendono i nomi più disparati, solo le varie tipologie di CASH COLLECT, CRESCENDO RENDIMENTO e PHOENIX hanno più di 20 sottocategorie.

Oggi voglio concentrarmi su quelle categorie che ritengo a minor rischio, quelle dunque che vanno a soddisfare chi sta pensando di cominciare ad investire cautamente nei certificates, venendo magari dal mondo delle obbligazioni, o chi si è già scottato con il prodotto ed ora ha sviluppato una minore propensione al rischio.

I cash collect: caratteristiche principali
Appartengono alla categoria dei certificati a capitale condizionatamente protetto e sono particolarmente adatti all’investitore che ha aspettative di mercato stabile o anche solo moderatamente rialziste e che vuole garantirsi uno stacco di cedole periodico e predefinito, paragonabile ai flussi cedolari delle obbligazioni a cui era abituato negli anni passati, la cui unica condizione per ottenerle è che alle date di osservazione (dopo la quale scatta la cedola) il sottostante o i sottostanti del certificato rispettino una determinata condizione (solitamente che il sottostante sia sopra ad un determinato prezzo fissato in sede di emissione e che prende il nome di trigger cedola).


Per cui le caratteristiche principali di questa tipologia di certificati sono:

Codice Isin: codice identificativo

Attività sottostante: titolo, indice o materia prima, valuta o basket di più attività finanziarie

Strike price: prezzo cui viene fissata l’attività sottostante al momento dell’emissione

Cedola: entità della cedola, frequenza cedola (mensile, bimestrale, trimestrale, annuale) e condizioni da rispettare per ottenerla; inoltre la cedola può essere a memoria, ossia se non pagata viene eventualmente recuperata alle date di rilevazioni successive alla prima occasione in cui vengano rispettate le condizioni prefissate.

Durata: la scadenza solitamente va dall’anno ai 5 anni

La barriera: è un valore percentuale dello strike che, se a scadenza è stato infranto, viene meno la garanzia di ottenere il rimborso del capitale investito.

Date di rilevazioni periodiche: date che determinano lo stacco delle cedole e, se prevista, la possibilità di autocallable, ossia la possibilità di rimborso anticipato concessa all’Emittente.

Esistono poi certificati che hanno cedole garantite, maxi cedole iniziali, certificati a doppia cedola (ossia due cedole che hanno una condizione differente per essere pagate), certificati a doppia barriera (ossia la barriera delle cedole è più alta della barriera a scadenza), certificati che hanno autocallable dopo solo 3 mesi, dopo 1 anno o addirittura non hanno autocallable, certificati che hanno tutte le cedole garantite tranne l’ultima in cui si determina il rimborso finale, certificati con clausole particolari in cui viene garantito un coupon aggiuntivo in caso di rimborso anticipato o in cui viene eleminato un titolo dal paniere al verificarsi di determinate condizioni.

Una categoria che merita un approfondimento particolare (è anche la mia preferita) è il WORST OF, sigla che contraddistingue quasi tutti i certificati che sono strutturati su più titoli, ossia un paniere di titoli.

Questo paniere può essere equipesato ed in questo caso fa fede la media dei titoli che lo compongono, o può essere WORST OF ossia fa fede la performance del peggior titolo. In alcuni di essi, chiamati DOMINO o coupon counter, le cedole sono pagate singolarmente per ogni titolo sopra il trigger cedola e solo alla scadenza il rimborso è fatto sul worst of; è ovvio che il rischio è decisamente più accentuato se si parla di un worst of generico, perché in questo caso basta che alla data di rilevazione un solo sottostante sia sotto al trigger cedola che il certificato non paga la cedola.

Proprio per questo, in questo articolo ho preso di tutti i worst of, che, come detto, a me piacciono tantissimo, solo quelli più prudenti, per dimostrare che anche stando su prodotti estremamente difensivi, grazie alla combinazione di più titoli o indici, si possono ottenere ancora dei discreti rendimenti, abbattendo decisamente il rischio.

Esempi:
Riporto dunque tre prodotti, tutti nella fascia di rendimento dal 5% al 10%, che sono di assoluto rispetto, ma decisamente più difensivi della media.

Il primo ha codice ISIN DE000CZ446Y3 : questo certificato è un Phoenix Domino worst of; presenta dunque una struttura coupon counter, che paga le cedole per ogni titolo del paniere sopra al trigger cedola, per cui subisce l’effetto worst of (il peggiore di) solo a scadenza e la barriera a scadenza è posta al 60%.

T1) Certificato DE000CZ446Y3

PHOENIX DOMINO WORST OF SU PEUGEOT, FIAT, FERRARI, UNICREDIT E TELECOM.
Fonte: www.gbinvesting.com

A dimostrazione del suo elevato grado di protezione, vi invito a vedere come due certificati simili (entrambi worst of, con gli stessi sottostanti e scadenze ma con strutture diverse) si sono comportati sul ribasso di oltre il 20% subito da Nokia dell’ottobre scorso. Il De000cz44y80 (Domino) ha continuato ad incassare la cedola, seppur ridotta di 1/5, ma pur sempre di quasi il 10% annuo e, dopo aver pagato circa il 5,4% di cedole, vale circa 900 (perdita del 4,5%). Il De000cz44y72, invece, che aveva pagato una maxicedola del 25%, ora non sta più pagando la cedola trimestrale e vale 600 (perdita del 15%).

Il secondo ha codice ISIN DE000CZ446X5: questo certificato è un Phoenix Domino Airbag worst of; presenta anch’esso una struttura coupon counter, che paga le cedole per ogni titolo del paniere sopra al trigger cedola, per cui subisce l’effetto worst of (il peggiore di) solo a scadenza e la barriera a scadenza è posta al 70%. Inoltre, ha una ulteriore protezione, il cosiddetto Airbag ossia, qualora uno dei titoli andasse male ed a scadenza risultasse inferiore al livello barriera, il certificato rimborserà il nominale meno la perdita conseguita dal titolo dalla barriera in giù. Se ad esempio Tesla avesse perso da subito tanto, andando sotto il trigger cedola ed a scadenza fosse sotto del 40%, dallo strike di partenza il certificato avrebbe comunque pagato tutte le cedole (0,34%*n. titoli sopra trigger cedola) leggermente più basse (5,145 % annuo anziché 6,8%) ed a scadenza sarebbe stato rimborsato 900 (10% di perdita sul nominale ossia la perdita di Tesla dalla barriera in giù pari non al 40% ma a solo il 10%). Anche in questa situazione, avendo percepito 25,725% di cedole, il risultato a scadenza, nonostante la perdita sul nominale in sede di rimborso, manterrebbe l’investimento al 3,145% annuo.

T2) Certificato DE000CZ446X5

PHOENIX DOMINO AIRBAG WORST OF SU FACEBOOK, TESLA, AMAZON, NVIDIA, NETFLIX.
Fonte: www.gbinvesting.com

Questo certificato è assolutamente unico nel suo genere, non ci sono sul mercato certificati simili: aggiunge alla protezione Domino, la protezione Airbag: è fin troppo ovvio che più protezione compri e più ti costa, come ogni assicurazione che funzioni bene; per farvelo capire, vi invito a vedere le caratteristiche di questo certificato che ha i medesimi sottostanti (worst of classico): il suo Isin è De000cz44z55 e paga cedole mensili del 2,21%; chi lo ha comprato, si è già assicurato l’8,84% di rendimento. In 3 mesi questo certificato rende come l’altro in un anno (4 volte tanto), ma se uno dei suoi titoli fosse andato male? Probabilmente saremmo qua a piangere della nostra avidità e stupidità per non aver saputo valutare appieno che non faceva per noi e per la nostra propensione al rischio.

L’ultimo dei tre esempi riguarda il codice ISIN DE000CZ447A1: questo certificato è un Phoenix worst of classico, ossia basta che il peggiore dei sottostanti di cui è composto il paniere sia sotto al livello trigger cedola, che il certificato non paga la cedola. Il vantaggio rispetto ai worst of costruiti su un paniere di titoli è legato al fatto che in questo caso parliamo di un paniere di indici, per cui le probabilità che un indice vada per conto suo è altamente improbabile. Per cui, è facile ipotizzare che, se un singolo indice dovesse perdere più del 30%, anche gli altri indici probabilmente non sarebbero molto lontani, ma soprattutto, se questo accade, proprio perché si tratta di un indice, significa che diversi dei titoli facenti parte dell’indice, potrebbero aver perso anche più del 50%, per cui anche una struttura su titoli con protezioni più conservative potrebbe non tenere, qualora gli indici perdano un 30%. Il certificato ha poi una ulteriore protezione a scadenza, avendo una barriera per il rimborso del capitale ancora più conservativa posta al 60%.

T3) Certificato DE000CZ447A1

PHOENIX WORST OF SU INDICI CAC40, IBEX e NASDAQ.
Fonte: www.gbinvesting.com

Sul mercato non c’è niente di simile, se non con rendimenti intorno al 3%. Per avere dei rendimenti interessanti con buone protezioni rimanendo sui worst of classici, occorrerebbe spostarsi su certificati costruiti sui singoli titoli e non sugli indici; è ovvio che il rischio è maggiore, in quanto un titolo potrebbe soffrire per uno scandalo, per un profit warning o per un aumento di capitale per cui, visto che questo articolo è finalizzato a proporre soluzioni molto conservative e prudenti, giusto per dare un’idea dei rendimenti che girano sul mercato dei cash collect worst of costruiti su singoli titoli, cito due certificati entrambi su Eni Enel Generali Intesa e Fiat con barriere al 50% sia per le cedole che per il rimborso del capitale: il DE000CZ45NA6 a 5 anni con cedole del 2,25% trimestrali e il DE000CZ448Z6 a 2 anni con cedole dell’1,57% trimestrali.

Ho citato questi due certificati per far capire al lettore che anche la scadenza può essere determinante per il rendimento: scegliere una scadenza lontana è un po' come per i BTP: se le cose stanno ferme circa come sono adesso, tra un anno si può anche vendere il BTP ed il certificato e si è beneficiato di un maggiore rendimento ma, se le cose vanno male, il certificato a due anni o il BTP a due anni sono molto meglio, la scadenza vicina mantiene sicuramente il prezzo vicino al nominale nel bene e nel male: cosa intendo dire?

Intendo dire che se un titolo del paniere perde il 30% (esempio Fiat passa da 15 a 10.50€ in 12 mesi) è ancora distante un altro 30% circa dalla barriera posta al 50% (7.5€ dista il 30% da 10.50€ e il 50% dai 15€ dello strike iniziali) ma mancando solo un anno di vita è considerato sufficientemente lontano dalla barriera, per cui il certificato non dovrebbe aver perso molto dal suo valore di partenza; sulla scadenza di 5 anni invece si hanno ancora 4 anni davanti per cui le probabilità che si possa avvicinare pericolosamente alla barriera sono decisamente maggiori e questo significa che il certificato ne soffrirebbe sul prezzo, pur  avendo pagato ben 3 punti in più di cedole.

Per cui, è sempre bene capire cosa si vuole ottenere dal proprio investimento e soprattutto quale rischio ci si sente di tollerare.

Vi aspetto al Webinar del 6 dicembre (CLICCA QUI per Iscriverti subito), ci saranno tanti spunti interessanti come sempre accade quando si parla di certificates, strumento talmente flessibile che se uno lo conosce bene può trovare di sicuro il prodotto che fa per sé, a partire da rendimenti già interessanti, soprattutto paragonati al piattume che c’è in giro in quanto a rendimenti, visto i tassi a zero, seppur con un contenuto livello di rischio, sempre monitorabile e gestibile (aspetto direi a dir poco fondamentale).

                                                                                         Giovanni Borsi


Giovanni Borsi, classe 1960 di Parma,
Trader professionista da oltre 20 anni,
molto noto agli addetti ai lavori per le
performances stellari internazionali dal
vivo con denaro reale. Ora anche
formatore in opzioni, aumenti
di capitale e certificates e fondatore
del marchio GB Investing.
www.gbinvesting.com

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