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Il bitcoin approda al Chicago Mercantile

13 Dicembre 2017

Bitcoin e future

È arrivato. Il future del bitcoin è arrivato e subito ha festeggiato con una volatilità da ottovolante. Dire il prezzo del Bitcoin è ormai diventato qualche cosa di impossibile, l’escursione di prezzo giornaliera è pazzesca per qualsiasi strumento finanziario. Si parla tranquillamente di Bitcoin a 50.000 dollari, nel prossimo immediato futuro. La televisione parla di Bitcoin. Lettori ci scrivono, perché parlate così poco di Bitcoin?

Sono sempre più perplesso. Sono felice se tanti Lettori di TRADERS’ hanno fatto soldi con il Bitcoin. Sono felice se in tanti o pochi hanno guadagnato. Mi fa piacere che ci sia uno strumento volatile in un’era in cui sembra scomparsa la volatilità. Rimango dell’idea che Bitcoin è nato a Posillipo, ma questa, come sa chi mi legge attentamente, è solo una mia convinzione.

Tulipani e bolle finanziarie

Si citano i tulipani olandesi del 1637. La grande bolla, una delle più grandi della storia. Si cita la bolla dotcom. Insomma, una evoluzione così parossistica dei prezzi del Bitcoin sembra richiamare l’idea di una bolla che si gonfia, si gonfia e poi è destinata ad esplodere. Ma il meccanismo di rarefazione asintotica del Bitcoin, più passa il tempo e meno ne viene emesso, mentre fiumi di denaro affluiscono per comprarlo, non fanno che deporre a favore di un ulteriore innalzamento delle quotazioni. Per logica matematica. Fino a quando?

Il mito del Chicago Mercantile Exchange

Seguo i mercati finanziari da una vita. Sono uno di quelli che comprò il Fonditalia distribuito dalla Fideuram negli anni ’80 a poco più di 10.000 lire a quota e lo rivendetti anni dopo a 120.000 a quota. Ci sono cose, in finanza, che sembrano annichilire i risultati economici delle aziende produttive, la sensazione che in finanza i soldi possano generare altri soldi è una droga potente, che innesca una sorta di sonno ipnotico, di estasi trascinante. E così il Bitcoin, il pensiero di un qualche cosa che ha moltiplicato il valore del capitale di alcuni fortunati in modo parossistico, crea la grande illusione del colpo della vita, della lotteria che si può vincere con quasi matematica certezza. È il biglietto vincente, ciò che renderà ricchi i possessori che riusciranno a comprarlo. Ora più che mai, che il Bitcoin è entrato nel salotto buono della finanza, ed è negoziato anche come future al mitico, leggendario Chicago Mercantile Exchange. Dove ci sono i futures più blasonati, ora c’è anche il future del Bitcoin.

Confesso che i miei capelli pochi e bianchi non mi aiutano ad entusiasmarmi per il Bitcoin. Credo nei valori veri. Il Fonditalia aumentò in modo parossistico perché investiva in azioni di aziende che funzionavano, in un’era in cui si producevano utili, in un momento storico che sembra oggi irripetibile per il nostro Paese: i mitici anni ’80, il miracolo economico assoluto dell’Italia, un’epoca dove bastava guardarsi attorno per capire quante cose si potevano fare. C’era un qualche cosa di buono, di produttivo, di vero in quella crescita: sì, c’era anche una componente speculativa, la domanda e l’offerta, ma c’era la sostanza, sotto. Oggi, parliamo non più di aziende che crescono di valore, ma di Bitcoin. E io, coi miei capelli pochi e bianchi, non riesco proprio ad adeguarmi all’era di una finanza che prevarica addirittura nella percezione comune il fatto che per fare soldi bisogna anche produrre qualcosa. Ogni tanto, mica sempre. Perché il Bitcoin è piuttosto indigesto da mangiare.

La crisi del 2019

Secondo i miei studi, nel 2019/2020 non ci aspetta nulla di buono. Ho scritto già, su queste pagine, che ritengo che la Cina, l’Asia, scatenerà un terremoto finanziario che farà tremare il pianeta e che coinvolgerà tutto il sistema bancario occidentale. Faccio fatica ad inserire tutto questo nel panorama delle criptovalute. Non sono riuscito ancora a formarmi un’idea di una ipotetica relazione fra le due circostanze: una crisi finanziaria e lo sviluppo parossistico delle criptovalute. Per questo, spero che quella crisi ci aiuterà a capire che per evitarne un’altra, forse bisogna tornare a produrre qualche cosa di utile per la gente. E non solo Bitcoin.

Grazie al pubblico di TRADERS’ Magazine Italia per il continuo sostegno.


Maurizio Monti
Maurizio Monti
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